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1 juillet 2013 1 01 /07 /juillet /2013 16:20

Studio Teologico sul libro di Rut dans religion rut1sposi

Sposalizio di Booz e Rut, Padova, Basilica di Santa Giustina, bassorilievo

Generalità

Quello di Rut è uno dei libri più brevi dell’Antico Testamento (appena 4 capitoli), eppure brilla per la sua prosa agile ed efficace, e soprattutto per il messaggio di tolleranza e speranza che consegna all’antico Israele. Non a caso Rut è stato inserito dagli Ebrei tra le «

Meghillot« , i cinque « rotoli » particolarmente cari alla liturgia della Sinagoga, perchè vengono letti per intero in occasione di particolari feste: oltre a Rut sono il Cantico dei Cantici, le Lamentazioni,

Ester e il Qoelet (l‘Ecclesiaste). Rut è letto nella festa di Pentecoste, forse per lo sfondo naturale che evoca, quello della mietitura, il tempo in cui si celebrava questa solennità.

Nulla esso ha di storico, trattandosi di un tipico « racconto esemplare » costruito intessendo una vicenda d’amore sullo sfondo della grande genealogia che da Giuda, figlio di Giacobbe/Israele, conduce sino al re Davide. Ma la Bibbia cattolica e quella evangelica lo pongono tra il libro dei

Giudici e il Primo Libro di Samuele, perchè esso può colmare un vuoto tra di essi, spiegando da quale umile radice è uscito il più glorioso tra i sovrani d’Israele, fatto oggetto da Dio della promessa addirittura di un regno eterno.

I nomi del libro

I nomi dei personaggi del libro hanno un significato in stretta relazione con le vicende narrate nel libro.

Elimelec, il giudeo che va ad abitare fra i Moabiti in tempo di carestia, ha un nome che significa « il mio Dio è re », quasi volesse distinguersi politicamente tra gli stranieri in mezzo ai quali vive;

Noemi significa « piacevolezza », ma in Rut 1, 20, dopo essere rimasta vedova, dice « chiamatemi Mara », perchè Mara significa « amarezza »;

Maclon e Chilion, i nomi dei due figli di Noemi, significano « malattia » e « consunzione ». Poco augurante dare nomi simili a dei figli, ma evidentemente essi sono in relazione al loro triste destino;

Orpa, la nuora che abbandona Noemi, significa « voltare le spalle »;

Rut può derivare da una radice che significa « amica »;

Booz, il nuovo marito di Rut, significa « forza »;

Obed, il figlio nato da Booz e Rut che sarà nonno del re Davide, significa « servo » (sottinteso « del Signore »), e quindi richiama misteriosamente la profezia del « servo di JHWH » composta dal Secondo Isaia e riguardante la stirpe del re Davide.

Contenuto

Fin dall’inizio l’autore sottolinea che la storia si svolge « al tempo dei Giudici », giustificando così la saldatura del romanzo di Rut con il libro precedente.

Nel capitolo 1 si narra come, durante una carestia, Elimelec di Efrata (cioè della nostra Betlemme, patria del re Davide) sia emigrato nel vicino paese transgiordanico di Moab insieme alla moglie Noemi ed ai due figli. I due figli sposano altrettante donne moabite. Tuttavia la disgrazia si abbatte sulla loro casa: sia Elimelec che i due figli muoiono nel giro di pochi anni. Noemi decide di fare rientro in Giudea e si congeda dalle nuore; ma, mentre Orpa rimane nel paese di Moab, Rut decide di seguirla e rientra con lei a Betlemme, proprio all’inizio della mietitura dell’orzo.

Nel capitolo 2 Rut va a spigolare nei campi di Booz, parente di suo marito, che non solo la lascia fare, ma anzi le offre da mangiare ed ordina ai suoi servi di lasciar cadere apposta delle spighe dai manipoli, perchè ella possa raccoglierli; Booz infatti è stato colpito dalla fedeltà che Rut ha dimostrato nei confronti di Noemi, accettando di venire ad abitare in una terra per lei straniera. Quando Rut riferisce la cosa a Noemi, questa esulta perchè sa che Booz è parente di Elimelec, e dunque può essere loro « riscattatore« .

Nel capitolo 3, l’astuta Noemi prepara l’incontro decisivo tra Rut e Booz, consigliando alla nuora un comportamento simile a quello di una sposa: una volta che Booz si è coricato sull’aia, ella si sdraia accanto ai suoi piedi. Quando il padrone del campo si desta, Rut si rivolge a lui come al suo riscattatore. L’uomo accetterebbe, ma afferma che c’è un parente di Elimelec più prossimo di lui che potrebbe ambire a quel ruolo a buon diritto.

Allora, nel capitolo 4 Booz va dal pretendente e utilizza un abile stratagemma per dissuaderlo. Alla presenza di ben dieci testimoni, trattandosi di un atto giuridico ufficiale, propone all’altro il riscatto delle proprietà di Elimelec, il defunto marito di Noemi.

Il suo rivale sarebbe disposto al riscatto ma, quando viene a sapere da Booz che ciò comporta anche il matrimonio con la sua nuora vedova, non se la sente di assumersi quest’onere (forse perchè sa che Rut non è ebrea), e rifiuta in favore di Booz. Booz prende allora Rut come moglie, e tutti vissero felici e contenti. Proprio come in una favola.

Alcune tradizioni:

Il riscattatore

Il termine « riscattatore », in ebraico « goel », indica il fratello del marito defunto, o un altro parente stretto, che si impegna a sposarne la vedova per assicurare al morto una discendenza, e quindi il perdurare del suo nome. È questa la celebre « legge del levirato » (dal latino levir, « cognato »), presentata in Deuteronomio 25:5-6 ma già applicata fin dall’epoca dei patriarchi, come dimostra la celebre vicenda di Er, Onan e Tamar in Genesi 38 (probabilmente l’autore biblico riporta all’epoca patriarcale un’usanza assai più tardiva). Tutto il libro di Rut gioca su questa norma per presentare l’idilliaca e quasi bucolica storia d’amore tra Booz e Rut.

Il sandalo

Il libro di Rut si presenta quasi come un « legal thriller dell’antichità », poiché per applicare la legge del levirato occorre che Booz scavalchi un parente più prossimo di lui ad Elimelec. Per farlo occorre giocare con le sottigliezze delle usanze giudaiche; ed il trapasso tra l’anonimo pretendente e Booz avviene attraverso una cerimonia assai arcaica, che affonda certamente le sue radici in un’epoca preesistente alla fondazione della monarchia unitaria.

Il rituale prevede la consegna di un sandalo, probabilmente da spiegare con il fatto che il sandalo calpesta la terra, e quindi è simbolo di possesso: chi mette il suo sandalo su un terreno ne deve essere considerato il padrone.

Quest’usanza è attestata altrove nella Bibbia. Ad esempio, nel salmo 60:10 il Signore afferma:

« Moab è il bacino per lavarmi, sull’Idumea getterò i miei sandali, sulla Filistea canterò vittoria! » Anche in questo caso il gesto di « gettare i sandali » indica la rivendicazione di un dominio. Invece in Deuteronomio 25:9-10 il gesto di togliersi il sandalo aveva un significato infamante; ciò ci porta a pensare che il libro di Rut non è nato in ambiente deuteronomistico, ma in uno assai più tardo.

Lia e Rachele

Lia e Rachele sono le due mogli di Giacobbe/Israele, considerate le madri della nazione ebraica, poiché generarono la maggior parte delle tribù (le altre furono generate dalle loro schiave, e quindi, secondo il diritto ebraico, erano da considerarsi anch’esse loro discendenti). In particolare Lia generò Ruben, Simeone, Levi e Giuda (quindi il regno meridionale), mentre Rachele generò Giuseppe e Beniamino (e quindi il regno settentrionale).

L’augurio rivolto dal popolo a Booz (4:11-12): « Il Signore renda la donna che entra in casa tua come Rachele e Lia, le due donne che fondarono la casa d’Israele. Procurati ricchezze in Efrata, fatti un nome in Betlemme! La tua casa sia come la casa di Perez, che Tamar partorì a Giuda, grazie alla posterità che il Signore ti darà da questa giovane! » è quindi un presagio di fecondità. Rachele viene qui citata per prima perchè, secondo la tradizione riferita in Gen 35:19, la sua tomba si trova presso Betlemme, patria di Booz e di Noemi.

La genealogia

Ecco come si conclude il libro di Rut (4:18-22): « Questa è la discendenza di Perez: Perez generò Esron; Esron generò Aram; Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon; Salmon generò Booz; Booz generò Obed; Obed generò Iesse e Iesse generò Davide.»

Si tratta dunque di un’arida genealogia. Come diremo parlando dei Libri delle Cronache, le genealogie erano un genere letterario molto in voga in Israele, poiché i membri di ogni singola tribù ci tenevano ad accertare la loro origine e quindi la loro appartenenza a questo o a quel potente clan. Questo valeva in particolare per il re Davide, che iniziò la sua brillante carriera come re della sola tribù di Giuda.

E siccome Perez era il figlio primogenito che Giuda ebbe dalla nuora Tamar (Gen 38:6-30), esibendo questa genealogia Davide poteva ben vantare il diritto alla corona. Naturalmente sono riportati solo alcuni anelli della genealogia, perchè fra Giuda e Davide intercorrono oltre 500 anni, e dunque i rappresentanti della dinastia non possono certo essere solo dieci.

Significato

Certamente Rut è un libro « bucolico », essendo pervaso da un’atmosfera da festa paesana e da uno scenario da « Albero degli zoccoli », tanto che il narratore stesso sembra rivivere quest’ambientazione con nostalgia, come si fa oggi con i racconti dei bei tempi antichi, i quali hanno per oggetto una civiltà contadina ormai tramontata per sempre. La raccolta dell’orzo è vissuta come una festa corale, sembra di risentire i mezzadri cantare le loro allegre canzoni mentre mietono il cereale, e in questo scenario da cartolina c’è posto anche per la bella e giovane spigolatrice, della quale, novella Cenerentola, fa innamorare il padrone del campo, tanto da fare carte false per sposarla. Ma chi si fermasse a quest’atmosfera da fiaba di Perrault non avrebbe compreso fino in fondo il significato dello stupendo libro di Rut.

Esso infatti si chiude con la nonna Noemi che stringe felice tra le braccia il nipotino Obed. In realtà è proprio a questi che l’autore vuole arrivare, più che narrare la casta storia d’amore tra Booz e la sua sposa straniera, vista la sua illustre discendenza, che coincide con la stirpe dei re davidici, e in seguito addirittura con Giuseppe il falegname e con il Messia atteso.

Si comprende così come il nostro libro va al di là del semplice quadretto d’amore paesano, per diventare un testo profondamente religioso, pervaso dall’orgoglio della dinastia davidica e dalla speranza dell’avvento messianico.

Ciò giustifica la sua inclusione sia nella Bibbia che nelle Meghillot, ed anche la frequenza con cui questo libro viene letto durante la celebrazione religiosa del matrimonio cristiano. Del resto, come tutti sappiamo, nella sua genealogia di Gesù Cristo l’evangelista Matteo cita solo quattro donne (l’evangelista Luca non ne cita nessuna), due delle quali sono straniere (Raab e Rut), e tutte venivano biasimate dai benpensanti farisei della sua epoca:

Tamar, che si traveste da prostituta e giace con il suocero Giuda per assicurargli una discendenza;

Raab, che a sua volta è presentata come la prostituta di Gerico che consegna la città nelle mani di Giosuè (secondo Matteo è anche la madre di Booz, anche se la distanza cronologica tra i due è in realtà di quasi due secoli);

Betsabea, la moglie di Uria che pecca assieme a Davide e per questo perde il primo figlio; ed infine proprio Rut, una straniera pagana disprezzata da tutti.

Qui siamo davvero di fronte alla realizzazione delle parole del Salmo 118:22 « La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo » !

Teologia sul libro di Rut

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