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9 mars 2015 1 09 /03 /mars /2015 18:18
12 / 12 Fantacronologia  Dal Big - Bang a Oggi

 

Continuazione e fine dello studio Teologico su Genesi 1-11 
Da:  http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm
Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

Fantacronologia degli eventi dal Big-Bang ai giorno nostri

Su richiesta di un'amica, appassionata di cultura ebraica, ho voluto tentare di « storicizzare » molte delle tradizioni, leggendarie e non, contenute nel testo biblico. In realtà tutti gli eventi che vanno dalla vocazione di Abramo fino al regno di Davide, pur non essendo « storici » nel vero senso della parola poiché mancano di una cronologia (come quella che ho inventato qui di seguito) e di inconfutabili prove archeologiche (es. un manufatto del XIII sec. a.C. con inciso il nome di Mosé), sono « storicamente accertabili », nel senso che essi si svolgono in un contesto storico e culturale che è stato rintracciato e ricostruito dagli archeologi, come afferma per esempio Werner Keller nel suo classico « La Bibbia aveva ragione » (se non lo avete ancora letto, ve lo consiglio). 

Ed ecco la mia proposta assolutamente « utopica »:

14 miliardi di anni fa: 
Big Bang e nascita dell'universo dal nulla.

220 milioni di anni fa: la Terrasanta emerge dalle acque dell'oceano Tetide.
4 milioni di anni fa: nel corno d'Africa appare l'Australopithecus Afarensis, il più antico ominide che si colloca nella linea evolutiva dell'uomo moderno.
9929 a.C.: fondazione di Gerico. La Terrasanta diventa un ducato dell'Impero di Atlantide con il nome di Hananide e capitale Gerico.
3544 a.C.: una violenta alluvione devasta la bassa Mesopotamia. Secondo alcuni si tratta del "diluvio" di cui parlano la Bibbia ed i poemi babilonesi.
3187 a.C.: unificazione dell'Alto e del Basso Egitto ad opera di Narmer, iniziatore della I dinastia e dell'Antico Regno egiziano.
2675 a.C.: morte di Gilgamesh, re di Uruk cui la tradizione attribuirà natura semidivina. Le sue imprese influenzeranno la stesura del testo biblico.

2370 a.C.: Sargon il Grande, fondatore dell'impero di Akkad, conquista Gerico. Canaan, leggendario generale di Sargon, governa la Terrasanta, che da lui prende il nome di Terra di Canaan, ed i suoi abitanti di Cananei.
2201 a.C.: il re semidivino Nimrod, detto « il Re Cacciatore », fonda la città di Babilonia (« Porta del Dio ») ed edifica la ziggurat o Torre di Babele. Gli Ebrei spiegheranno il nome della città (che è da considerarsi una traduzione del sumerico Ka-dingir-ra) con la parola « confusione », con riferimento alle numerose lingue che vi udivano parlare.
2131-2024 a.C.: III dinastia di Ur. In questo periodo nella città sumerica si stabilisce la colonia semitica fondata da Eber, leggendario antenato di Abramo ed eponimo degli Ebrei (il cui nome significa « Al di là » del fiume Eufrate).
2048 a.C.: Mentuhotpe fonda l'XI dinastia ed il Medio Regno egiziano, un'epoca di grande splendore.

 

1868 a.C.: nascita di Abramo (« Padre Eccelso ») in Ur, a quei tempi sul golfo Persico.
1848 a.C.: Terach, padre di Abramo, conduce la sua tribù da Ur ad Haran, nel nord della Mesopotamia (la romana Carre dove Crasso troverà la morte nel 53 a.C.)
1832-1780 a.C.: regno di Hammurabi di Babilonia.
1829 a.C.: su ordine divino, Abramo con la moglie Sarai (« Principessa ») e il nipote Lot si trasferiscono nella terra di Canaan, dove stringono amicizia con gli Amorrei che la abitano, guidati da Mamre.
1824 a.C.: per sfuggire ad una grave carestia, Abramo e Sarai si trasferiscono in Egitto presso la corte del Faraone Amenemhet I (XII dinastia), che prende Sarai come concubina. Abramo la libera con la forza e fugge sulle montagne della Siria, poi ritorna in Terrasanta e si stabilisce presso il querceto di Mamre, vicino all'odierna città di Hebron. Lot va a vivere a Sodoma, a sud del Mar Morto.
1821 a.C.: Hammurabi di Babilonia (l'Amrafel di Gen 14, 1) invade la Terrasanta con i suoi alleati Arioc re di Larsa e Codorlaomer re dell'Elam, per impadronirsi delle ricche vie carovaniere verso l'Egitto. Sodoma è incendiata e Lot fatto prigioniero con tutta la sua famiglia. Abramo si allea allora con i sodomiti, con gli Amorrei e con gli Ittiti, e nella battaglia di Damasco sconfigge Hammurabi e lo costringe a restituirgli il bottino ed i prigionieri in cambio della salvezza e del rientro in Mesopotamia. Incontro tra Abramo e Melchisedek (« Re di giustizia »), primo re di Gerusalemme e monoteista come lui, che lo benedice.

1817 a.C.: patto di alleanza (« Berit ») tra Dio ed Abramo. Unendosi ad Agar, schiava egiziana di Sarai donatale dal Faraone, Abramo genera Ismaele (« Dio ascolta »), il progenitore degli Arabi (« Egli sarà come un onagro, la sua mano sarà contro tutti... » Gen 16, 12)
1805 a.C.: distruzione di Sodoma e Gomorra ad opera di un meteorite, dopo la vana intercessione di Abramo presso Dio. Lot si salva e darà origine ai popoli dei Moabiti e degli Ammoniti.
1804 a.C.: nasce Isacco (« riso »), figlio di Abramo e Sarai. Nuovo patto di alleanza tra Dio ed Abramo, cui viene cambiato leggermente il nome affinché significhi « Padre di una moltitudine », mentre Sarai riceve il nuovo nome di Sara (« regina »). Istituzione della circoncisione dei neonati.
1785 a.C.: mancato sacrificio di Isacco sul monte Moria, oggi la spianata del tempio di Gerusalemme.


1770 a.C.: nascita di Edom (« Rosso ») e Giacobbe (« Calcagno »), figli di Isacco e Rebecca (« Colei che avvince con le sue grazie »).
1766 a.C.: morte di Abramo, sepolto assieme a Sara nella grotta di Macpela, nel campo di Efron l'Ittita, presso Hebron.
1744 a.C.: per sfuggire alla vendetta di Edom cui ha rubato la primogenitura con una serie di sotterfugi, Giacobbe fugge nell'alta Mesopotamia. Lungo la strada fonda il santuario di Betel (« Casa di Dio ») nel luogo della celeberrima visione della scala che congiunge Cielo e Terra (Betel sarà il luogo di culto privilegiato del Regno del Nord). 

Giunto ad Haran si pone al servizio dello zio Labano, del quale sposa le figlie Lia (« Giovenca ») e Rachele (« Pecorella »), colei che, come dice Dante, « mai non si smaga / dal suo miraglio, e siede tutto giorno. / Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga. » (Purg. XXVII, 104-106).
1736 a.C.: nascita di Ruben (« Guardate, un figlio! »), primogenito di Giacobbe e Lia.


1729 a.C.: nascita di Giuseppe (« Dio aggiunga » un altro figlio), detto il Sognatore, primogenito di Rachele.
1724 a.C.: Giacobbe torna nella terra di Canaan e si riconcilia con Edom. Presso il torrente Iabbok, affluente di sinistra del Giordano, combatte con un uomo misterioso (dai cananei identificato con il nume tutelare del corso d'acqua) che gli paralizza il nervo della coscia e poi, non riuscendo a piegarlo, lo benedice e gli cambia il nome in Israele (« lottare con Dio »), « perchè tu hai lottato con Dio, ed hai vinto! »
1723 a.C.: Giacobbe si stabilisce a Sichem, ma il figlio del re Camor usa violenza a sua figlia Dina. Per vendicarsi, i fratelli di lei Simeone e Levi radono al suolo la città con i propri uomini. Onde evitare la vendetta dei cananei, Giacobbe è costretto ad una faticosa fuga sui monti della Giudea; la sua moglie prediletta Rachele, incinta, non regge allo sforzo e muore presso Betlemme, partorendo un figlio che ella chiama Benonì, « figlio del mio dolore ». Giacobbe gli cambia il nome in Beniamino, « figlio della mia destra » (cioè della fortuna) e come punizione toglie a Simeone e Levi il diritto di primogenitura, dopo che la aveva già tolta al primogenito Ruben, reo di essersi unito a Bila, schiava di Rachele e concubina del padre.

1720 a.C.: calata degli Hyksos in Egitto, provenienti dalle montagne della Siria (dall'egiziano Hekau-khesut, « re dei paesi stranieri »). Essi pongono fine al Regno Medio ed iniziano il Secondo Periodo Intermedio, con capitale Avaris (Tanis).
1712 a.C.: i fratelli di Giuseppe, invidiosi del prestigio da questi acquisito agli occhi del padre, che gli ha conferito la primogenitura nonostante egli sia solo l'undicesimo nella linea di successione, lo vendono a dei mercanti Ismaeliti che lo trascinano schiavo in Egitto.
1707 a.C.: unendosi al suocero Giuda, la nuora Tamar, vedova dei suoi figli Er ed Onan, gli partorisce Fares e Zerach; Fares dà inizio alla stirpe da cui discenderà la casa regnante di Davide e Salomone.
1698 a.C.: Il Faraone Hyksos Suesenra Khyan (XV dinastia) attribuisce il titolo di ministro dell'agricoltura a Giuseppe, semita come lui, che ha saputo interpretare i suoi sogni. Giuseppe riceve il nome egiziano Zafnat-Paneach (« Dio parla ed egli vive ») e prende in moglie Asenat (« cara a Nut »), figlia del sacerdote di On. Asenat gli dà due figli: Manasse (« Dimenticanza »: « Dio mi ha fatto dimenticare ogni mio affanno e tutta la casa di mio padre ») ed Efraim (« Fecondità »: « Dio mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione », Gen 41, 51-52).

 

1690 a.C.: Giuseppe invita il vecchio Giacobbe ed i suoi fratelli a stabilirsi in Egitto. Tutta la tribù degli Ebrei trasloca a Gosen, nel delta del Nilo.
1676 a.C.: morte di Giacobbe e conferimento di una doppia primogenitura: a Giuda come capostipite del regno meridionale (« Un leoncello è Giuda... egli si china, s'accovaccia come un leone, come una leonessa: chi lo farà alzare? » Gen 48, 9) e ad Efraim come capostipite della casa regnante del nord.
1651 a.C.: morte di Giuseppe, che fa giurare ai suoi figli di riportare la salma in Canaan quando vi faranno ritorno. Secondo la leggenda gli egiziani seppelliranno la sua bara nel Nilo, sperando di tenere per sempre gli Ebrei schiavi nel loro paese, ma essa ritornerà miracolosamente a galla.
1555 a.C.: il Faraone Ahmosis scaccia gli Hyksos e sottomette il Sinai e la Terra di Canaan. Con lui iniziano la XVIII dinastia ed il Regno Nuovo con capitale Tebe.
1537 a.C.: il Faraone Amenhotep I invita gli Ebrei a lasciare il delta del Nilo, ma solo in pochi se ne vanno (è il cosiddetto « Esodo-espulsione »). Il 75 % di loro resta ma deve abbandonare le terre dedicate alla pastorizia per restituirle agli Egiziani. Per sopravvivere si impiegano come manovali.

1484 a.C.: dopo essersi sbarazzato della madre, la regina Hatshepsut, unico Faraone donna nella storia egiziana, Tutmosis III inizia una serie di fortunate campagne militari in Asia, con le quali conquista la Terra di Canaan e la Siria fino all'Eufrate, sconfigge il regno hurrita di Mitanni e si spinge fino al Tigri. 


1380 a.C.: Suppiluliuma I fonda l'impero Ittita.
1379-1362 a.C.: regno del Faraone "eretico" e monoteista Amenhotep IV, che impone il culto di Aton, il disco solare, cambia il suo nome in Echnaton (« gradito ad Aton ») e costruisce la nuova capitale Akhetaton (« dove Aton risplende »), oggi Tell-el-Amarna. Molti Ebrei aderiscono alla nuova religione, vedendo nel disco solare il Dio Unico rivelatosi ai Patriarchi. Il Salmo 104 della Bibbia costituisce infatti una vera e propria traduzione dell' « Inno ad Aton » ritrovato a Tell-el-Amarna.
1361-1354 a.C.: regno di Tutenchamon (« ad immagine di Amon »), il "faraone bambino" che ha sposato Enkhesenaton, primogenita di Echnaton. Il sommo sacerdote Eje (che lo manovra e poi gli succederà) restaura il culto ufficiale perseguitando i seguaci di Aton, e quindi anche gli Ebrei.
1343-1318 a.C.: regno dell'energico faraone Horemheb, già capo delle guardie di Tutenchamon. Con lui gli Ebrei perdono i diritti civili, sono ridotti in stato di semischiavitù e trattati come prigionieri di guerra.

1317 a.C.: con Ramses I, generale dell'esercito di Horemheb, inizia la XIX dinastia, quella dei ramessidi.
1304-1238 a.C.: lunghissimo regno del Faraone Ramses II, con cui l'Egitto giunge al culmine della propria potenza. Grande influenza della sposa reale Nefertari.
1290 a.C.: Ramses II aggrava le condizioni di schiavitù degli Ebrei, ordinando loro di costruire in suo onore le città di Ramses e Pitom, nella parte orientale del delta del Nilo.

 

1284 a.C.: prima sollevazione ebraica, repressa nel sangue. Il Faraone teme che gli Ebrei possano allearsi con gli Ittiti contro di lui.
1277 a.C.: ad Amram e Iochebed, della tribù di Levi, nasce un figlio. Nello stesso anno Ramses II ordina l'uccisione di tutti i primogeniti degli Ebrei per punire un nuovo tentativo di sollevazione. Iochebed e Miriam (« Amata »), la sorella maggiore del neonato, lo abbandonano in una cesta di vimini sul Nilo per salvarlo dalla persecuzione. La cesta è ritrovata da Nefret, figlia di Ramses II, che alleva il bimbo come figlio suo e gli attribuisce il nome di Horemosis (Hôr-ms-sw, « E' Horus che lo ha generato »), con riferimento al dio egizio del Nilo, del quale lo crede figlio.

1274 a.C.: la politica aggressiva di Ramses II contro gli Ittiti porta alla battaglia di Qadesh, terminata con un sostanziale pareggio. La crisi è risolta ponendo il confine tra i due imperi sull'Oronte e con il matrimonio tra Ramses II e la figlia di Hattusili III, re degli Ittiti.
1256 a.C.: Miriam, divenuta ancella della principessa, svela a Horemosis la sua origine ebraica. Egli allora abbandona la radice pagana del proprio nome e si fa chiamare semplicemente "Mosis", da cui il nostro Mosè. Gli Ebrei invece spiegano il suo nome associandolo alla parola « salvato » (dalle acque). Poco dopo egli uccide un egiziano che ha visto maltrattare un ebreo. Ramses II viene a sapere che suo nipote è della stirpe degli odiati semiti e lo condanna a morte. Mosè si salva fuggendo nel deserto.
1255 a.C.: rifugiatosi nel paese di Madian, nella parte orientale della penisola del Sinai, Mosè sposa Zippora, figlia di Ietro, il re-sacerdote dei madianiti. A Mosè nasce Gherson, cioè « straniero », avendo egli esclamato alla sua nascita: « Sono stato ospite in un paese straniero » (Es 2, 22)

 

1248 a.C.: Menelao, re di Sparta, e la moglie Elena giungono in Egitto ad interrogare l'oracolo di Ammone durante la via del ritorno verso il Peloponneso, dopo la caduta di Troia (V libro dell'Odissea).
1238-1222 a.C.: regno di Merneptah, tredicesimo figlio di Ramses II. Ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro degli Ebrei.
1232 a.C.: Dio appare a Mosè nel Roveto Ardente sulle pendici dell'Oreb (« il Santo », antico nome del Monte Sinai) e gli ordina di tornare in Egitto, di distogliere gli Ebrei dal culto del disco solare cui si sono abbandonati dopo la riforma religiosa di Echnaton e di condurli fuori dall'Egitto, verso la Terra Promessa ad Abramo. Nello stesso anno esplode il vulcano dell'isola di Thera, oggi Santorino, cancellando la civiltà minoica dalla faccia della terra. Il denso fumo dell'eruzione oscura i cieli del Mediterraneo e costituisce una delle celebri « piaghe d'Egitto »: quella relativa all'oscurità.
1231 a.C.: « Esodo-Fuga ». Dopo la morte dei primogeniti degli egiziani dovuta ad una misteriosa epidemia, tra cui il giovane erede al trono, Merneptah è costretto a lasciar partire il popolo ebraico. Quando questi è giunto nella regione dei Laghi Amari, tuttavia, cambia idea e lo fa inseguire da un nutrito esercito per riportarlo indietro. I carri degli Egiziani si impantanano nelle sabbie mobili e vengono travolti dall'alta marea, e così Mosè e la sua gente passano indisturbati il confine. La prima tappa è a Massa, sul golfo di Suez, dove il popolo mormora contro Mosè perchè sta morendo di sete, ed allora Dio rende potabile l'acqua (« non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto... » Salmo 95, 8).

 

1230 a.C.: Mosè riceve la Legge sul Monte Oreb. Il suo popolo nel frattempo si fabbrica un idolo d'oro con le sembianze del bue Api adorato dagli Egiziani, e così si attira addosso l'ira di Mosè che distrugge l'idolo e punisce duramente i suoi fabbricanti. Aronne, fratello di Mosè, è nominato primo Sommo Sacerdote. Costruzione dell'Arca dell'Alleanza.
1229 a.C.: sollevazione di Aronne e Miriam contro Mosè. Miriam è punita con la lebbra.
1228 a.C.: giunto a Qades-Barne, ai confini meridionali della Terra Promessa, Mosè manda in avanscoperta dodici esploratori, uno per ogni tribù, compresi i suoi pupilli Giosuè, figlio di Nun della tribù di Efraim, e Caleb, figlio di Gefunne della tribù di Giuda. Al loro ritorno gli esploratori portano un grappolo d'uva di dimensioni gigantesche (ancor oggi è il simbolo dell'Ente Israeliano del Turismo!), come testimonianza della ricchezza della regione, ma parlano di fortezze cananee imprendibili e addirittura di Anakiti, mitologici giganti corrispettivi dei Ciclopi. Il popolo si solleva e chiede di fare ritorno in Egitto, ed allora Dio appare in visione a Mosè e gli ordina di annunciare che il suo popolo non entrerà nella Terra Promessa finché tutta la generazione ingrata che Gli si è rivoltata contro non sarà estinta. Cominciano così quaranta durissimi anni di peregrinazione nel deserto e di scontri con le tribù beduine.

1224 a.C.: insurrezione dei Duecentocinquanta contro Mosè ed Aronne, guidata da Core, figlio di Isar, della tribù di Levi, insieme con Datan e Abiram, figli di Eliab, della tribù di Ruben. Essi chiedono che il sacerdozio sia esteso a tutti gli Israeliti, e non sia privilegio della tribù di Levi. La rivolta è repressa nel sangue (secondo la leggenda, Core ed i suoi compagni sono inghiottiti dalla terra spaccatasi sotto i loro piedi).
1198-1166 a.C.: regno del Faraone Ramses III.
1191 a.C.: sconfitta in battaglia di re Og di Basan e conquista della Transgiordania, occupata da nord a sud dalle tribù di Manasse, Gad e Ruben.
1189 a.C.: sconfitta del popolo di Moab, tradizionale nemico di Israele. Il suo re Balak aveva mandato a chiamare il sacerdote ed indovino Balaam perchè maledicesse Israele, ma questi, invasato dallo Spirito Divino, non può far altro che benedirlo.
1188 a.C.: morte di Mosè sul monte Nebo, dopo aver visto di lontano la terra che Israele occuperà. Gli succede al comando degli Israeliti Giosuè (« Dio salva »), che con Caleb è l'unico della generazione di coloro che erano usciti dall'Egitto a metter piede nella Terra Promessa. Essi infatti non si sono sollevati contro Mosè a Qades-Barne.

 

1187-1175 a.C.: campagne di Giosuè, che portano all'occupazione del 60 % della terra di Canaan. Il resto è in mano ai Cananei ed agli Ebrei dell'Esodo -espulsione. La prima città a cadere è Gerico: secondo la leggenda ciò avviene grazie al tradimento di Raab ed al prodigio delle mura crollate in seguito al suono delle trombe ebraiche. Canaan diventa Erez Israel (« terra d'Israele »).
1180 a.C.: battaglia di Bet-Oron contro gli Amorrei. Secondo la leggenda, durante quella battaglia il condottiero ordina: « Fermati, o Sole, su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Aialon! » (Gs 10, 12)
1177 a.C.: Ramses III sconfigge i « popoli del Mare » provenienti dall'area dell'Egeo e li scaccia dalla regione del Delta. Una parte di essi si insedia sul litorale meridionale di Canaan e dà vita al popolo dei Filistei, fiero nemico di Israele (dal loro nome deriva quello attuale di Palestina).

1167 a.C.: morte di Giosuè ed inizio dell'era dei Giudici. Le dodici tribù (Efraim e Manasse costituiscono due tribù separate, ma quelle di Giuda e Simeone si sono fuse in una sola) si governano indipendentemente l'una dall'altra, eleggendo di volta in volta dei Giudici depositari del potere legislativo, giudiziario e sacerdotale. Compresi Eli e Samuele, la Bibbia ci ha tramandato i nomi di quindici di essi.

1164-1144 a.C.: giudicato di Otniel, nipote di Caleb, primo giudice eletto dalla tribù di Giuda per difendersi dalle minacce di Cusan-Risataim, re di Mari nell'Alta Mesopotamia.
1160 a.C.: per difendersi dalle pretese di Eglon, re di Moab, la tribù di Beniamino elegge giudice Ehud, che resta in carica 18 anni.
1131 a.C.: Jobin, re della città cananea di Hazor, invade Erez Israel con le proprie truppe guidate dal generale Sisara, che ha fama di invincibilità. La profetessa Debora (« ape »), giudice della tribù di Efraim, e Barak figlio di Abinoam lo sconfiggono nella battaglia presso il torrente Kison. Sisara riesce a salvarsi e fugge a piedi ma, rifugiatosi presso la casa di Eber il Kenita, alleato di Jobin, è ucciso a tradimento nel sonno dalla moglie ebrea di Eber, Giaele.
1110 a.C.: nuova invasione di Erez Israel, stavolta da parte dei Madianiti, predoni nomadi del deserto. Gedeone è eletto giudice della tribù di Manasse, sbaraglia i Madianiti e distrugge l'altare del dio cananeo Baal, ricevendo l'appellativo di Gerubbaal (« Baal difenda » il suo altare). Secondo la leggenda, Gedeone avrebbe sopraffatto i Madianiti in compagnia di soli 300 combattenti, dopo che si è verificato il prodigio del vello di lana intriso di rugiada (Giudici 6, 36-40).

1102 a.C.: matrimonio del ricco proprietario terriero Booz (« forza ») con la moabita Rut (« Amica »). Da lei nascerà Obed, a sua volta padre di Iesse, il padre di re Davide.
1095 a.C.: Gedeone rifiuta l'elezione a re « perchè il vostro re è il Signore ». Suo figlio Abimelec si proclama invece re delle tribù settentrionali; secondo la leggenda ciò avviene dopo che egli ha ucciso tutti i suoi 70 fratelli (!!)
1090 a.C.: dopo tre anni di regno Abimelec muore sotto le mura di Tebes, ucciso da una pietra scagliatagli contro da una donna che aiuta a difenderne le mura.
1090-1050 a.C.: Eli (« Il mio Dio è YHWH ») è giudice delle tribù centrali. L'Arca dell'Alleanza è conservata nel santuario di Silo.
1086-1066 a.C.: Sansone (« Sole »), votato al nazireato e quindi consacrato a Dio, è giudice della tribù di Dan. Gli sono attribuite imprese straordinarie, tra cui l'uccisione di mille nemici in una volta con una mascella d'asino e la distruzione delle porte della città filistea di Gaza. Catturato ed accecato dai Filistei grazie alla delazione della prostituta Dalila (« Luna »), secondo la tradizione muore facendo crollare il tempio del dio Dogon sulla testa dei nemici radunatisi per farsi beffe di lui.

1077-1071 a.C.: l'avventuriero Iefte figlio di Galaad è eletto giudice di Manasse per respingere l'invasione degli Ammoniti. Egli commette l'errore di giurare che, in caso di vittoria, sacrificherà il primo essere che gli verrà incontro fuori dalla sua casa di Masfa al momento del suo ritorno. La prima che esce per festeggiarlo è però la sua unica figlia, e così egli è costretto ad ucciderla. Di lui Dante dice: « cui più si convenia dicer "Mal feci", / che, servando, far peggio » (Par. V, 67-68).


1069 a.C.: vocazione di Samuele («domandato a Dio»), figlio di Elkana e di Anna, originario di Ramataim, della tribù di Efraim.
1050 a.C.: battaglia di Eben-ezer e morte dei figli di Eli, preconizzata da Samuele. L'arca cade in mano dei Filistei che la trattengono per sette mesi. Eli non regge al dolore e muore.
1050-1029 a.C.: giudicato di Samuele. Deve combattere i Filistei cui riesce a togliere l'arca dell'Alleanza.

1040 a.C.: nascita di Davide (« l'amato »), figlio di Iesse di Betlemme, della tribù di Giuda. 
1029 a.C.: sentendosi minacciate da nemici preponderanti, le dodici tribù domandano a Samuele l'elezione di un re. Inizialmente il giudice nicchia, ma alla fine sceglie Saul (« impetrato da Dio »), figlio di Kish, della tribù di Beniamino: la più piccola, per non suscitare le invidie delle altre.
1029-1010 a.C.: tribolato regno di Saul. Guerriero valoroso, combatte con successo contro i tradizionali nemici degli Ebrei (Amaleciti, Edomiti e soprattutto Filistei), validamente aiutato dal figlio Gionata (« Dio ha dato » un figlio).
1020 a.C.: Davide, inviato alla corte del re Saul in qualità di scudiero, benché armato solo di una fionda, affronta e uccide in duello il gigantesco filisteo Golia (« Esilio »), decidendo le sorti della battaglia. Questo suscita però la gelosia di Saul, che peraltro va purtroppo soggetto a disturbi mentali. Solo Davide, suonando l'arpa, riesce a calmare i suoi scoppi d'ira. Gionata diviene grande amico di David che, per le sue imprese, riceve in sposa Micol, figlia di Saul.
1017 a.C.: divenuto geloso della fama del giovane Davide, Saul tenta di farlo assassinare. Salvato da Micol, Davide abbandona la corte, fugge in Filistea e si pone al servizio di Achis, re di Gat, e poi nel deserto di Zif. Saul commette l'errore di trucidare Achimelec ed i sacerdoti colpevoli di aver rifocillato Davide; da quel momento il re diviene sempre più inviso al suo popolo, anche per il carattere iroso e prepotente. Inoltre, avendo egli assunto gli attributi sacerdotali riservati a Samuele, quest'ultimo gli contrappone segretamente David, ungendolo re della sola tribù di Giuda, la sua.

1012: morte di Samuele. Per interrogarlo circa l'esito della guerra con i Filistei, Saul lo fa evocare dalla negromante di Endor, ma lo spirito gli predice la morte sua e della sua prole.
1010 a.C.: attaccato e sconfitto dai Filistei sul monte Gelboè « che poi non sentì pioggia né rugiada » (Purg. XII, 42), Saul si uccide gettandosi sulla sua spada. Nella disastrosa battaglia cadono anche Gionata e altri due suoi figli. All'annunzio della morte di Saul e Gionata, Davide dedica loro un canto funebre (2 Sam. 1, 19-27), poi è eletto a sua volta re dalle altre undici tribù in quanto genero del re ucciso.
1010-970 a.C.: regno di Davide. Nella storia letteraria di Israele, Davide è l'iniziatore del genere « salmodico » avendo composto una sessantina dei Salmi della Bibbia. Sua prima capitale è Hebron, cuore della tribù di Giuda.
1006 a.C.: sconfitta di Isbaal (« uomo di Baal »), ultimo figlio di Saul, proposto come re delle tribù settentrionali. Davide invece risparmia Merib-Baal, lo storpio figlio di Gionata, per la grande amicizia nutrita nei confronti di quest'ultimo.
1005 a.C.: sconfiggendo i Gebusei, Davide conquista Gerusalemme e ne fa la sua capitale, traslandovi l'arca dell'Alleanza. Come dice Dante: « Colui che luce in mezzo per pupilla / fu il cantor de lo Spirito Santo, / che l'arca traslatò di villa in villa » (Par. XX, 37-39). Essendosi scandalizzata per la danza di Davide davanti all'arca dell'Alleanza, Micol è punita da Dio con la sterilità.

1005-985 a.C.: vittoriose campagne di Davide contro Filistei, Ammoniti, Moabiti, Amaleciti ed Aramei. Conquista del regno di Siria (Aram) e creazione del « Grande Israele » dal Sinai all'Eufrate. Suo nipote Ioab è il generale in capo delle milizie, Sadoc e Abiatar i sommi sacerdoti e Natan è il profeta ufficiale di corte. Dopo tutte queste vittorie, Davide pensa di edificare un Tempio al Signore, nel quale conservare l'Arca dell'Alleanza, da due secoli e mezza custodita sotto una tenda, ma Natan gli risponde con le celeberrime parole: « non tu edificherai una Casa al Signore, ma Egli darà a te una casata ed il tuo regno durerà in eterno » (2 Sam 7, 1-17).


1002 a.C.: Davide si invaghisce di Betsabea, moglie di Uria l'Ittita (« Mia luce è JHWH »), il più valoroso dei suoi ufficiali, e la mette incinta. Dopo il fallimento del tentativo di far passare il nascituro come figlio di Uria, Davide lo manda a morte facendolo esporre in prima linea nell'assedio di Rabbat-Ammon, la capitale ammonita. Sposa quindi Betsabea, ma Natan denuncia il suo peccato ed il figlio muore.
1001 a.C.: poiché il pentimento di Davide è sincero, Betsabea ha un nuovo figlio, Salomone (« Pacifico »), ma Natan preannuncia a Davide che la discordia sarà sulla sua casa.

995 a.C.: Dio non gradisce il censimento di Erez Israel ordinato da Davide e manda la peste (a quei tempi, conoscere il numero di qualcosa significava possederlo, mentre Israele andava considerato esclusiva proprietà divina). L'epidemia cessa con l'edificazione dell'ara nell'aia di Ornan, dove Salomone edificherà il Tempio.
981 a.C.: Amnon, figlio primogenito di Davide e di Achinoam, oltraggia la sorellastra Tamar, figlia di Davide e di Maaca, a sua volta figlia del re di Gesur, in Siria. Assalonne (« il padre è pace »), altro figlio di Davide e Maaca, la vendica facendo assassinare Amnon dai suoi seguaci. Per sfuggire alla vendetta del padre Assalonne fugge a Gesur.

978 a.C.: Davide decide di perdonare Assalonne e di richiamarlo in patria. Questi, con l'aiuto dell'infido Achitofel, organizza tuttavia una congiura contro il padre. Avvertito dall'amico Cusai l'Archita, Davide è obbligato a fuggire da Gerusalemme e a rifugiarsi a Mahanaim, di là dal Giordano, mentre Assalonne si proclama re al suo posto e si impadronisce del suo harem. Cusai rende vani i consigli di Achitofel, che proponeva ad Assalonne di attaccare immediatamente il padre per schiacciarlo, ed il traditore Achitofel si impicca. Quando Assalonne si decide a passare il Giordano e a muovere guerra al padre, Gioab ha raccolto abbastanza rinforzi per sconfiggerlo ed ucciderlo nella foresta d'Efraim. Davide può così rientrare a Gerusalemme. Il lungo racconto (2 Sam 13 - 1 Re 2) della ribellione di Assalonne e della successione al trono di Davide, messo per iscritto sotto il regno di Salomone, costituisce il primo esempio di testo storiografico moderno, quattro secoli prima di Erodoto e cinque prima di Senofonte.

975 a.C.: nuova rivolta di Seba, repressa nel sangue.


971 a.C.: cospirazione di Adonia (« mio signore è JHWH »), figlio di Davide e di Aggit, per salire al trono.
970 a.C.: morte di Davide. Grazie ad un colpo di mano della madre Betsabea e del profeta Natan, gli succede Salomone. In un primo tempo Adonia è risparmiato, ma in seguito viene ucciso per aver aspirato alla mano di Abisag di Sunem, ultima concubina di Davide, e quindi alla successione. Con lui è eliminato anche Gioab, che si era schierato con Adonia, nonostante si fosse rifugiato nel Tabernacolo dell'Arca.
970-930 a.C.: regno di Salomone, durante il quale Israele giunge all'apogeo della propria potenza. Codificazione del cosiddetto « codice jahvista », il primo nucleo del futuro Pentateuco.
969 a.C: Salomone sposa la figlia del faraone Siamun (978-959 a.C., XXI dinastia).


maggio 968-settembre 961 a.C.: costruzione del Tempio di Salomone, cui collabora fattivamente Hiram, re di Tiro, inviando operai e legno di cedro.
settembre 961 a.C.: dedicazione del Tempio in occasione della Festa dei Tabernacoli.

955 a.C.: Fatima, regina di Saba (attuale Yemen del nord), si reca in visita di stato a Gerusalemme per stringere con Salomone importanti trattati commerciali. Nasce il mito di un Salomone sapientissimo e depositario dei segreti delle scienze occulte. Da Fatima e Salomone nascerà la casa regnante araba sino a Maometto.
937 a.C.: Salomone è trascinato nell'idolatria dalle sue mogli straniere. Il profeta Achia di Silo, sdegnato, gli predice lo scisma politico e religioso dopo la sua morte, ungendo re delle tribù del nord il suo generale Geroboamo. Salomone tenta di ucciderlo, ma egli si rifugia in Egitto presso il faraone Sheshonk I (941-923 a.C., XXII dinastia)
934-912 a.C.: regno di Assur-dan II, fondatore dell'impero neo-assiro.
930 a.C: morte di Salomone. Scisma politico dovuto all'oppressiva politica fiscale di suo figlio Roboamo. Le dieci tribù del nord si separano da quelle del sud, costituendo il regno d'Israele.
930-913 a.C.: regno di Roboamo, re di Giuda, perennemente in guerra con Geroboamo I e con l'Egitto.
930-910: regno di Geroboamo I, re d'Israele, che pone la sua capitale a Sichem. Egli edifica Betel e Dan, i due santuari nazionali del regno del Nord, ponendovi due vitelli d'oro. Achia di Silo profetizza così la futura decadenza e distruzione del regno d'Israele.
925 a.C.: Sheshonk I, alleato di Geroboamo I, marcia su Giuda e per ritirarsi pretende come tributo tutti gli oggetti in oro del Tempio di Salomone. Roboamo li sostituisce con manufatti di bronzo.
913-911 a.C.: regno di Abia, re di Giuda, figlio di Roboamo e di Maaca, nipote di Assalonne.
911-870 a.C.: regno di Asa, re di Giuda, figlio di Abia. Distruzione degli idoli pagani tollerati da Salomone e Roboamo, politica di restaurazione del culto di JHWH.
910-909 a.C.: regno di Nadab, re d'Israele, figlio di Geroboamo I.

909-886 a.C.: regno di Baasa della tribù di Issacar, usurpatore del regno d'Israele, che si impossessa del trono dopo essersi sbarazzato di Nadab mediante una congiura. Si realizza così la profezia dello sterminio della casa di Geroboamo I. Tirzah è la nuova capitale del regno d'Israele. Baasa si rifiuta di distruggere i vitelli d'oro di Betel e Dan, così il profeta Ieu preannuncia anche a lui la fine della sua dinastia. Continuo stato di guerra tra Giuda e Israele.
886-885 a.C.: regno di Ela, re d'Israele, figlio di Baasa. La suddetta profezia si realizza con l'assassinio di Ela da parte del suo generale Zimri, che si proclama re. 
885 a.C.: Omri, capo dell'esercito di Zimri, viene acclamato a sua volta re dalle truppe ed assedia Zimri, il quale, vistosi perduto, appicca il fuoco al palazzo reale di Tirzah e muore tra le fiamme.
885-874 a.C.: regno di Omri, re d'Israele. Egli fonda Samaria, la nuova capitale del regno, posta su un'altura di duecento metri, e considerata pressoché inespugnabile.
874-852 a.C.: regno di Achab, re d'Israele e figlio di Omri, che sposa Jezebel (« mio padre è esaltato »), figlia di Etbaal re di Sidone. Costei cerca di imporre in Israele il culto pagano di Baal. Stato di guerra permanente con il regno di Aram (Siria).
870-849 a.C.: regno di Giosafat, re di Giuda e figlio di Asa. Fallita spedizione commerciale verso l'Arabia a causa del naufragio della flotta nel porto di Esion-Gheber (presso l'attuale Aqaba).

 

858 a.C.: il Signore suscita contro Achab e Jezebel il profeta Elia, nato a Tisbe nella regione di Galaad, che si stabilisce in una grotta del Monte Carmelo (« vigneto di Dio »). Egli riesce a far condannare a morte i 450 profeti di Baal che Jezebel aveva chiamato dalla Fenicia, ma per sfuggire alla vendetta dell'infuriata moglie di Achab è costretto a fuggire nella penisola del Sinai.
856 a.C.: vocazione di Eliseo, figlio di Safat. Lapidazione dell'innocente Nabot in seguito ad un intrigo di Jezebel per impossessarsi della sua vigna; Elia profetizza ad Achab la fine della sua dinastia, e alla regina che verrà divorata dai cani.
854 a.C.: l'imperatore assiro Salmanassar II sconfigge a Carcar Achab, Giosafat ed il re di Siria Ben-Adad II. Di conseguenza Achab si allea con Giosafat contro la Siria. Nella battaglia di Ramot del Galaad Achab è colpito da una freccia siriana e muore.
852-851 a.C.: regno di Ocozia, re d'Israele e figlio di Achab. Egli manda dei messi ad interrogare l'oracolo di Baal-zebul, dio della città fenicia di Accaron, ed il profeta Elia gli preannuncia la fine. Infatti Ocozia cade da una finestra e muore. Da Baal-zebul (« Baal è il principe ») deriva Belzebù, uno degli epiteti del demonio; gli israeliti rimasti fedeli ad JHWH storpiano il suo nome in Baal-zebub, « il signore delle mosche », forse perchè i suoi seguaci adoravano una testa di maiale, ovviamente circondata da un nugolo di mosconi.

851 a.C.: Elia scompare, secondo la tradizione rapito in cielo da un carro di fuoco, ed Eliseo gli subentra nella profezia. Gli sono attribuiti numerosi miracoli, tra cui la guarigione di Naaman, generale del re di Siria.
851-843 a.C.: regno di Ioram, re d'Israele, fratello di Ocozia. Appena egli è salito al trono il suo vassallo Mesa re di Moab (870-850 a.C.) gli si ribella. Ocozia si allea con Giosafat e con il re di Edom contro di lui e lo sconfigge, ma la vittoria non è definitiva.
849-843 a.C.: regno di Ioram, re di Giuda e figlio di Giosafat. Egli sposa Atalia (« il Signore è giusto »), figlia di Achab e Jezebel, che introduce l'idolatria anche nel regno meridionale. Edom gli si ribella eleggendo un proprio re e riconquista definitivamente l'indipendenza da Gerusalemme..
845 a.C.: Ben-Adad II, re di Aram in Siria, assedia Samaria dopo che re Ioram non ha sfruttato una vittoria contro di lui perchè Eliseo gli ha consigliato di rimandare liberi i prigionieri di guerra. Ioram condanna a morte Eliseo, ma Samaria è miracolosamente liberata dall'assedio (la tradizione parla di un misterioso strepito di carri e cavalli udito dal cielo; probabilmente si tratta di un attacco di rinforzi inviati dal re di Giuda).

 

844 a.C.: Eliseo predice il regno di Aram ad Azael, successore di Ben-Adad II.
843 a.C.: Ad Ioram di Giuda succede Ocozia, il figlio da lui avuto da Atalia. Eliseo ordina ad uno dei suoi discepoli di ungere re d'Israele Ieu, generale di Ioram. Questi uccide in battaglia sia Ioram d'Israele che Ocozia di Giuda, quindi occupa Samaria e fa precipitare Jezebel, la potente regina madre, da una finestra del suo palazzo. Quando gli eunuchi della corte vanno a prenderla per seppellirla, il suo corpo è già stato divorato dai cani secondo la profezia di Elia.
843-816 a.C.: regno di Ieu (« JHWH è Dio »), re d'Israele, che stermina completamente la famiglia di Achab e distrugge il culto di Baal in Israele, anche se non rimuove i vitelli d'oro da Dan e Betel.
843-838 a.C.: regno di Atalia, usurpatrice del regno di Giuda. Ella stermina la casa regnante di Davide per timore di una restaurazione legittimista, ma Josaba, figlia di Ioram e sorella di Ocozia, nasconde Ioas, il più giovane dei suoi figli, e lo tiene celato nella sua camera da letto per sei anni. Alla fine lo presenta al popolo che lo acclama re. Atalia è linciata dalla folla inferocita contro il suo malgoverno.

843-796 a.C.: regno del sovrano arameo Azael, che conquista la Transgiordania e sottopone Israele al suo protettorato.
838-800 a.C.: regno di Ioas, re di Giuda, salito al trono a soli sette anni. Egli ordina il restauro del Tempio di Salomone ma, per evitare l'invasione del re siriano Azael, è costretto a pagargli un pesante tributo in oro ed argento.
816-801 a.C.: regno di Ioacaz, re d'Israele e figlio di Ieu, vassallo del re di Siria.
801-786 a.C.: regno di Ioas, re d'Israele e figlio di Ioacaz.
800-783 a.C.: regno di Amasia, re di Giuda. A Bet-Semes egli subisce una dura sconfitta da parte di Ioas re d'Israele, che lo fa addirittura prigioniero, esigendo ostaggi ed un forte indennizzo in oro e in argento per lasciarlo libero. 
Sotto Amasia opera Giona (« colomba »), figlio di Amittai, il profeta del quale si dice che, essendosi rifiutato di andare a predicare in Assiria, ed essendo invece fuggito in direzione opposta verso Tarsis (Tartesso, in Spagna), subisce un naufragio e rimane per tre giorni nel ventre di uno squalo balena (evidente simbolo cristologico).

790 a.C.: morte di Eliseo, sopravvenuta dopo che egli ha profetizzato ad Ioas la sconfitta in battaglia del regno di Aram. Secondo la leggenda il cadavere di un morto che tocca le sue ossa ritorna immediatamente in vita.
786-746 a.C.: regno di Geroboamo II, re d'Israele. Grazie all'alleanza con l'Assiria egli riesce a riconquistare ai siriani i territori settentrionali, secondo la parola del profeta Giona.
783-742 a.C.: regno di Azaria, re di Giuda, che al momento dell'incoronazione riceve il nuovo nome di Ozia (« mia forza è JHWH »). Egli non distrugge le alture sacre agli dei cananei ed il Signore lo punisce rendendolo lebbroso.
771 a.C.: inizia il ministero del profeta Amos (« il Signore porta »), il primo dei profeti scrittori, noto per le sue terribili invettive contro l'esteriorità del culto, e per l'affermazione rivoluzionaria secondo cui la fede è inseparabile dalla giustizia sociale.

768 a.C.: nascita di Isaia (« salvezza del Signore »), il più grande dei « profeti scrittori », autore dei primi 39 capitoli del libro biblico omonimo.
755-722 a.C.: ministero del profeta Osea (« Salvezza »), l'autore della profezia « Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio », citata in Matteo 2, 15 con riferimento alla strage degli Innocenti.
746-732 a.C.: anarchia e decadenza politica del regno settentrionale. In breve volgere di anni si susseguono sul trono Zaccaria, Sallum, Menahem, Pekachia e Pekach. Sotto il regno di Menahem (745-737 a.C.) l'imperatore assiro Tiglat-Pileser III (745-725 a.C.), noto alla Bibbia con il nome regale di Pul, invade Erez Israel e pretende un tributo esorbitante (mille talenti d'argento).
742-687: vita e ministero del profeta Michea (« Chi è come JHWH? »), l'autore del celebre oracolo della nascita del Messia a Betlemme.
742-735 a.C.: regno di Iotam, re di Giuda, che fa costruire la porta superiore del Tempio salomonico. Codificazione del cosiddetto « codice elohista ».

735-716 a.C.: regno di Acaz, re di Giuda, che ha la fortuna di avere come consigliere Isaia. Questi gli fornisce la celeberrima profezia: « Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele (Dio con noi) ». Probabilmente Isaia si riferisce ad Ezechia, figlio e successore di Acaz, e la vergine dell'oracolo è la sua giovane moglie Abia, che non aveva ancora conosciuto uomo, ma la rilettura cristologica è pressoché obbligata.
732 a.C.: si forma una lega antiassira composta da Pekach, re d'Israele, e Rezin, re di Aram, favorita dall'Egitto che spera di riconquistare la perduta egemonia nella regione palestinese. Acaz rifiuta di prendervi parte, ed i due re attaccano uniti Gerusalemme per insediarvi un re a loro favorevole. Questa è quella che è passata alla storia con il nome di « guerra siro-efraimita ». Acaz, saggiamente consigliato da Isaia, chiede aiuto a Tiglat-Pileser III, che interviene prontamente, sbaraglia i due eserciti coalizzati, conquista Damasco e riceve anche l'atto di sottomissione di Acaz. Di ciò è rimasta testimonianza nelle tavolette ritrovate a Nimrud.


732-721 a.C.: regno di Osea, re d'Israele. L'imperatore assiro Salmanassar V (725-722 a.C.), figlio e successore di Tiglat-Pileser III, sottopone Israele a tributo e, venuto a sapere che Osea cerca di tradirlo per allearsi con il faraone Sabakha (XXV dinastia, il So del libro dei Re), pone l'assedio a Samaria.

721 a.C.: morto Salmanassar V, l'assedio di Samaria è proseguito dal figlio Sargon II che la espugna, deportandone gran parte della popolazione in altra regione, com'era costume degli Assiri che cercavano di estirpare le culture dei popoli sottomessi. In loro vece giungono a Samaria dei coloni mesopotamici che si fondono con gli Ebrei rimasti e danno vita al popolo dei Samaritani. Essi abbracciano il monoteismo dando vita ad un sincretismo religioso con sede cultuale sul monte Garizim, e per questo i Giudei li considereranno sempre degli eretici.

716-687 a.C.: regno di Ezechia, re di Giuda e figlio di Osea.
711 a.C.: predicazione di Gioele («JHWH è Dio »), figlio di Fatuel, il quale, prendendo spunto da una disastrosa invasione di cavallette, annuncia il « giorno di JHWH », cioè il castigo di Israele da parte di un invasore straniero.
701 a.C.: Erez Israel deve subire una nuova invasione degli assiri guidati da Sennacherib (705-681 a.C.), la cui campagna è documentata dal cosiddetto "prisma di Taylor". Dopo aver domato la ribellione della Fenicia ed aver conquistato la piazzaforte di Lachis (oggi Tell-el-Duweir), l'imperatore assedia Gerusalemme. Ezechia sarebbe disponibile alla resa, ma Isaia lo sprona a resistere, ed una gravissima pestilenza scoppia tra le file degli assedianti, costringendoli a tornare in patria.

700 a.C.: Ezechia si ammala di cancro, ma Isaia lo guarisce e gli annuncia che Dio ha aggiunto quindici anni al suo regno; come prova del miracolo fa tornare indietro di dieci gradi l'ombra della meridiana. Ezechia si associa al trono il figlio Manasse.
686-642 a.C.: lunghissimo regno di Manasse, il più empio tra i re di Giuda, il quale permette addirittura che il Tempio salomonico sia profanato con un altare in onore della divinità fenicia Asera. Isaia, che ha avuto il coraggio di denunciare l'idolatria del re, è condannato a morte e segato in due con una sega di legno.
681 a.C.: mentre prega nel tempio del dio Nisroch a Ninive, Sennacherib è assassinato dai due figli Adram-Melech e Sarezer (come dice Dante, « mostrava come i figli si gittaro / sovra Sennacherìb dentro dal tempio, / e come, morto lui, quivi il lasciaro. » Purg. XII, 52-54) Il terzo figlio Assaraddon sconfigge poi i due fratelli assassini ad Hanigalbat e succede al padre (regnerà dal 681 al 669 a.C.)

668-626 a.C.: regno dell'imperatore Assurbanipal, il più grande tra i sovrani assiri. Egli conquista per breve tempo l'Egitto e dota Ninive di una splendida biblioteca che ci ha tramandato, tra l'altro, il testo del poema di Gilgamesh.
652 a.C.: nascita in Anatot del profeta Geremia (« JHWH innalza ») della tribù di Beniamino. La sua missione sarà una tra le più drammatiche dell'intera storia d'Israele.
645 a.C.: opera il profeta Abdia (« servo di JHWH »), autore di un libro brevissimo contro gli Edomiti.
642-640 a.C.: breve regno di Amon, figlio di Manasse, che persevera nel peccato del padre.
640-609 a.C.: illuminato regno di Giosia, il più grande tra i re di Giuda, che sale al trono a soli otto anni.
635 a.C.: il pio Tobit ("Bellezza") della tribù di Neftali, residente a Ninive e colà divenuto cieco, invia suo figlio Tobia a Rage, città della Media, per riscuotere un deposito di dieci talenti d'argento; Azaria (« JHWH aiuta ») si offre di accompagnarlo, ma sotto le sue mentite spoglie si cela l'arcangelo Raffaele (« Dio guarisce »). Giunto ad Ecbatana, oggi Hamadan, Azaria/Raffaele scaccia il demone Asmodeo (« devastatore ») che impediva a Sara, figlia di Raguele (« amico di Dio ») e cugina di Tobia, di prendere marito, e Tobia la sposa. Al ritorno Raffaele guarisce Tobit dalla cecità e si rivela nel suo fulgore teofanico prima di svanire per sempre.

632-612 a.C.: ministero del profeta Naum (« Consolazione »), che preconizza una rapida fine dell'impero assiro; probabilmente è un diplomatico ed ha esperienza dello scacchiere internazionale.
630 a.C.: inizio del ministero del profeta Sofonia (« JHWH protegge »), uno dei consiglieri di re Giosia.
623 a.C.: durante il restauro del Tempio di Gerusalemme, il sommo sacerdote Elkia rinviene il testo del Deuteronomio, scritto sotto il regno di Salomone e nascosto per sottrarlo alla profanazione degli idolatri ed alle spoliazioni subite dalla città da parte degli arroganti sovrani mesopotamici. Dopo averlo letto il re si straccia le vesti per il dolore di essersi allontanato da quella legge, promuove una grandiosa riforma religiosa che sradica quasi del tutto il politeismo dal regno di Giuda, e rinnova l'alleanza mosaica tra Dio ed il popolo d'Israele. Anche il vitello d'oro del santuario di Betel è definitivamente distrutto.
612 a.C.: il re di Babilonia Nabupolassar ed il re dei Medi Ciassare uniscono le loro forze ed espugnano Ninive, la splendida capitale assira (il suo nome significa « città del dio pesce »)

609 a.C.: spedizione di Necao II, faraone d'Egitto, in aiuto dell'ultimo imperatore assiro Assur-uballit, poiché egli teme le mire espansionistiche dei babilonesi verso la sua terra. Per Giosia, che non sa fare calcoli geopolitici, l'assiro resta il nemico da combattere, e così egli si schiera in battaglia contro Necao II presso Megiddo (da cui il celebre nome di Armageddon, la « montagna di Megiddo » che nell'Apocalisse diverrà sinonimo dello scontro escatologico tra Bene e Male alla fine dei tempi). Giosia è sconfitto ed ucciso e gli succede per breve tempo il figlio Ioacaz, ma Necao II viene rallentato a tal punto dai Giudei da non arrivare in tempo per salvare Assur-uballit. L'impero assiro crolla definitivamente, e sulle sue ceneri sorge il potente impero neobabilonese. Tobit e Sara si salvano dalla rovina di Ninive e si trasferiscono ad Ecbatana, nel regno dei Medi.
609-598 a.C.: regno di Ioiakim (« JHWH mi ha costituito »), re di Giuda, intronato da Necao II al posto di Ioacaz, da lui fatto imprigionare (a questo punto il suo nome ci appare addirittura ironico).
605-562 a.C.: lungo regno dell'imperatore Nabucodonosor (« il dio Nabu protegga il mio erede ») di Babilonia, figlio di Nabupolassar, autore di grandi imprese belliche ma ricordato soprattutto per la sua spietatezza. Ioiakim è suo vassallo per tre anni.
600 a.C.: inizia il ministero di Abacuc, profeta dei « Guai! » contro tiranni ed oppressori.

 

598 a.C.: prima invasione del regno di Giuda. Gerusalemme è assediata mentre Ioiakim è sul suo letto di morte. Gli succede il figlio Ioiakin. Il 16 marzo 597 a.C. Gerusalemme cade ma Nabucodonosor si mostra clemente: deporta a Babilonia i notabili fra cui lo stesso Ioiakin e depreda il Tempio, ma non rade al suolo la città e pone la corona sul capo di Mattania, fratello di Ioiakim, cui cambia il nome in Sedecia (« Giustizia di JHWH », altro nome ironico).
597-587 a.C.: regno di Sedecia, vassallo di Babilonia. Nonostante gli ammonimenti del profeta Geremia, che viene duramente perseguitato e quasi ucciso, egli decide di allearsi con il faraone Psammetico II (XXVI dinastia), suscitando così la vendetta di Nabucodonosor, che assedia Gerusalemme per due anni.

593-571 a.C.: ministero del profeta Ezechiele (« il Signore è forte »), guida morale dei deportati a Babilonia. La sua missione comincia con la grandiosa visione del carro divino da lui avuta presso il Kebar, probabilmente il Nar-Kabari (« Canal Grande »), canale artificiale che congiunge il Tigri e l'Eufrate. Certi ufologi moderni pretenderanno di riconoscere nella visione di Ezechiele addirittura l'atterraggio di una navicella aliena!!

587 a.C., 25 luglio: caduta di Gerusalemme, completamente rasa al suolo assieme al leggendario Tempio di Salomone da Nabuzardan (« il dio Nabu mi ha concesso una discendenza »), capo dell'esercito di Nabucodonosor. L'Arca dell'Alleanza va distrutta nell'incendio, anche se alcuni sostengono che si trovi ancor oggi nascosta in una cavità sotto la spianata. Sedecia tenta la fuga ma viene catturato e deportato a Babilonia, è costretto ad assistere all'esecuzione dei suoi figli ed infine viene accecato. 
La borghesia cittadina e gli intellettuali di Giuda sono deportati nella capitale babilonese. Nabuzardan libera Geremia dalla prigione in cui Sedecia lo aveva gettato, ed egli compone le Lamentazioni sulle rovine di Gerusalemme. Godolia (« JHWH è grande ») diventa governatore della Giudea per conto di Nabucodonosor e cerca di mitigare le sofferenze del popolo, ma viene assassinato da fanatici giudei capeggiati da Ismaele, gli stessi che nel 582 a.C. elimineranno anche Geremia.

 

587-539 a.C.: cattività a Babilonia, dove inizia la redazione definitiva della Bibbia così come oggi noi la conosciamo con la codificazione del cosiddetto « codice sacerdotale ». Si ha anche la definitiva sistemazione del libro dei Salmi (Tehillim), definito da Calvino « l'anatomia dell'anima ».
583 a.C.: Baruc (« Benedetto »), segretario di Geremia, è da questi inviato a portare un messaggio di speranza ai deportati a Babilonia, poi rientra in Terrasanta con una colletta a favore dei rimasti.
575 a.C.: Daniele (« mio giudice è il Signore »), deportato a Babilonia con gli altri Giudei, riesce ad interpretare i sogni di Nabucodonosor e diventa uno dei suoi ministri. A lui è attribuita la celeberrima profezia del « Figlio dell'Uomo » (Dan 7:13-14), titolo che Gesù oserà applicare a sé stesso, e quella altrettanto famosa delle « settanta settimane » fatte di anni (Dan 9:24). Come dice Manzoni: « ... Quando, assorto in suo pensiero / lesse i giorni numerati, / e degli anni ancor non nati /Daniel si ricordò. » Incredibilmente, tra l'editto di Artaserse I e la morte in croce di Cristo intercorrono proprio 490 anni!

569 a.C.: Daniele esce indenne dalla fossa dei leoni. Secondo la leggenda il profeta Abacuc viene miracolosamente trasportato (oggi si direbbe "teletrasportato"!) da un angelo dalla Terrasanta fino a Babilonia per portargli da mangiare nella fossa. 
559-529 a.C.: regno di Ciro II il Grande, sire dei Persiani. Dopo la sconfitta di Astiage, ultimo re dei Medi, i Medi e i Persiani si fondono in un solo popolo.
555-539 a.C.: regno di Nabonide, usurpatore assiro del regno di Babilonia.
550 a.C.: Nabonide, malato, si reca a Teima, in Arabia, per un periodo di cure e lascia per sette anni la reggenza al figlio Belshar-usur (« proteggi la sua vita »), il Baldassarre della Bibbia. Questo allontanamento del sovrano dal suo regno è adombrato nella leggenda di Nabucodonosor travolto per sette anni da una follia belluina, com'è narrato in Daniele 4, 26-34.
548 a.C.: il cosiddetto Deuteroisaia, un profeta anonimo che si ispira al grande predicatore vissuto un secolo e mezzo prima e fatto uccidere dall'empio Manasse, compone i capitoli 40-55 del libro di Isaia, i quali tra l'altro includono la celeberrima profezia del « Servo di JHWH » (Is 53:1-12) Forse il Deuteroisaia è da identificare con lo stesso Daniele.

545 a.C.: inizio del ministero di Zaccaria (« JHWH rammenta »), il vero trascinatore dei Giudei verso il rientro in patria. Sua la celeberrima visione delle ossa aride che tornano in vita.
539 a.C.: conquista di Babilonia da parte di Ciro, avvenuta durante la festa orgiastica celebrata dal principe Belshar-usur (il famoso festino di Baldassarre descritto in Daniele 5). Sulle ceneri dell'impero neobabilonese, del regno dei Medi e del regno di Lidia nasce l'immenso impero Persiano. Daniele ricopre ancora cariche di prestigio. Si diffonde la religione di Zarathustra.


538 a.C.: editto di Ciro, che permette agli Ebrei di fare rientro a Gerusalemme. Zorobabele (« seme di Babilonia »), nipote di Ioiakin, guida un gruppo di Giudei nel rientro dall'esilio e diventa governatore di Gerusalemme con il nome di Sesbassar (« adoratore del fuoco »). Questi inizia la ricostruzione del Tempio, ma deve interromperla per lunghi periodi a causa dell'ostilità dei Samaritani e di alcuni sovrani di Persia.
535 a.C.: morte di Daniele a Babilonia.
529-522 a.C.: regno di Cambise, crudele figlio di Ciro, che nel 525 a.C. sottomette l'Egitto.

522-486 a.C.: regno di Dario I (« fautore del bene »), figlio di Istaspe e genero di Ciro per averne sposato la figlia Atossa. Nel 513 a.C. conquista la Tracia e la Macedonia, ma nel 490 a.C. la sua potenza si infrange contro la resistenza degli Ateniesi nella pianura di Maratona.
520 a.C.: decreto di Dario I favorevole agli Ebrei. Inizia il ministero del profeta Aggeo (« Solenne »), che sprona il popolo a ricostruire il Tempio nonostante le mille difficoltà (come dice Manzoni, « quando Aggeo, quando Isaia / mallevaro al mondo intero / che il bramato un dì verria... »)
518 a.C.: morte di Zaccaria.
515 a.C.: riconsacrazione del Tempio nel giorno di Pasqua. Codificazione definitiva del Libro dei Proverbi o Mishlè Selomoh.
502 a.C.: il cosiddetto Tritoisaia scrive la terza parte (Is 56-66) dello sterminato libro di Isaia.
486-465 a.C.: regno di Serse, chiamato dagli Ebrei Assuero.

479 a.C.: sconfitta di Serse a Salamina da parte degli Ateniesi. L'anno successivo Serse ripudia la regina Vasti e sposa la fanciulla ebrea Adassa (« mirto ») cui attribuisce il nome persiano di Ester (« stella »). Ester sventa la congiura del perfido primo ministro Aman, volta a sterminare tutti gli Ebrei dalla faccia della Terra. Per celebrare la vittoria è istituita la festa di Purim (« sorti »), che cade il 13 del mese di Adar, e che oggi rappresenta il carnevale ebraico.

465-424 a.C.: regno di Artaserse I Longimano, ricordato per aver concluso con i Greci la pace di Callia (449 a.C.), che pone fine alle guerre Persiane e stabilisce le reciproche sfere d'influenza in Asia Minore.
457 a.C.: editto di Artaserse I e seconda ondata di rientro dall'esilio, stavolta guidata dal sommo sacerdote Esdra. A quest'epoca risale il ministero di Malachia, noto come « il profeta anonimo » perchè il suo nome significa « messaggero di JHWH » e quindi semplicemente « profeta ».
451 a.C.: un autore ignoto compone il Cantico dei Cantici (« Shir Ashshirim »), il più sublime canto d'amore che uno sposo abbia innalzato al cielo per la propria sposa, attribuendolo fittiziamente a Salomone.

445-433 a.C.: sotto il governatore Neemia inizia la riorganizzazione politica e religiosa della Terrasanta, ora satrapia persiana, con la ricostruzione delle mura di cinta di Gerusalemme, il condono dei debiti ed il divieto del matrimonio tra gli Ebrei ed i Gentili. I Samaritani si staccano definitivamente dai Giudei.


410 a.C.: composizione del libro di Giobbe.
404-358 a.C.:
regno di Artaserse II Mnemone, che nel 386 a.C. stipula con i Greci la pace di Antalcida o Pace del Re, la quale segna un momento culminante della potenza persiana.
399 a.C.: l'Egitto riconquista l'indipendenza sotto la XXIX dinastia.
358-338 a.C.: regno di Artaserse III Ocho, che deve schiacciare con la violenza le ribellioni delle satrapie periferiche dell'impero persiano.
344-343 a.C.: dopo aver domato la ribellione del satrapo di Media, Artaserse III Ocho invia il suo generale Oloferne (« fortunato ») a riconquistare l'Egitto, impresa portata a termine vittoriosamente. Sulla strada del ritorno Oloferne assedia la fortezza ebraica di Betulia (« casa di Dio »), la cui ubicazione oggi è del tutto sconosciuta, ma l'ebrea Giuditta (« figlia di Giuda ») si introduce nel suo accampamento, lo seduce, gli taglia la testa e la porta a Betulia come trofeo. 

L'esercito persiano si ritira precipitosamente (come canta Dante, « mostrava come in rotta si fuggiro / li Assiri, poi che fu morto Oloferne, / e anche le reliquie del martiro. » Purg. XII, 58-60) Più tardi gli Ebrei di Betulia, che nulla sanno delle vicende persiane, crederanno che ad inviare loro contro Oloferne sia stato Nabucodonosor, l'eterno nemico di Giuda che ha abbattuto il Tempio di Salomone.
338 a.C.: Bagoa (« eunuco »), sovrintendente di Oloferne, avvelena Artaserse III ma è messo a morte dal suo successore Dario III Codomano, l'ultimo imperatore achemenide.
331 a.C.: Alessandro Magno (356-323 a.C.), re di Macedonia, sconfigge definitivamente a Gaugamela l'esercito persiano, dopo averlo già umiliato ad Isso due anni prima. Dario III è ucciso dal satrapo Besso ed Alessandro gli succede, sposando sua figlia Rossane e spingendo poi i confini del suo immenso impero fino al di là del fiume Indo.

323 a.C.: morte prematura di Alessandro Magno, che ha riconosciuto libertà di culto ai Giudei.
301 a.C.: battaglia di Ipso e sconfitta di Antigono, ultimo erede di Alessandro Magno. Lo sterminato impero di quest'ultimo è diviso tra i suoi generali, detti Diadochi (« successori »): nascono il regno di Macedonia sotto gli Antigonidi, quello d'Egitto sotto i Tolomei e quello di Siria sotto i Seleucidi. Inizialmente la Terrasanta è occupata dagli egiziani.
228 a.C.: traduzione della Bibbia in greco ad opera di settantadue saggi ebrei (la cosiddetta « versione dei Settanta ») ad Alessandria d'Egitto, sotto il regno di Tolomeo III Evergete (246-221 a.C.)
223-187 a.C.: Antioco III il Grande regna sulla Siria. Duramente battuto dai Romani a Magnesia (189 a.C.), è costretto ad inviare a Roma come ostaggio il figlio Antioco con altri diciannove dignitari.
202 a.C.: battaglia di Zama. Roma sconfigge Cartagine e si avvia a diventare la potenza egemone nel Mar Mediterraneo.
198 a.C.: la Siria conquista la Palestina togliendola all'Egitto.

192 a.C.: Gesù ben Sirac compone un complesso trattato di morale in lingua ebraica, nucleo del futuro Libro del Siracide (o Ecclesiastico).
175 a.C.: dopo suo fratello Seleuco IV, Antioco sale al trono con il nome di Antioco IV Epifane (« Colui che si manifesta con splendore »). Per finanziare le sue campagne contro i Tolomei d'Egitto egli spoglia il Tempio di Gerusalemme di tutti i suoi arredi d'oro; inoltre tenta di imporre l'ellenismo profanando il tempio con una statua di Zeus (« l'abominio della desolazione ») e proibendo la circoncisione ed il rispetto del sabato. Come conseguenza i Giudei storpiano il suo nome in Epimane (« pazzo »). Secondo la leggenda il ministro Eliodoro, inviato da Antioco a confiscare i tesori del tempio, è assalito e scacciato da un misterioso cavaliere, forse l'arcangelo Michele, il protettore del Popolo Eletto. Durante la persecuzione un autore ignoto chiamato Qohelet (« Colui che parla in assemblea », in greco Ecclesiaste) scrive l'omonimo libro, impregnato di cupo pessimismo: « Vanità delle vanità, tutto è vanità... ». Ma c'è anche chi tiene viva la speranza del popolo ebraico componendo i libri di Giuditta e di Ester, e mettendo per iscritto le profezie di Daniele.
168 a.C.: rivolta antiellenistica capeggiata dal sacerdote Mattatia (« dono di JHWH »), che trova il suo campione in suo figlio Giuda detto Maccabeo (« Martello »).

164 a.C.: dopo aver sconfitto duramente a Bet-Zur, nell'Idumea, l'esercito siriano comandato dal generale Gorgia, Giuda Maccabeo entra trionfalmente a Gerusalemme e riconsacra il tempio il 15 di Kislev, istituendo la festa di Channukah (« dedicazione ») o festa delle luci. Atroce morte del persecutore Antioco IV narrata da II Maccabei 9:1-29. Gli succede il figlio Antioco V Eupatore (« nato da ottimo padre »), di soli nove anni, sotto la reggenza del generale Lisia. Ma nel 162 a.C. egli è spodestato e ucciso dal cugino Demetrio I Sotere.

161 a.C.: Giuda Maccabeo invia una richiesta d'aiuto al Senato romano. Primo trattato d'amicizia tra Roma ed i Giudei. Il sacerdote Alcimo (trascrizione greca di Eliakim) è nominato sommo sacerdote dal re Demetrio I ed è inviato in Giudea con un esercito capitanato dal generale Bacchide, che affida il paese ad Alcimo, lasciandogli dei soldati per sostenerlo come sommo sacerdote. Quando si accorge che i Maccabei sono troppo forti per lui, tuttavia, Alcimo prende baracca e burattini e fa ritorno ad Antiochia.
160 a.C.: Giuda Maccabeo cade nella battaglia di Elasa. Gli succede il fratello Gionata Maccabeo. Alcimo rientra a Gerusalemme ed è confermato nella carica di sommo sacerdote.

159 a.C.: Alcimo fa demolire il muro del santuario che separa i Giudei dai Gentili, in modo da ellenizzare maggiormente il Tempio, e per questo è punito da Dio con un colpo apoplettico che lo uccide.
152 a.C.: Alessandro Balas contende il regno a Demetrio I Sotere, che tenta invano di stipulare un accordo con Gionata Maccabeo. Questi si allea con Alessandro, diffidente delle proposte troppo generose di Demetrio I, che è sconfitto ed ucciso. Riconoscente, Alessandro Balas concede a Gionata il titolo di sommo sacerdote e quello di governatore della Giudea.
150 a.C.: compare il testo apocrifo intitolato « Terzo libro di Esdra », che però con l'omonimo sacerdote non ha certamente nulla a che fare, essendo un frutto del cosiddetto periodo « intertestamentario », cioè quello che intercorre tra la composizione del Vecchio e del Nuovo Testamento.

147 a.C.: Demetrio II, figlio di Demetrio I, sobillato dal generale Apollonio, rientra dall'esilio a Creta ed attacca Gionata, ma questi riprende le armi e lo sconfigge. Il re d'Egitto Tolomeo VI Filometore penetra con atteggiamento apparentemente amichevole nel regno di Siria, e Gionata lo accompagna fino a Tripoli nel Libano. A questo punto Tolomeo, che ha ormai occupato tutte le città costiere, si allea con Demetrio II ed entra in Antiochia, cingendo anche la corona di Siria. Il tentativo di Alessandro di riprendersi il trono fallisce ed egli è costretto a fuggire in Arabia, dove è ucciso dal capotribù Zabdiel. Subito dopo però Tolomeo VI muore e Demetrio II diventa finalmente re di Siria.
145 a.C.: Gionata assedia l'acropoli di Gerusalemme per scacciarne la guarnigione siriana. Dopo un suo incontro con lui a Tolemaide, tuttavia, Demetrio II lo riconferma nel sommo sacerdozio, ed esenta la Giudea dai tributi. Si apre un periodo di pace durante il quale Demetrio II arriva a mettere in congedo le truppe per sostituirle con mercenari cretesi. Il generale Trifone approfitta del malcontento sorto tra i militari per cercare di sostituire Demetrio II con Antioco VI, figlio di Alessandro Balas. Demetrio chiede aiuto a Gionata che gli invia tremila mercenari ebrei, i quali gli permettono di averla vinta.

143 a.C.: Antioco VI conquista Antiochia e si allea con Gionata. Demetrio II muove allora guerra al Maccabeo, che reagisce inviando nuove richieste d'aiuto a Roma. Il generale Trifone cattura Gionata Maccabeo nella battaglia di Beisan. Simone Maccabeo, fratello di Gionata, è investito nuovo capo della nazione giudaica e paga un forte riscatto a Trifone per la liberazione di Gionata, che tuttavia viene ucciso a Bascama nel Galaad. Simone lo seppellisce accanto a Giuda nella tomba di famiglia a Modin, la sua città natale.
141 a.C.: definitiva liberazione di Gerusalemme dalle truppe siriane ad opera di Simone Maccabeo ed effettiva indipendenza della Giudea dalla Siria.
134 a.C.: Dopo l'assassinio di Simone, Giovanni Ircano, figlio di Gionata, ottiene dal re di Siria la conferma di un' indipendenza pressoché completa ed inizia la dinastia degli Asmonei. Ad un tempo capo religioso, civile e militare, egli amplia i suoi possedimenti grazie a fruttuose spedizioni militari. Ma questa rinascita temporale della nazione ebraica si stacca sempre più, nello spirito, dal fine religioso perseguito dalle guerre maccabaiche: Giovanni è un sovrano mondano che vive nel fasto. Si formano i due partiti dei Farisei (« i Separati »), filoellenisti, che oltre al Pentateuco ritengono ispirata tutta la tradizione biblica e credono nella risurrezione, ed i Sadducei, sacerdoti aristocratici e conservatori, che rinnegano la validità della legge orale, della risurrezione e degli angeli, richiamandosi a Sadoc, sommo sacerdote sotto Davide (da cui il loro nome). I Sadducei dominano il sinedrio, il sommo consiglio religioso della nazione giudaica.

132 a.C.: traduzione in greco del libro di Gesù ben Sirac da parte di suo nipote, oggi noto come Siracide. Il libro porta lo stesso titolo, oppure quello oggi desueto di Ecclesiastico.
128 a.C.: distruzione del tempio costruito dai Samaritani sul monte Garizim.
122 a.C.: prima pubblicazione del Libro dei Segreti di Enoc, testo apocrifo oggi noto solo nelle versioni etiopica e slava.
103-76 a.C.: la Terrasanta si trova sotto il tallone di Alessandro Ianneo, che assassina il fratello Aristobulo, assume il titolo di re e governa come un monarca crudele ed ambizioso. Sotto di lui vengono composti i due Libri dei Maccabei.
90 a.C.: compare l'apocrifo Libro dei Giubilei, di autore ignoto.
76-67 a.C.: alla morte di Alessandro Ianneo governa sua moglie Alessandra Salomè, con l'appoggio della fazione dei Farisei. Dopo di lei la Giudea diventa un focolare di intrighi che favorisce l'intervento romano.

 

73 a.C.: nascita di Erode, che sarà detto il Grande.
72 a.C.:
fondazione del movimento degli Esseni, veri e propri monaci ante litteram che praticano lo studio, la preghiera, il celibato e la comunione dei beni, in polemica con il fariseismo ellenizzante.
63 a.C.: Pompeo conquista la Siria e la Fenicia, occupa Gerusalemme e penetra con gesto sacrilego nel Tempio per trafugarne il tesoro. La Giudea è sottoposta all'occupazione militare romana e soggetta a tributo.
58 a.C.: nascita di Giuseppe, il carpentiere di Nazareth, discendente della casa di Davide per mezzo di Zorobabele (secondo altri per mezzo di Natan, figlio cadetto di Davide)
51 a.C.: un autore ignoto compone ad Alessandria d'Egitto il cosiddetto Libro della Sapienza, l'ultimo dei testi veterotestamentari, un grande messaggio di speranza alla vigilia dell'avvento di Cristo.
48 a.C.: Giulio Cesare a Farsalo sconfigge Pompeo che fugge in Egitto ed è ucciso da re Tolomeo XIV. Cesare non gradisce la cosa, elimina Tolomeo e mette sul trono la sorella Cleopatra VII, che è divenuta sua amante. Antipatro, che era stato insediato da Pompeo al governo della Giudea, passa dalla parte di Cesare ed è riconfermato nella carica. Antipatro si associa al potere i due figli, affidando a Fasael l'amministrazione della Giudea e ad Erode (« discendente di eroi ») quella della Galilea.

 

44 a.C.: assassinio di Giulio Cesare.
42 a.C
.: i cesaricidi Bruto e Cassio sono definitivamente sconfitti presso Filippi da Marco Antonio e da Caio Ottaviano. Antigono, figlio di Aristobulo, che si era rifugiato presso i Parti quando il padre era stato ucciso dal fratello Giovanni Ircano, cerca di riprendere il potere in Giudea con l'appoggio del re dei Parti; penetrato in Palestina, egli cattura Fasael che si suicida. Rimasto solo, Erode chiede di essere protetto da Roma e si accattiva le simpatie di Marco Antonio, che elimina Antigono ed attribuisce ad Erode il titolo di re.

37-4 a.C.: regno di Erode il Grande, crudele ed ambizioso. Egli fa ricostruire splendidamente il Tempio, essendo ormai fatiscente la ricostruzione effettuata da Zorobabele, ma ordina anche l'assassinio di tre dei suoi figli, tra cui Aristobulo, padre di Erode Agrippa I, di sua moglie e di molti tra i suoi oppositori.
30 a.C.: Cesare Ottaviano Augusto, dopo aver vinto Antonio e Cleopatra ad Azio, resta unico padrone di tutto l'impero. Erode riesce a farsi amico anche lui, ed Augusto lo riconferma al potere. Viene pubblicato il testo apocrifo intitolato « Testamento dei Dodici Patriarchi ».
22 a.C.: nascita di Maria a Nazareth da Gioacchino ed Anna.
13 a.C.:
nascita di Filone di Alessandria, il primo grande filosofo ebraico. Per primo egli tenta un'ardita sintesi tra filosofia platonica e religione mosaica, con l'intento di recuperare al culto di JHWH i connazionali che lo hanno abbandonato. La sua speculazione eserciterà un notevole influsso sia sul neoplatonismo sia sulla patristica, soprattutto per la sua interpretazione allegorica del Vecchio Testamento. Tra le sue opere: « Problemi e soluzioni sulla Genesi e sull'Esodo »; « L'apologia degli Ebrei »; « La libertà del saggio ».


8 a.C.: annunciazione a Maria da parte dell'arcangelo Gabriele. Nascita di Giovanni il Battista in Ain Karem, presso Gerusalemme; egli crescerà tra gli Esseni.

7 a.C.: Augusto ordina il censimento di tutto l'Impero Romano mentre Quirinio è governatore della Siria. Maria ed il suo sposo Giuseppe si recano a Betlemme, territorio natale della casa di Davide cui Giuseppe appartiene, per essere registrati. Si rifugiano in una grotta presso Betlemme poiché negli alberghi non c'è più posto, e Maria dà alla luce Gesù (« Dio salva »).
6 a.C.: la congiunzione di Giove e Saturno annuncia la nascita di Gesù ed alcuni magi in oriente, che l'hanno osservata, giungono a Betlemme per venerare il bambino. Erode il Grande tenta di scoprirne la dimora per ucciderlo; giocato dai magi, fa sterminare tutti i bambini di Betlemme, ma Giuseppe porta in salvo moglie e figlio presso i suoi parenti nel delta del Nilo.
4 a.C.: morte di Erode e divisione del suo regno tra i figli Archelao (cui tocca la Giudea), Erode Antipa (Galilea e Perea) ed Erode Filippo (Iturea e Traconitide). Giuseppe rientra dall'esilio con la Sacra Famiglia.
6 d.C.: Archelao è deposto dall'imperatore Augusto a causa della sua crudeltà, e la Giudea è ridotta a provincia romana ed affidata ad un procuratore con sede a Cesarea Marittima.
14 d.C.: morte di Ottaviano Augusto, gli succede il figlio adottivo Tiberio.
18 d.C.: Caifa diventa sommo sacerdote.
21 d.C.: morte di Giuseppe il carpentiere.
26-36 d.C
.: Ponzio Pilato è procuratore della Giudea.

28 d.C.: inizia la vita pubblica di Gesù. Giovanni il Battista è fatto decapitare nella fortezza di Macheronte per ordine di Erode Antipa, su istigazione della figliastra Salomè.
30 d.C., 15 febbraio: risurrezione di Lazzaro. 2 marzo: domenica delle palme. 7 marzo: Gesù è crocifisso sul monte Calvario. 9 marzo: risurrezione e prima apparizione ai discepoli. 27 aprile: Pentecoste. Lo Spirito di Dio scende sugli apostoli, ed essi iniziano a predicare la Buona Novella.
33 d.C.: martirio di Stefano.
37 d.C.: morte di Tiberio
ed ascesa al trono di Caio Caligola. Erode Agrippa I, figlio di Aristobulo e quindi nipote di Erode il Grande, succede ad Erode Filippo nei territori dell'Iturea e della Traconitide. Saulo di Tarso è folgorato sulla strada di Damasco e si converte improvvisamente alla Buona Novella, assumendo il nome di Paolo (« piccolo »). Giuseppe detto Barnaba (« figlio del profeta ») lo presenta agli apostoli, quando tutti ancora pensano che egli sia una spia.

38 d.C.: primo viaggio di Paolo a Gerusalemme.
39 d.C.: Erode Antipa
è deposto da Caligola e spedito in esilio in Gallia. I suoi territori sono aggiunti al regno vassallo di Erode Agrippa I.
40 d.C.: Filone di Alessandria è inviato a Roma dalla comunità giudaica di Alessandria come ambasciatore presso l'imperatore Caligola, con l'incarico di ottenere per gli Ebrei la dispensa dall'obbligo di prestare il culto all'immagine dell'imperatore.
41 d.C.: Erode Agrippa I acquisisce pure la Giudea, la Samaria e l'Idumea, restaurando il regno di Erode il Grande. Caio Caligola è assassinato da Cassio Cherea, capo dei pretoriani, che non gli ha perdonato i suoi scherni (pare che l'Augusto si divertisse a dargli come parole d'ordine delle espressioni oscene). I pretoriani eleggono al trono Claudio, ritenendolo un imbelle. Questi governa invece con grande energia.

 

42 d.C.: Pietro si trasferisce a Roma della quale diviene primo vescovo, e quindi primo Papa.
44 d.C.: Erode Agrippa I fa arrestare e decapitare l'apostolo Giacomo il Maggiore, fratello di Giovanni. Riesce ad arrestare anche Pietro, ma questi è liberato miracolosamente dal carcere, e poco dopo il re muore di una malattia misteriosa. La Giudea torna ad essere una provincia romana.
46-47 d.C.: primo viaggio missionario di Paolo e Barnaba a Cipro, in Pisidia, Frigia e Cilicia.
47 d.C.: Paolo scrive la prima lettera a noi pervenuta, quella ai Galati.
48 d.C.: Marco, su dettatura di Pietro, mette per iscritto il suo Vangelo. Claudio espelle i Giudei da Roma a causa di disordini scoppiati tra ebrei e cristiani, ed anche Pietro e Marco devono temporaneamente lasciare l'Urbe. Il principe degli apostoli interviene insieme a Paolo al concilio di Gerusalemme, nel quale si abolisce definitivamente la pratica della circoncisione.

48-51 d.C.: secondo viaggio missionario di Paolo e Barnaba in Asia Minore, Macedonia ed Acaia. Incontro di Paolo con Timoteo.
49 d.C.: Paolo scrive le due lettere ai Tessalonicesi.
50 d.C
.: discorso di Paolo all'areopago di Atene e conversione di Dionigi l'Areopagita. Deluso dai sapienti greci che si sono fatti beffe di lui, Paolo si sposta a Corinto, dove è ospite dei coniugi Aquila e Priscilla.
51 d.C.: anche Levi-Matteo mette per iscritto il suo Vangelo, rivolto essenzialmente ai Giudei cristianizzati.
52-60 d.C.: Felice è procuratore della Giudea.
53-55 d.C.: terzo viaggio missionario di Paolo in Asia Minore e in Grecia. Risurrezione di Eutico. Erode Agrippa II, figlio di Erode Agrippa I, è nominato tetrarca di Iturea, Traconitide, Abilene e Perea.
54 d.C.: avvelenamento di Claudio da parte della sua seconda moglie Agrippina, che impone sul trono il figlio Lucio Domizio Enobarbo Nerone, appena diciottenne. Paolo scrive le due lettere ai Corinzi. Morte di Filone di Alessandria.

54-57 d.C.: Soggiorno di Paolo ad Efeso.
56 d.C.: è la volta della lettera ai Romani
. Dopo accurate ricerche, Luca scrive il terzo dei Vangeli Sinottici. Morte di Maria, la madre di Gesù.
58 d.C.: Incontro di Paolo con Tito. Giacomo il Minore, vescovo dei Giudeo-cristiani di Gerusalemme e "fratello di Gesù", compone la sua epistola indirizzata « alle dodici tribù che si trovano nella diaspora ».
59-61 d.C.: Paolo è prigioniero a Cesarea.
60-62 d.C.: Festo è procuratore della Giudea. Viene pubblicata l'apocrifa « Apocalisse di Mosè ».
61 d.C.: Giacomo il Minore è lapidato su ordine del sommo sacerdote Anania. Paolo si appella a Cesare e, dopo un naufragio sull'isola di Malta, è condotto a Roma, dove resta agli arresti domiciliari per due anni.
62 d.C.: vengono composte le lettere agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, a Filemone.
63-65 d.C.: Paolo, liberato, compie un ultimo viaggio missionario in Spagna.

64 d.C.: terribile incendio di Roma. Poppea, seconda moglie di Nerone che adora JHWH seguendo la moda delle matrone romane del suo tempo, suggerisce al marito di far ricadere la colpa sui cristiani. 
Si scatena così la prima persecuzione contro la Chiesa. Per rincuorarli, Pietro indirizza a tutti i cristiani dell'impero la sua prima lettera, che rappresenta quindi la prima enciclica della storia.
66 d.C.: le ultime lettere paoline: a Tito e le due a Timoteo. Giuda Taddeo, fratello di Giacomo il Minore, scrive la sua breve lettera « agli eletti che vivono nell'amore di Dio Padre e sono stati preservati per Gesù Cristo ». Martirio di Sant'Andrea, fratello di Simon Pietro, a Patrasso, dove egli è crocifisso su quella che da allora si chiama « croce di Sant'Andrea » (compare per esempio sulla bandiera della Scozia).
67 d.C.: nella persecuzione di Nerone trovano la morte anche Pietro, crocifisso a testa in giù sul colle Vaticano, e Paolo, decapitato presso le Aquae Salviae, sulla via Appia. Subito dopo Nerone è costretto al suicidio dalla ribellione dell'esercito. In un anno si succedono ben tre imperatori imposti dalle truppe.
68 d.C.: approfittando del disordine che regna a Roma, il partito antiromano degli Zeloti dà vita alla prima grande sollevazione giudaica.

69 d.C.: il valoroso generale Tito Flavio Vespasiano, impegnato nell'assedio di Gerusalemme, è acclamato imperatore. Egli parte per Roma e lascia al comando delle operazioni il figlio Tito.
70 d.C.: caduta di Gerusalemme. Nonostante Tito abbia cercato in tutti i modi di salvare il Tempio, esso viene dato alle fiamme da un soldato romano e crolla. Se ne salva solo il muro occidentale, detto « Muro del Pianto ». Giuseppe Flavio, capo delle truppe zelote in Galilea e poi passato dalla parte dei romani, è testimone oculare dell'evento e ce ne lascia testimonianza nella sua « Guerra Giudaica ». Il partito dei Sadducei scompare con la distruzione del tempio, mentre i Farisei sopravvivono e ricostruiscono il Sinedrio a Bet Shean.
73 d.C.: suicidio di massa degli ultimi zeloti superstiti nella fortezza di Masada. Nello stesso anno il siriano Mara Bar Serapion scrive a suo fratello Serapione una lettera il cui testo ci è stato tramandato da un manoscritto siriaco del VII secolo, e che tra l'altro recita: « Che vantaggio trassero gli ateniesi dal condannare a morte Socrate?... gli uomini di Samo dal bruciare Pitagora?... i giudei dal giustiziare il loro sapiente Re? Fu proprio dopo tale [delitto] che il loro regno fu distrutto [evidentemente la distruzione di Gerusalemme]. Dio giustamente vendicò questi tre uomini saggi: gli ateniesi morirono di fame; gli uomini di Samo furono sopraffatti dal mare; i giudei, rovinati e cacciati dalla loro terra, vivono in completa diaspora... »
79-81 d.C.: saggio regno di Tito, definito da Svetonio « la delizia del genere umano ». Grande tolleranza verso i cristiani. Giovanni, vescovo di Efeso, scrive il suo Vangelo ed indirizza ai cristiani le sue tre lettere.
81-96 d.C.: disastroso regno di Domiziano, fratello di Tito, che scatena una nuova terribile persecuzione. Secondo la leggenda egli tenta di martirizzare Giovanni in una caldaia di olio bollente, ma il discepolo prediletto di Gesù ne salta fuori illeso.

85 a.C.: composizione della lettera agli Ebrei da parte di un anonimo discepolo di Paolo.
89 d.C.: Giovanni compone l'Apocalisse durante la sua prigionia nell'isola di Patmos.
93 a.C.: deposizione di Erode Agrippa II e fine della dinastia erodiana.
96 d.C.: assassinio di Domiziano ed ascesa al trono di Nerva, decano dei senatori, cui nel 98 d.C. succederà Traiano, il primo imperatore nato nelle province (ad Italica, in Spagna). Giovanni è liberato e torna ad Efeso.
104 d.C.: morte di Giovanni l'apostolo. Secondo alcuni però egli non è morto, ma è stato assunto in cielo come Elia. Inizia la cosiddetta « era subapostolica », cui appartiene la Seconda Lettera di Pietro, ultimo scritto del Nuovo Testamento.
117 d.C.: grazie ad un intrigo a Traiano, che ha tentato inutilmente di conquistare l'impero dei Parti, succede Elio Adriano, suo conterraneo ed amante di sua moglie Plotina. Adriano si rivelerà però uno dei migliori sovrani della storia di Roma.

120 d.C.: a quest'anno risale il più antico frammento papiraceo del vangelo di Giovanni. Viene composto il cosiddetto Protovangelo di Giacomo, il primo dei Vangeli Apocrifi.
132 d.C.: seconda rivolta ebraica sotto la guida di Simone Bar Kochbà (« figlio della stella »), riconosciuto ufficialmente come il Cristo. Simone tuttavia è sconfitto ed ucciso dall'imperatore Adriano, ed il suo nome viene rapidamente tramutato in Bar Koshbà (« figlio della menzogna »). Adriano espelle tutti i Giudei dalla Terrasanta e ricostruisce Gerusalemme come città pagana con il nome di Elia Capitolina. Sopra la spianata del Tempio erige un altare a Zeus e sopra il sepolcro di Cristo fa erigere un tempio a Dioniso (secondo la leggenda lui pure risuscitato dai morti). In tal modo pensa di sradicare la fede di Ebrei e Cristiani, ma in realtà preserva i luoghi santi per la venerazione dei credenti futuri. Cioè di noi.

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8 janvier 2015 4 08 /01 /janvier /2015 10:19
10/12 Genesi/Genèse 1-11 Cronologia/ Chronologie

 

                       in italiano et en français

10° dei 12 art. diTeologia/Théologie su Genesi/Genèse 1-11

CRONOLOGIA DEGLI EVENTI E DEI PERSONAGGI BIBLICI

Chronologie des événements et des personnages biblique

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

Une vision de l'histoire en 12 articles en lisant Genèse 1-11

ALCUNI PERSONAGGI e EVENTI STORICI

Quelques Personnages et événements historiques

ANNI / Années

4500   Fine del Neolitico. Inizia l'età dei metalli

           Fin du Néolithique. Commence l’age des métaux

           I Sumeri migrano nella bassa Mesopotamia

           Les Sumériens migrent dans la Basse Mésopotamie

4000   L'argilla del "diluvio" trovata da Woolley ad Ur

           La glaise ‘’du déluge’’ trouvée par Woolley à Ur

           Migrazioni in Egitto dal Sahara

           Migrations en Égypte depuis le Sahara

3500   Sorgono le prime civiltà monumentali

           Naissent les premiers civilisations monumentaux

           Primi acquedotti sumerici

           Premiers aqueducs sumériens

           I due regni in Egitto

           Les deux royaumes en Égypte

           Invenzione della scrittura

           Invention de l’écriture

3000   Narmer, Riunificazione dell'Egitto

           (Réunification de l’Égypte) Gilgamesh

           Zoser, Piramide di Saqqara

           Imperatori cinesi leggendari

           (Empereurs chinois légender)

2500   Costruzione di palazzi à Creta

           (construction de palais à Crête), Cheope

           Piramidi di Gizah, Sargon

           Gli Accadi riunificano la Mésopotamia

           Apogeo dei Minoici a Creta

           Apogée des Minois à Crête

           In Egitto sorge il regno medio (royome des Medes)

2000   Tramonto della civiltà sumerica

           Déclin de la civilisation sumérienne

1900   Acme di Moenjo-Daro e Harappa (India)

1800   Terah, Abramo, Isacco

1700   Giacobbe, Hammurabi re di Babilonia, Giuseppe,

           Gli  Hyksos invadono l'Egitto

1600    Fine della civiltà cretese (Fin de la civilisation crétois)

1500    Gli Ebrei schiavi in Egitto  (Les Hébreux esclaves en    

            Égypte), Sinuhe, Il Nuovo regno egiziano

            (le nouveau royaume Égyptien)

1400    Echnaton, L'"esodo-espulsione" (l’exode - expulsion)

1300    Mosè, L' "esodo-fuga" (l’exode fuite)

            Giosuè Conquista di Canaan (Conquête de Canaan)

1200    I Filistei in Palestina (Les Philistins en Palestine)

1100    Debora, Sansone I Giudici (Les Juges)

1000    Samuele, Saul, Davide, Massima espansione del regno

            d'Israele (Expansion maximale du royaume de Israël)

900     Salomone, Scisma Giuda - Israele (Schisme Judas)

800     Elia, Eliseo, La dinastia di Omri in Samaria, Profetismo

700     Ezechia, Isaia, Crolla (écroulement de) Israele. Apogeo

           dell'Assiria. Giosia Riforma religiosa in Giuda 

           (Reforme religieuse en Judas)

600     Crolla Gerusalemme. La cattività babilonese

           (écroulement de Jérusalem. (La captivité en Babylone)

           Esdra, Zorobabele, Editto di Ciro. Ritorno dall'esilio

           (Édit de Cyrus, Retour de l’exile)

500     Neemia Ricostruzione del tempio

           (Reconstruction du Temple) Ester

400     Editto (Édit de) di Artaserse

           Alessandro Magno in Palestina

300     Giuditta? Codificazione del Pentateuco

           (codification du Pentateuque)

           Traduzione della Bibbia detta La "Settanta"

            (La traduction de la Bible dite « La Septante »

200      Giuda Maccabeo Guerres maccabaiches

100      Gli Asmonei

a.C.     Filone Alessandrino Erode regna sulla Palestina

            (Filon Alexandrin Erode règne sur la Palestine)

0          Gesù (Jésus de) di Nazareth

d.C      Tito espugna Gerusalemme

            (Titus s’empare de Jérusalem)

100      Bar Kokhba Gli Ebrei scacciati (chasses) dalla Palestina

200      Tertuliano, Grande persecuzione di Diocleziano

            (Grande persécution de) Diocleziano

300      Editto di Milano (Édit de Milan) S. Ambrogio

            Editto di Tessalonica (Édit de Thessalonique

400      San Girolamo, Sant'Agostino, Caduta dell'impero   

            d'occidente (Chute de l’Empire d’Occident)

500      I Persiani devastano la Palestina

            (Les Perse dévastent la Palestine)

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6 janvier 2015 2 06 /01 /janvier /2015 17:27
9 / 12 di Genesi 1-11  La Tavola Sinottica

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

 

Tavola sinottica  9° dei 12 art. di Teologia de Genesi 1-11

 

IL MONDO IN CUI FU COMPOSTA LA GENESI

 

1:1-2 "In principio" : creazione del cielo e della terra

1:3-25 I primi cinque giorni dell'eptamerone: ordinamento ed abbellimento del creato.

1:26-27 Il sesto giorno: creazione dell'uomo ("maschio e femmina" secondo l'autore cosiddetto "Sacerdotale"

1:28-31 Benedizione della prima coppia umana.

2:1-4a Il settimo giorno: istituzione cosmica del sabato

2:4b-7 Creazione dell'uomo "anima vivente" secondo l'autore cosiddetto "Jahvista".

2:8-14 Il giardino dell'Eden e la "mappa" del mondo noto agli Ebrei del VI secolo a.C.

2:5-17 Ad Adamo nel giardino è proibito di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male.

2:18-23 Creazione della donna.

2:24 Istituzione del matrimonio.

2:25-3:7 I progenitori cedono alla tentazione del serpente.

3:8-13 Il Signore scopre la colpa di Adamo e di sua moglie.

3:14-20 Punizione dei trasgressori.

3:21-24 Cacciata dall'Eden, protetto dalla "spada guizzante".

4:1-2 Nascono i primi figli di Adamo e di Eva.

4:3-5 Caino è invidioso del favore che Dio accorda ad Abele.

4:6-7 Dio tenta inutilmente di dissuadere Caino dall'omicidio.

4:8 Caino porta Abele "nei campi" e lo uccide.

4:9-12 Dio smaschera Caino e lo condanna ad essere fuggiasco.

4:13-15 Pentimento di Caino e condanna della vendetta da parte di Dio.

4:16 Fuga di Caino in Nod.

4:17-22 La stirpe di Caino: l'origine degli artigiani.

4:23-24 Il canto di guerra di Lamec il vendicatore.

4:25-26 Frammento di genealogia di Adamo: gli nasce Set.

5:1-32 La grande genealogia dei Setiti

6:1-4 I giganti dominano la terra.

6:5-8 Dilaga la violenza e Dio decide di mandare il diluvio

6:9-22 Dio ordina a Noè di costruire l'arca.

7:1-5 Dio ordina a Noè di entrare nell'arca con gli animali.

7:6-9 Noè entra nell'arca con la sua famiglia e gli animali

7:10-24 Il diluvio universale (due racconti sovrapposti, uno di tradizione Sacerdotale ed uno di tradizione Jahvista.

 

Vedi"Un racconto del diluvio, anzi due")

 

8:1-5 Dio "si ricorda" di Noè e fa cessare il diluvio.

8:6-12 Noè manda gli uccelli esploratori.

8:13-19 Uscita dall'arca.

8:20-22 Il sacrificio di Noè.

9:1-11 L'alleanza noachica.

9:12-17 L'arcobaleno segno dell'alleanza.

9:18-23 Noè viticoltore si ubriaca.

9:24-29 Maledizione di Cam e di Canaan.

10:1-32 La tavola delle genti (2-5, i Giapetiti; 6-20: i Camiti; 21-31: i Semiti.

11:1-4 La torre di Babele

11:5-9 La confusione delle lingue.

11:10-26 La grande genealogia dei Semiti.

11:27-32 I figli di Terah.

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2 octobre 2014 4 02 /10 /octobre /2014 17:42

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La "Ziggurat" di Babele

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

8° dei 12 art. di Teologia su Genesi 1-11

Un Superman di 5.000 anni fa

Gli Ebrei, come si sa, sono stati schiavi a Babilonia dal 587 al 539 a.C., e quindi avevano dei buoni motivi per odiare quella città, che aveva distrutto il loro Tempio e la loro nazione, e cercava anche di distruggere la loro fede. Ora, in Babilonia

gli Ebrei hanno visto quell'enorme torre a gradoni che era la ZIGGURAT, cioè il tempio principale della città; dicono che fosse veramente alta ed imponente, e non ci stupiamo, visto che ne è rimasta traccia anche nella Bibbia!

Questa ziggurat era, come detto, una torre a gradoni, simile non tanto alle piramidi egizie, quanto piuttosto a quelle maya, che ancor oggi si innalzano nell'America Centrale, fatte di parallelepipedi sovrapposti, più piccoli via via che si sale verso l'alto, con alla sommità un tempietto. Quindi, si trattava di un luogo di culto pagano, ostile al vero Dio. Ecco una foto reale ed una ricostruzione della celebre Ziggurat di Ur, l'unica che sia pervenuta fino a noi (di quella di Babilonia non restano che le fondamenta, il che suona quasi come un ultimo segno di disapprovazione da parte di Dio!)

 

Noi ci sentiamo allora autorizzati a chiederci: questa ziggurat che impressione ha fatto agli Ebrei, quando sono arrivati come schiavi a Babilonia? Evidentemente, di sconfinata SUPERBIA. I Babilonesi erano così superbi che hanno voluto costruire i loro templi tanto in alto da voler sfidare, quasi da bucare il Cielo! In tal modo nasce un altro racconto, che si può definire eziologico nel senso che vuol giustificare l'esistenza di tanti popoli diversi sulla terra; ma questo è un suo aspetto secondario.

Il vero nocciolo storico del racconto va recuperato proprio nell'odio provato dagli Ebrei per la superba Babilonia.

Pensate: ancora nell'Apocalisse, che anche cronologicamente rappresenta uno degli ultimi libri del Nuovo Testamento, essa viene intesa come la NEMICA per eccellenza, tanto che il nome di Babilonia viene utilizzato anche per indicare Roma (Ap 17,1 - 18,24). Ancora oggi, influenzati dalla Bibbia ebraica, quando noi vediamo una confusione pazzesca, la definiamo una "Babilonia"!

E così, nasce l'idea che gli uomini, ad un certo momento della loro storia, si siano fermati in un punto preciso, la pianura di Sennaar. Tale località è menzionata otto volte nell'Antico Testamento, tra cui il capitolo 1 di Daniele e il capitolo 11 di Zaccaria, nei quali viene identificata con quella che attualmente è conosciuta come

Mesopotamia Centrale, cioè il punto dove il Tigri e l'Eufrate avvicinano i loro corsi fino a 40 chilometri. Secondo la maggior parte degli studiosi, Sennaar è in relazione con l'egiziano Sangar (citato nei famosi testi di Tell el Amarna, la capitale di Achenaton) e con Singara, una cittadina ai piedi del monte omonimo in Mesopotamia, che fu colonia romana ai tempi dell'impero, ma c'è anche chi fa derivare questo termine da "Sumer".

In ogni caso, si tratta di un paese povero di pietra, ma ricco di argilla e di bitume, proprio come la zona nella quale fu fondata la grande Babilonia. Ora ne restano solo rovine, ma essa, con Tebe "dalle cento porte" e poche altre, era considerata una delle città meravigliose del mondo pre-ellenico, tant'è vero che i giardini pensili di Babilonia, secondo la leggenda fatti costruire da Semiramide, erano considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. E ciò non era poco, perchè cinque di esse (il colosso di Rodi, il Faro di Alessandria, la statua di Zeus ad Olimpia, la tomba di re Mausolo ad Alicarnasso e il tempio di Diana ad Efeso) erano GRECHE, e solo due (le piramidi di Gizah e, appunto, i giardini pensili) preesistevano alla grecità. Vuol dire che i Greci, che compilarono questa lista, li apprezzavano molto! (le piramidi egiziane rappresentano l'unica delle sette meraviglie esistente ancor oggi.).

 

Siccome Babilonia è così grande e superba, allora deve avere avuto un fondatore altrettanto superbo quanto lei. Questo fondatore è identificato dalla Genesi in NIMROD (o Nemrod), quello che Dante chiama "Nembrotte" alla fiorentina, e che è condannato all' inferno a non parlare alcuna lingua comprensibile e a non capirne nessuna, proprio perché "per lo suo mal coto [ pensiero ] / pur un linguaggio nel mondo non s'usa" (Inferno XXXI, 77-78).

Costui è figlio di Cus, a sua volta figlio di Cam (come tutti i grandi eroi dell'antichità, gli si dà una genealogia ben precisa), e la Genesi ce lo dipinge come un forzuto, come una specie di "superman" o di "Goldrake" di quei tempi. L'Autore infatti sottolinea che egli fu "gran cacciatore al cospetto del Signore", perché la caccia era vista come una prova di forza contro le belve e contro la natura ostile; nel mondo semitico anzi era diventato un proverbio dire "gran cacciatore al cospetto del Signore, come Nimrod". Questo proverbio, evidentemente diffuso ai tempi dell'autore biblico (un po' come oggi sono diffusi "veloce come Achille" o "casta quanto Cleopatra"), viene puntualmente incastonato nel libro della Genesi, e gli viene data una eziologia.

Il regno di Nimrod, il cacciatore
Si dice poi: "le primizie del suo regno furono Babel, Erech, Accad e Calne nella pianura di Sennaar". Di Babel diremo più sotto. Erech è la Uruk patria di Gilgamesh, mentre Accad era la capitale di Sargon, il sovrano più potente del III millennio a.C., fondatore del primo grande impero della storia umana: è possibile che Nimrod abbia assorbito qualche "spacconata" attribuita all'eroe sumerico Gilgamesh e al potente re accadico. Più misteriosa è invece Calne, che non corrisponde a nessuna delle grandi città della Mesopotamia nominata sui nostri libri di storia.

Il famoso archeologo William Foxwell Albright (1891-1971) ha proposto che questo non sia in realtà un nome proprio di città, ma solo la parola ebraica che significa "tutte". Il testo perciò andrebbe così letto: "le primizie del suo regno furono

Babel, Erech e Accad, tutte nella pianura di Sennaar". Ma, essendo essa menzionata anche in Amos 6, 2 e in Isaia 10, 9, c'è chi ha proposto l'identificazione con città realmente esistite. Il primo fu San Gerolamo, che suggerì di identificare Calne con Ctesifonte, la capitale dell’impero dei Parti e poi di quello Sasanide, assai potente alla sua epoca.

Invece l'Easton Bible Dictionary del 1897, basandosi su alcune citazioni del Talmud, collega Calne a Nippur, una delle più antiche città sumeriche, circa 60 miglia a sudest di Babilonia, nel sito dell’attuale Nuffar in Iraq. Si tratta della Calne della Genesi? Altri esegeti hanno voluto vedere in Calne il centro di Kullan-Koy nel nord della Siria, oppure Canneh, menzionata in Ezechiele 27, 23 come una delle città con le quali Tiro commerciava attivamente, o ancora la città di Kainai menzionata da Senofonte sulla riva occidentale del Tigri, presso l'Alto Zab. In ogni caso, una Calne figura tra le conquiste dei sovrani assiri Salmanassar III e Tiglat-Pileser III

La lista delle città fondate da Nimrod prosegue con Assur, Ninive, Rehobot-Ir e Calach. La città di Assur, che diede nome all'Assiria, era posta sul Tigri 350 Km a nord di Babilonia. Ben più nota di Assur è Ninive, che però (è un particolare ignoto a molti) fu capitale degli Assiri solo durante l'ultimo secolo del loro impero, il VII a.C. Prima di essere elevata a capitale dal re Sennacherib (704-681 a.C.), era solo un piccolo centro abitato, per quanto di origine antichissima, e dunque difficilmente Nimrod può averla fondata contemporaneamente alle altre metropoli dell'antica Mesopotamia come Babilonia, Uruk e Accad.

Ai tempi della redazione finale del Pentateuco, tuttavia, Ninive era una città potentissima, e solo l'alleanza fra i popoli più bellicosi del mondo poté aver ragione di essa; di qui l'evidente anacronismo (l'Autore Biblico la credeva antica quanto Uruk). L'ubicazione di Rehobot-Ir non è nota; siccome tale espressione può significare "larghe strade", essa potrebbe far riferimento a Ninive stessa, piuttosto che ad una città differente, cosicché forse si dovrebbe leggere "Ninive dalle larghe vie" (un epiteto di sapore molto omerico).

Calach fu fondata dal re Salmanassar I

(1265-1233 a.C.) come nuova capitale dell'impero Assiro in sostituzione di Assur, ed oggi gli arabi la chiamano Nimrud, proprio in onore del suo leggendario fondatore. Il versetto 10, 11 dunque elenca tutte e tre le capitali assire: Assur, Ninive e Calach, attribuendone la fondazione al nipote di Cam. Il versetto successivo tuttavia aggiunge alla lista la città di "Resen tra Ninive e Càlach; e questa è la GRANDE CITTÀ". Quale delle tre sarà la grande città nella mente dell'Autore Biblico: Resen, Ninive o Calach? La logica vorrebbe Ninive, anche perchè non si conosce alcuna "grande città" della Mesopotamia chiamata Resen, fondata tra le due capitali assire.

Alcuni hanno identificato Resen con Karamlish, nell'Iraq del nord, 30 km a sudest di Mossul: effettivamente era un centro abitato importante già nell'epoca sumerica, ma fu devastata durante la ribellione di Assurdaninpal contro suo padre, il re assiro Salmanassar III (859-824 a.C.), e declinò rapidamente.

Tuttavia il re Sargon II (722-705 a.C.), il distruttore di Samaria, la fece restaurare e la utilizzò come sua capitale temporanea; secondo alcuni perciò questo è il motivo per cui l'Autore Biblico la definì "la grande città", essendolo effettivamente al tempo in cui si formò il testo delle imprese di Nimrod così come oggi ci è pervenuto. Nelle lingue semitiche "resen" può significare "serbatoio d'acqua", ed in effetti Karamlish sorge in un'oasi circondata da colline: il posto ideale, dunque, nel quale il mitico Nimrod avrebbe potuto edificare una "grande città".

 

Ma chi è questo benedetto Nimrod? Il suo nome può derivare dal verbo ebraico maradh, "ribellarsi". Nel Talmud babilonese infatti si legge: "Perché, allora, fu chiamato Nimrod? Perché istigò il mondo intero a ribellarsi alla sovranità di Dio", avviando la costruzione della Torre di Babele, come diremo tra poco. Le città da lui fondate corrispondono all'impero di Sargon il Grande, vissuto attorno al 2300 a.C., fondatore della dinastia accadica, la prima che unificò tutta la Mesopotamia. Anche di lui, come del biblico Nimrod, si narravano imprese leggendarie (lui stesso afferma di essere stato affidato alle acque dell'Eufrate in una cesta, come Mosè, e di essere stato raccolto e allevato da Akki, il giardiniere degli déi, per poi godere nientemeno che delle grazie di Ishtar, la dea dell'amore).

Sargon

Sargon di Accad, Museo Nazionale dell’Iraq

Qui sopra si vede un suo ritratto in bronzo proveniente da Ninive; appare però improbabile che l'Autore Biblico si sia ispirato a un personaggio così lontano da lui. È un dato di fatto che la caccia fu una delle occupazioni degli imperatori assiri (fra i soggetti preferiti dall'arte di quel popolo vi sono le grandiose scene di caccia grossa di cui i loro re sono protagonisti). E uno dei primi fra i sovrani assiri fu Tukulti-Ninurta I ("la mia fiducia è in Ninurta", il dio della guerra), figlio e successore di Salmanassar I, che regnò fra il 1233 e il 1207 a.C. Egli sconfisse gli Ittiti e i Cassiti, conquistò Babilonia e pose le basi della grandezza del suo popolo.

In pratica, egli fu più o meno contemporaneo della Guerra di Troia e dell'Esodo degli Ebrei dall'Egitto. Il ricordo delle sue imprese arrivò fino agli storici greci dell'epoca ellenistica, che lo chiamarono Nino, storpiando la seconda parte del suo nome, e ritenendolo il fondatore eponimo di Ninive, come Romolo di Roma. Non è escluso che il suo nome possa essere stato storpiato dagli Ebrei in Nimrod, sovrapponendolo alla suddetta etimologia riguardante una sua ribellione contro Dio.

"Le genti / che in Sennaar con lui superbe fuoro"
Ma che tipo di ribellione? La prima città fondata da Nimrod secondo l'autore biblico è proprio Babel, e perciò apparve naturale associare il nome del re mitologico all'edificazione della torre di Babele narrata in Genesi 11, vicenda che inizialmente era del tutto indipendente dalle "genealogie" della tavola delle genti. L'Autore Biblico ci dice che l'intera umanità, che a quei tempi aveva un medesimo linguaggio, viene a radunarsi nella pianura di Sennaar, e che comincia a costruire una città. Dopotutto anche Caino, dopo essere fuggito lontano da suo padre e da sua madre, come prima cosa aveva costruito una città per suo figlio. Dunque, costruire una città è un'impresa da peccatori. Inoltre, in questo caso si tratta della madre di tutte le città, perchè Nimrod vuole costruire una torre talmente alta che nessun diluvio possa più abbatterla, e che si veda da qualunque parte della terra, come un monito per tutta l'umanità. Arrivare fino al cielo e sfidare Dio a faccia a faccia non è intenzione di Nimrod espressa dalla Bibbia, ma un'interpretazione rabbinica successiva (in ebraico, un midrash); ciò non toglie comunque che si tratta di una chiosa particolarmente efficace, in accordo con la suprema superbia che si era soliti attribuire agli imperatori assiri, cui l'autore sta evidentemente pensando mentre tratteggia la figura di Nimrod.

 

Naturalmente, in linea con la solita "teoria della retribuzione", a mezzo dell'opera arriva Dio; col suo intervento diretto, dice: "Gli uomini sono un sol popolo ed hanno un solo linguaggio; confondiamoglielo ben bene, così non potranno mai terminare l'opera." Nel capitolo 3 aveva detto, quasi allo stesso modo: "Adesso l'uomo sa la differenza tra il bene e il male; facciamo in modo che non stenda la mano e non colga dell'albero della vita, così che viva per sempre..." È un'azione PREVENTIVA. E il risultato qual è? Non il fatto che la torre cada a pezzi, anche se Jahweh potrebbe darle un calcio e annientarla come un castello di sabbia; preferisce agire sull'uomo, non sulle cose, e questo è il punto più importante del racconto della torre di Babele.

 

Gli uomini non si capiscono più per opera divina; parlano lingue diverse, e allora, come dice l'epitome rabbinica, a chi chiede la malta vengono dati i mattoni, a chi chiede il martello viene data la sega; e allora gli uomini, non capendosi più l'un con l'altro, decidono di interrompere l' opera. Se qualcuno di voi ha letto a scuola la "Divina Commedia" con più entusiasmo di quanto non pretenda il professore medio, ricorderà quanto dice Dante in Purgatorio XII, 34-36: "Vedea Nembrot a piè del gran lavoro, / quasi smarrito, e riguardar le genti / che in Sennaar con lui superbe fuoro..." La descrizione è potentissima: Dante "fotografa" un Nimrod rimasto solo, con gli ultimi compagni che gli restano, ai piedi delle immense rovine della costruzione che doveva essere la più bella, la più grande, la più fastosa, ed è rimasta lì incompleta, come simbolo dell'impotenza umana a realizzare progetti che vanno al di là delle nostre capacità.

 

Secondo voi, quale nome voleva imporre Nimrod a questa città? La tradizione posteriore ha detto "Nimrod", ovviamente, il suo STESSO nome, come Caino chiama "Enoc" la città di suo figlio Enoc. Anche Roma ha avuto il nome del suo fondatore, Romolo; e così via. Invece, a questa città rimane appiccicato il nome di Babel, che in ebraico significa "CONFUSIONE". In effetti, Babel somiglia un pochettino a Babilonia. In realtà, probabilmente in accadico Babilonia significa "Porta del dio", un nome molto più nobile; ma, come vi ho detto, gli Ebrei tendevano ad accostare al nome di ogni cosa un'etimologia che alludeva a qualcos'altro, in modo da spiegare in qualche modo il significato e il posto che tutto ha nella storia. In questo caso, nessun ruolo peggiore poteva essere assegnato a Babilonia, di quello di essere simbolo di confusione. Voi dovete immaginare questo crocevia di popoli che vanno e che vengono da ogni parte dell'immenso impero di Nabucodonosor; allora gli Ebrei, che sono lì e sentono parlare tutte le lingue della terra, dicono: "Qui Dio è intervenuto ed ha confuso le lingue, che prima erano una sola." E così abbiamo ricostruito la genesi di questo racconto.

I patriarchi postdiluviani
Oh, beninteso, non dovete pensare che, perchè io vi ho raccontato tutto questo, la Bibbia possa essere DEMITIZZATA, o magari DERISA. No, assolutamente. Noi abbiamo fatto questo lavoro di penetrazione per capire qual è il vero significato della Bibbia; e a qualche risultato siamo arrivati, dal momento che abbiamo capito qual era il vero senso del racconto della Creazione, della caduta di Adamo nel peccato, dell'uccisione di Abele il giusto, del diluvio, della torre di Babele... A questo punto, per completare il nostro discorso, non ci resta che l'ultima parte del cap. 11, cioè la genealogia di Abramo.

Siccome questa genealogia parte ancora da Noè, anche qui dobbiamo purtroppo ammettere che si tratta di dati mitici. Anche se... è evidente che questi patriarchi, in qualche modo, tendevano a conservare una specie di "STORIA PATRIA", e quindi a passarsi di bocca in bocca i nomi dei propri antenati. Per esempio, anche nelle nostre famiglie si tende a ricordare i nomi dei trisnonni, e a volte anche i loro mestieri (mugnai, traghettatori sul fiume...).

 

E ciò è successo anche ai patriarchi, che si sono ricordati delle liste di nomi, non sempre fasulli; a volte sono effettivamente il ricordo di ANTICHE GENEALOGIE. In 10, 24 e in 11, 12 si dice che Arfaksad generò Selach, personaggio non meglio conosciuto il cui nome in ebraico significa "inviato" (la stessa etimologia della Piscina di Siloe in Gerusalemme, che "invia" l'acqua) o, secondo altre interpretazioni, "prosperità" (un nome benaugurale per molti figli in Israele). Ma ben più importante di lui è suo figlio

Eber, poiché il suo nome contiene evidentemente la radice eponima dello stesso popolo ebraico! Comunemente si ritiene che il suo nome significhi "AL DI LÀ"; quindi, lascia intendere che certi popoli vivevano "al di là del fiume", forse l'Eufrate, vista la provenienza di Abramo. Da Eber è derivato il nome degli Ebrei, dato forse loro dai Cananei, perchè provenivano "dal di là" del Giordano; tale etnonimo è noto anche dalle iscrizioni egiziane, che parlano degli Habiru.

I figli di Joktan
Di Eber in 10, 25 si dice che ebbe due figli, Peleg ed Joktan (in 11, 16 si parla del solo Peleg). Del primo viene data un'etimologia leggendaria: Peleg significherebbe "divisione", dal momento che "ai suoi tempi fu divisa la terra". Il significato del suo nome tuttavia corrisponde esattamente al sostantivo accadico pulukku, che indicava una divisione del territorio per mezzo di confini; anche il corrispondente verbo assiro, palgu, si riferisce alla divisione dei terreni per mezzo di canali e sistemi di irrigazione.

Vi era una città che portava il nome di Peleg, e precisamente il centro accadico di Phalgu, le cui rovine si trovano alla confluenza tra l'Eufrate e il fiume Chebar, meglio noto grazie ad Ezechiele 1:1.

E così, abbiamo la sensazione che anche i nomi presenti nella Grande Genealogia dei Semiti rimandino a località, più che ad individui storicamente vissuti. La conferma viene dal fratello di Peleg, Joktan, indicato da Gen 10:26-30 come il progenitore di non meno di tredici tribù arabe, ed il cui nome ritroviamo oggi in quello della città di Jectan, nei pressi dell'odierna Mecca.

 

Il nome del suo primogenito Almodad è affine a quello della tribù araba degli al-Morad. Il secondogenito Selef porta il nome di una tribù yemenita la cui capitale, Sulaf , si trova circa 90 km a nord di San'a. Il terzogenito Ascarmavet, chiamato Asermoth da Giuseppe Flavio, porta un nome incredibilmente simile all'Hadramaut, una valle che corre parallela alla costa meridionale dell'Arabia per oltre 300 chilometri, e il cui nome può significare "città della morte" (per l'aridità del terreno). Strabone ci dice che la tribù di Ascarmavet era una delle quattro principali tribù arabe preislamiche. Il quartogenito Jerach porta il nome di una città araba non lontano dall'Hadramaut, già citata come Yarki nelle iscrizioni di Assurbanipal.

Anche il quintogenito Adocam porta il nome di Hurarina nelle iscrizioni di Assurbanipal, e la corrispondente tribù araba era stanziata vicino a Yarki. Ben più importante appare il sestogenito Uzal (Giuseppe Flavio lo chiama Aizel), poiché secondo gli storici arabi ci dicono che Azal era il nome preislamico della città di San'a, la moderna capitale dello Yemen! Il settimo figlio Dikla appare nei documenti accadici come Diklat e in quelli assiri come Idiklat, ad indicare il fiume Tigri; ciò indicherebbe come luogo di insediamento di Dikla una regione a nord del Golfo Persico o nell'estremo nordest della penisola arabica.

L'ottavo figlio Obal rappresenta una tribù dell'Arabia meridionale già nota come Ebal o Abil. Il nono figlio Abimael ha il nome di una tribù dello Yemen, dove è nota la sua esistenza da antiche iscrizioni sabee. Il decimo figlio Saba fa evidente riferimento alla terra d'origine della Regina di Saba, già citata in 10:7 nella Tavola delle Genti. L'undicesimo figlio Ofir porta un nome ben noto alla Bibbia, giacché Salomone importava da Ofir oro, legno di sandalo e pietre preziose secondo 1 Re 9:28 e 10-11 e secondo 2 Cronache 8:18 e 9-10.

 

Il paese di Ofir divenne addirittura proverbiale come luogo di ricchezze (un po' come noi oggi diciamo "vale un Perù"!): nel Salmo 45:9 si dice del Re "Figlie di re sono fra le tue dame d'onore, alla tua destra sta la regina, adorna d'oro di Ofir", e in Isaia 13, 12 "renderò gli uomini più rari dell'oro fino, più rari dell'oro di Ofir." Questo nome proverbiale si è conservato fino ad oggi in quello della città costiera di Ma'afir nel sudovest dell'Arabia Saudita. Anche sul

dodicesimo figlio Avila c'è poco da dire, essendo già stato citato nella Tavola delle Genti come secondogenito di Cus (e quindi come camita). Infine, il tredicesimo figlio Ibab porta il nome di un popolo già noto agli Accadi con il nome di Labibi, e conservatosi sino ad oggi nella città di Juhaibab, vicina all'odierna Mecca.

Gli antenati di Abramo
Torniamo ora agli antenati di Abramo. In 11,18 si cita il nome del primogenito di Peleg, Reu. Questo compare come nome di persona già nei documenti accadici, nella forma Ra'u, poi grecizzato in Ragau. Reu era il nome di un'isola dell'Eufrate presso la città di Anat, ma come Selach anche questo può essere un nome comune di persona, con il significato di "Ecco!" (sottinteso: un figlio, come dicevano le levatrici mostrando il rampollo a suo padre). Torniamo ai toponimi con il figlio di Reu, Serug, il cui nome è quello di una città e del distretto corrispondente, noto agli Accadi come Sarugi, ad ovest di Haran. L'ipotesi corrente è che dal termine Serug sia derivato un nome oggi famosissimo, quello della Siria (c'è però chi affèrma che esso sia una deformazione del nome dell'antica Assiria).

 

Anche il nome del figlio di Serug, Nacor, ci è noto da iscrizioni di Assurbanipal e dalle tavolette di argilla ritrovate a Mari, che contengono il nome Nahur, con riferimento ad una città importante nel secondo millennio a.C. Nacor è anche il nome di uno dei fratelli di Abramo. Ed arriviamo così a Terach, il padre di Abramo, ultimo uomo al quale la Genesi assegna una vita lunga più di due secoli. Nella letteratura semitica il suo nome è associato a quello del dio della luna, e va collegato ai cosiddetti teraphim, piccole raffigurazioni idolatriche che sono state rinvenute in moltissime case del secondo millennio a.C. È possibile che la maggior parte delle famiglie li tenesse in casa come i Romani facevano con i Penati, i numi tutelari del focolare domestico. Tuttavia, vicino alla città di Haran vi era anche un centro abitato con il nome di Terach, noto agli Accadi come Turahu e agli assiri come Turahi.

Terach secondo Gen 11, 26 ebbe tre figli: Abramo, Nahor e Haran.

Haran, il più giovane dei tre figli, sarebbe nato ad Ur e vi sarebbe morto in giovane età, dopo aver generato Lot, che da allora in poi Abramo avrebbe trattato come un figlio. La tradizione successiva dirà che suo padre Terach non si è limitato ad emigrare con la sua tribù ad Haran, ma avrebbe addirittura fondato quella città, chiamandola così in onore di suo figlio. Tale città sorgeva sulla strada principale che congiungeva Ninive a Karkemish, due centri importanti all'epoca dell'Autore Biblico, ma non a quella di Abramo.

Essa corrisponde alla romana Carre, dove Crasso trovò la morte, sconfitto dai Parti; nell'Alta Mesopotamia essa era uno dei principali centri del culto lunare, che come abbiamo detto era associato al nome di Terach (pare che il suo tempio fosse altrettanto famoso della ziggurat di Ur). Quanto infine ad Abramo, il fondatore del monoteismo come noi oggi lo conosciamo, a Babilonia è stata ritrovata una tavoletta di argilla sulla quale è riportato il nome di un uomo chiamato Abi-Ramu, ed anche nelle tavolette di Ebla compare un Abarama; ad Ebla è attestato anche il nome di Sarai.

 

Il significato comunemente accettato di questo nome è "PADRE ECCELSO", ma in seguito, con una piccola modifica, diverrà "PADRE DI UNA MOLTITUDINE". Questa trasformazione non è un fatto casuale: la Genesi la presenta come un intervento diretto dell'Altissimo, che cambia nome al suo pupillo. Tutti i nomi geografici vengono imposti ai diversi luoghi dal loro scopritore, al momento di prenderne possesso: imporre il nome vuol dire cioè RIAFFERMARE LA POTESTÀ su qualcosa. Quando Dio muta il nome di qualcuno, vuol dire che gli assegna un ruolo nella storia.

Ad Abramo assegna il destino di non essere più un padre, eccelso sì, ma solo dei propri figli, bensì quello di essere il padre di una moltitudine di credenti (degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani). Non so se lo sapevate, ma al momento dell'annunciazione l'arcangelo Gabriele cambia nome anche a Maria, assegnandole quello che viene chiamato il suo "nome di grazia": Kekaritomene, cioè "la Piena di Grazia", l'"oggetto dell'amore" di Dio.

 

Epilogo: non "storicamente certi", ma "storicamente accertabili"
Con questo, abbiamo concluso l'analisi della possibile storicità della parte "mitico -sapienziale" della Genesi. Le avventure di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe non possono ancora essere considerate storiche nel senso moderno della parola, in quanto questi quattro personaggi appartengono ancora alla cultura ORALE: le loro tradizioni per secoli sono state tramandate oralmente, e perciò sono state soggette ad un lungo periodo di rielaborazione, con la conseguenza che qualcosa è stato modificato, tagliato o ingigantito. Pensate che proprio i discorsi di Dio ad Abramo, e cioè i brani che danno l'impressione di maggior storicità, sono i più TARDI di tutte le storie dei patriarchi.

Paiono scritti in presa diretta, quasi fossero stati stenografati, eppure sono stati composti verso il 500 a.C., e cioè quasi 15 secoli dopo le vicende a cui si riferiscono! È ovvio che non possiamo pretendere la storicità da questi racconti: essi sono velati da elementi sapienziali, cioè vogliono raccontare un progetto di Dio, non tanto una storia come la successione al trono di Davide.

 

Tuttavia, nonostante questo, la figura di Abramo, e quindi anche quelle di Isacco, Giacobbe e Giuseppe, pur non essendo storicamente certe, perchè non possediamo (a differenza dei re d'Israele) documenti archeologici che ne comprovino l'esistenza,

sono da ritenersi storicamente accertabili, rientrando in un preciso quadro storico. In esso, gli Ebrei non erano un popolo stanziale, come lo troviamo ai tempi dei Re, o anche solo dei Giudici; bensì dei pastori nomadi. Cosa dice Mosè al suo popolo in Deut 26, 4 ss.? "Mio padre era un arameo errante".

È il fondamento di tutti i discorsi sul passato degli Ebrei. All'inizio erano NOMADI, come i beduini; solo in seguito sono divenuti SEDENTARI. Quindi Abramo, Isacco e Giacobbe si collocano in quel preciso momento storico nel quale gli Ebrei non erano ancora ciò che noi conosciamo di loro attraverso i documenti storici, cioè non erano ancora un popolo stanziale come le altre civiltà monumentali loro contemporanee. E siccome ai loro lontani discendenti dell'immediato post-esilio babilonese interessava sapere chi fossero i loro antenati, e cosa ci facessero in quell'angolo di mondo (dopotutto non interessa forse anche a noi?), fu definitivamente messo per iscritto quell'insieme di tradizioni diverse, alcune delle quali risalenti al regno di Davide, che finì per costituire il libro che oggi conosciamo come "la Genesi".

 

A partire da questo intento fondamentalmente didattico, in modo da far comprendere ai pii israeliti quale fosse il fondamento storico della loro fede, la narrazione venne poi estrapolata (per soddisfare una curiosità innata in tutti noi) fino a dare una risposta alla famosa ed eterna domanda: "Qual è mai stato il principio di tutte le cose?"

Molto bene, credo che la domanda che ci siamo posti all'inizio circa la possibile storicità degli eventi di Genesi 1-11, ha ormai ricevuto una più che adeguata risposta.

Naturalmente, questa mia analisi non pretende di esaurire l'argomento, ma vuole essere solo un punto di partenza per chi vuole approfondire i temi dell'esegesi biblica; ed è a questo fine, che ho preparato per voi un elenco dettagliato di tutti gli eventi di Genesi 1-11, raccolti versetto per versetto, come potete vedere nell'Appendice. Dal canto mio, io spero di non avervi annoiato, trattenendovi così a lungo su questo tema, perché vale anche per me l'ammonimento del Siracide (7,14): "Non parlare troppo a lungo nell'assemblea!" Grazie dell'attenzione, e al prossimo ipertesto.

 

Vedi: Tavola sinottica 9° dei 12 art. diTeologia su Genesi 1-11

Superman di 5000 anni fa, 8 / 12 de Genesi 1-11
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16 septembre 2014 2 16 /09 /septembre /2014 09:49

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

6° dei 12 art. di Teologia su Genesi 1-11, Una visione della Storia

Il cosmo ritorna al caos

Arriviamo così al DILUVIO, con tutti i coloriti particolari che caratterizzano questo brano biblico: Dio si rivela a Noè, anche se la Bibbia non dice COME, mentre invece dice per esempio come si manifesta a Mosè, nel roveto ardente, o ad Elia, nella brezza leggera. Invece circa la vocazione di Noè non si dice nulla, e questa è un'altra prova del fatto che questi capitoli della Genesi non sono un taccuino sul quale sono stati stenografati fatti che si sono svolti realmente, altrimenti sarebbero annotati anche tutti i particolari.

Ci si direbbe, per esempio: Noè dormiva, e Dio gli appare in sogno, come a San Giuseppe; oppure, Noè era in barca e stava pescando, quando all'improvviso è stato percosso da raffiche di vento, e in queste raffiche ha udito la voce di Dio, come mostra il citato film "la Creazione e il Diluvio" di Ermanno Olmi.

 

No, niente di tutto questo. E, del resto, le modalità di questa "chiamata" non ci interessano. A noi interessa il fatto che, in qualche modo,

Dio parla a Noè, il predestinato a riperpetuare l'umanità, il nuovo Adamo, e gli ordina di fabbricare l'arca, perché tutti gli uomini e tutti gli esseri viventi periranno nel diluvio.

Notate che Noè non cerca in nessun modo di discolpare l'umanità, né dice (come fa Abramo di fronte a Sodoma e Gomorra) "ma come può il Signore far perire insieme il giusto e l'innocente?" No, lui non discute: fa come Abramo quando parte da Haran diretto a Canaan.

 

Questi personaggi antichi non stanno a fare troppe cerimonie: semplicemente Noè obbedisce e costruisce l'arca, insieme ai suoi figli. Tutti i particolari, qui, sono epurati: la storia di Noè è ridotta all'osso; arriva il diluvio e tutti muoiono. Tra l'altro, è da notare che il diluvio ha diverse cause. In Genesi 7:11 si dice: "eruppero tutte le sorgenti del grande abisso, e le cateratte del cielo si aprirono".

Cosa significa?

Dovete sapere che la volta celeste si riteneva dotata di fori, detti "cateratte del cielo", la cui apertura giustificava le precipitazioni atmosferiche; aprendole interamente, la protezione offerta all'uomo da parte del firmamento solido contro la minacciosa presenza sopra il suo capo dell'oceano Celeste viene a cessare, le acque superiori si riversano sulla terra mescolandosi a quelle inferiori, e si ritorna alla situazione precedente il secondo giorno della Creazione, quando le acque occupavano disordinatamente tutto lo spazio.

 

Viene allora spontaneo condividere l'affermazione di Cimosa: "la creazione aveva fatto del caos un cosmo;

il diluvio fa del cosmo un caos" (non dimentichiamo che "Cosmos" in greco significa "ordine"). Egli prosegue: "Dio fa cessare gli effetti della Sua opera creatrice. Le acque che sommergono i monti più alti della terra, distruggendo con l'uomo anche gli animali, non sono altro che il ritorno dell' universo alle sue condizioni primitive: immagine delle dimensioni cosmiche del peccato, come rifiuto di Dio.

Il mondo ha un senso quando l'uomo lo conduce al suo vero progresso, attuando in sé l'immagine divina, mentre il disfacimento dell'immagine di Dio nell' uomo ha per conseguenza il disfacimento della Creazione. (...) L' acqua sarà un elemento ambivalente: i flutti che inghiottono hanno pure il compito di salvare, perchè sostengono l'arca del giusto". Si coglie qui il cosiddetto "principio antropico" che domina la cosmogonia ebraica e mediorientale in genere:

il cosmo è creato per l'uomo, per l'uomo il cosmo viene distrutto. Persino la scienza contemporanea è stata influenzata talvolta da questo modo di pensare.

 

Non ci sono però solo le cateratte del cielo che si aprono: c'è anche una non meglio identificata "eruzione" dal basso, da parte delle "sorgenti dell'Abisso", quella "piattaforma primordiale" su cui, come abbiamo detto, poggerebbe il creato.

C'è chi parla di un terremoto catastrofico, che avrebbe dato il colpo di grazia all'umanità; c'è chi vuole vedere in quel ”eruppero" la descrizione di un'eruzione vulcanica di proporzioni colossali, molto più distruttiva di quelle a noi ben note del Krakatoa e del Pinatubo. Qualcun altro, poi, spiega questo versetto oscuro come un'occlusione di quei canali sotterranei che, avrebbero collegato gli oceani terrestri con l'Abisso.

Allora, molto semplicemente, le acque piovute dal cielo non avrebbero più potuto scendere verso il basso per gravità, un po' come se noi apriamo il rubinetto del lavabo, ma tappiamo lo scarico: l'acqua si accumula nel lavandino stesso. Le interpretazioni si sprecano, perché non è possibile entrare nella mente dell'autore biblico.

Il diluvio fu prodotto da una cometa?


Questa molteplicità di soluzioni ha suggerito, anche in questo caso, di compiere dei calcoli di tipo concordistico, per determinare quanta acqua doveva cadere dal cielo per sommergere tutte le terre.

Secondo tali calcoli, se in cielo ci fosse stata abbastanza acqua sotto forma di nubi per ricoprire tutti i continenti fino alla cima dell'Everest, ebbene, la pressione atmosferica immediatamente prima del diluvio avrebbe raggiunto le 500 atmosfere, vale a dire 500 volte la pressione normale a livello del mare!

Quindi, tutti gli esseri viventi sarebbero morti soffocati già prima del diluvio, Noè e la sua famiglia compresi! Questo è certamente concordismo, ma almeno ci conferma che SICURAMENTE il diluvio non è avvenuto come noi pensiamo comunemente.

 

Può darsi che, come dice qualcuno, esso sia avvenuto soltanto sulle regioni allora abitate dall'uomo; oppure, può darsi addirittura che sia stata distrutta solo una parte dell'umanità, cioè che alla base della tradizione dell'arca di Noè ci sia un evento catastrofico primordiale, poi "gonfiato" dalla sbrigliata fantasia dei nostri antenati.

Al proposito, qualcuno ha avanzato addirittura l'ipotesi che il diluvio universale, così come ci viene raccontato non solo dalla Bibbia, ma anche da tutte le altre civiltà antiche, sia da identificarsi con la

distruzione della favolosa Atlantide, raccontata da Platone nei suoi dialoghi "Timeo" e "Crizia". Si tratta solo di illazioni, perché nulla noi sappiamo di quella mitica isola, nonostante che parapsicologi e ufologi abbiano versato fiumi d'inchiostro a questo proposito.

 

Allo stesso modo, non sappiamo se il diluvio biblico si può identificare o no con una delle terrificanti alluvioni che sconvolsero la bassa Mesopotamia in epoche protostoriche. Sir Leonard Woolley, il famoso archeologo che all'inizio del secolo disseppellì le rovine di Ur dei Caldei (patria di Abramo secondo Genesi 11:28) dalle sabbie del basso Iraq, prese una celebre cantonata mandando a Londra un telegramma, con il quale annunciava la scoperta dei sedimenti lasciati dal diluvio universale!

In realtà, gli spessi strati di argilla che egli aveva individuato erano sì quelli lasciati da una fortissima alluvione, ma non di proporzioni così terribili da ricoprire tutta la terra, e nemmeno tutto l'Oriente antico. In realtà si trattava di una spaventosa inondazione che aveva interessato solo la bassa valle dei fiumi Tigri ed Eufrate nel IV millennio a.C.

 

Nel 1992 Alexander ed Edith Kristian Tollmann, professori di geologia all’Università di Vienna hanno pubblicato uno studio nel quale asserivano che a provocare il ricordo ancestrale del diluvio universale fu l'impatto di una cometa alla fine del Pleistocene, circa 13.000 anni fa. Composta per l'80 % di ghiaccio d'acqua, essa si sarebbe frantumata in più blocchi nel passaggio ravvicinato presso il Sole, finendo negli oceani: nel Mar di Tasman (a sud dell' Australia), nel Mar Cinese meridionale, nella parte occidentale dell' Oceano Indiano, a sud delle Azzorre, nel Pacifico al largo del Guatemala e ad ovest della Terra del Fuoco.

I conseguenti tsunami avrebbero sommerso le culture dell'Età della Pietra, provocando il sorgere delle tradizioni di un leggendario innalzamento delle acque, sufficiente per cancellare quasi tutta l'umanità dalla faccia della Terra, e lasciando dietro di sé una mai dimenticata paura millenaria.

 

Le prove degli impatti cometari sarebbero costituiti dalle tectiti (frammenti di roccia vetrosa, fusa dall'enorme calore dell'impatto) rinvenute nelle aree marine suddette; l'età degli ultimi mammut di Yurybey, in Siberia, scomparsi proprio in quell'epoca; la misteriosa ed improvvisa fine della Cultura di Clovis (dall'omonima località del Nuovo Messico); e l'eccesso di carbonio osservabile nel legno degli alberi di quell'epoca.

Secondo altri, invece, l'unico fenomeno di proporzioni planetarie che può aver prodotto la tradizione del diluvio sia lo scioglimento dei ghiacciai dell'ultima glaciazione, avvenuto all'incirca nel 10.000 a.C., quindi quando l'uomo abitava già ampie porzioni del nostro pianeta.

 

In quell'occasione, il livello degli oceani salì di 100 metri, sommergendo molti arcipelaghi e tutte le zone costiere del globo: non è dunque da escludere che anche la leggenda della perduta Atlantide, se mai è esistita un'Atlantide sulla terra, debba riferirsi al sommergimento di qualche città preistorica sorta sulla costa (dopotutto, anche le rovine di Gerico risalgono fino al IX millennio a.C.!) Il rapido salire delle acque dovette apparire ai nostri progenitori come un vero diluvio universale, e potrebbe spiegare quel misterioso "eruppero le sorgenti del grande Abisso" di cui vi ho parlato prima.

L'alleanza noachica e il suo significato


Sono ipotesi seducenti, ma a noi interessa solo il SIGNIFICATO del racconto del diluvio, e cioè: Dio può anche distruggere l'umanità, può anche pentirsi di tutto ciò che ha fatto, però si ricorda sempre delle promesse fatte, salvando i giusti.

Certo, può benissimo darsi che un'antica alluvione mesopotamica, o anche una catastrofe di proporzioni maggiori come la caduta di una cometa o lo scioglimento dei ghiacci quaternari, possa aver impressionato a tal punto i nostri tris-trisnonni da far ritenere loro che l'intero genere umano fosse perito, lasciando un indelebile "imprinting" in tutte le mitologie, comprese quelle degli Aztechi e dei Maya, al di là dell'Oceano Atlantico.

 

Ciò che conta è però il fatto che, come abbiamo detto nel caso del "poema di Gilgamesh" che vi ho riassunto nel 5^ capitolo, vi sono delle differenze fondamentali fra queste estrose mitologie ed il brano biblico di Genesi 6-9. E la differenza fondamentale sta proprio alla fine, cioè nel comparire dell'ARCOBALENO.

Quando infatti il diluvio è cessato, le acque sono scemate, Noè ha mandato fuori gli uccelli (la stessa cosa l'ha fatta anche Ut-Napishtim), l'arca s'è fermata sull'Ararat (la regione di Urartu, oggi Armenia) e Noè l'ha scoperchiata per fare uscire gli animali, il patriarca ed i suoi congiunti offrono un OLOCAUSTO a Dio per ringraziarLo di averli salvati, e Dio risponde "odorandone la soave fragranza" (Genesi 8:21a). E qui accade l'incredibile: il Signore si pente per la seconda volta! Dice infatti: "Non colpirò più ogni essere vivente, come ho fatto: finché durerà la terra, semina e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai!" (8: 21b-22).

 

Stringe così la sua alleanza con Noè: "Vedi, io getto il mio arco sulle nubi" (che è poi l'arcobaleno) "ed esso sarà il segno dell'alleanza tra Me e la terra. Quando radunerò le nubi sulla terra ed apparirà l'arco sulle nubi, ricorderò la Mia alleanza tra Me e voi ed ogni essere che vive in ogni carne, e non verranno più le acque del diluvio a distruggere ogni carne." (8:13-15) Questo ha un'importanza fondamentale, perchè per la prima volta Dio non è più lontano anni luce dall'uomo, ma gli si fa così vicino da stipulare un Patto con lui. E' questa la PRIMA ALLEANZA, detta appunto alleanza noachica.

Qualcuno dice che la prima alleanza è quella scritta nei primissimi capitoli della Genesi, quando Dio dice al serpente, a proposito della donna: "questa ti schiaccerà la testa, e tu le insidierai il calcagno" (Genesi 3:15b). I più attenti fra di voi vi avranno riconosciuto il cosiddetto PROTOVANGELO (in greco "primo lieto annuncio"), che dai più è stato interpretato come una profezia salvifica, anche se questa interpretazione messianica è di molto posteriore alla redazione del testo biblico.

 

Prima di tutto Genesi 3:15a dice: "Porrò inimicizia tra la tua stirpe [ del serpente ] e la sua stirpe [ della donna ]", quindi - essendo la stirpe di Eva coincidente con l'intera umanità - questo brano per me è un'eziologia che vuole spiegare il perchè i serpenti uccidono gli uomini mordendoli e gli uomini uccidono i serpenti a bastonate; e comunque, anche ammettendo di identificare il serpente dell'Eden con l'invidioso diavolo e la "stirpe della donna" con il fior fiore dell'umanità, cioè Maria (o Gesù stesso), come fa esplicitamente il Corano, è da rilevare ben bene il carattere innovativo dell'alleanza noachica, che non si limita ad una "promessa" fatta da Dio, come un movimento "a senso unico" dal cielo alla terra.

Il concetto di alleanza

(BERIT in ebraico) è esclusivamente biblico: presso gli altri popoli gli dei si limitano ad imporre le loro leggi all'umanità. Per esempio, Marduk dà ad Hammurabi (il famoso re babilonese del XVII secolo a.C.) il codice omonimo delle leggi, e la ninfa Egeria dà a Numa Pompilio, il secondo re di Roma, le note leggi con cui egli impone ordine al suo stato.

Invece il Dio ebraico dà sì le Sue leggi a Mosè sul monte Sinai, ma tutto è condizionato alla loro accettazione da parte del popolo. In parole povere, Jahweh dice agli Ebrei per mezzo di Mosè: "Io vi propongo questo decalogo; se voi lo seguirete, sarete il mio popolo, io sarò il vostro Dio e voi sarete una generazione santa; altrimenti vi si spalanca di fronte il baratro della morte".

 

Ricordiamoci del fatto che gli Ebrei, fino al loro contatto con la filosofia greca nell'epoca del post-esilio, NON credevano nell'immortalità dell' anima; quindi, per loro la sola forma di sopravvivenza consisteva nel lasciare dei DISCENDENTI.

La morte totale dei propri figli rappresentava la fine assoluta dell' esistenza, perchè non si concepiva ancora una possibile sopravvivenza dell'anima separata dal corpo. L'uomo era ancora concepito come una sola entità, come un'"anima vivente" (Genesi 2:7). Solo sotto l'influsso ellenistico (III-II secolo a. C.) si arriva a concepire il concetto di anima, di giudizio particolare dopo la morte (vedi il libro della Sapienza) e addirittura quello di risurrezione dei corpi e di giudizio universale (cfr. Daniele 12:1-3). Non a caso, ad Abramo Iddio non promette il paradiso, bensì un figlio!

 

In effetti, ad Abramo premeva tanto avere un figlio, Tanto che la moglie Sara, che era stérile, gli consiglia di giacere con la sua serva Agar, perchè quello era l'unico modo che aveva per sopravvivere! Se non avesse avuto alcun discendente, sarebbe morto completamente. Al massimo, poteva essere suo erede il servo, ma questa sarebbe stata una sopravvivenza piuttosto blanda per la casata...

Ora, se andate a vedere l'alleanza noachica, essa consiste proprio nel NON SPARGERE IL SANGUE ALTRUI e, in particolare, nel non mangiare gli animali soffocati, che contengono ancora il proprio SANGUE, perchè il sangue è sinonimo della VITA: allora non si pensava ancora all'anima, come vi ho detto, ed allora il principio vitale era considerato concentrato nel sangue (forse perchè è caldo). Insomma, quest'alleanza predica il massimo rispetto per la vita.

 

Allora, anche un pagano, un "gentile" come dicevano gli Ebrei (ossia un uomo delle "genti" che non facevano parte del popolo eletto), se rispettava la vita, poteva considerarsi integro e giusto! Invece per gli Ebrei è stato definito il codice delle 10 leggi (le due tavole della legge di Mosè).

Orbene, qui si può osservare come Dio si avvicini all'uomo a poco a poco, direi a spirale; se prendete un LP e lo mettete nel piatto del giradischi, vedrete che la puntina compie dei giri sempre più stretti, quindi si avvicina sempre più al centro. È la stessa tecnica che si riscontra nella Genesi da parte di Dio.

Partiamo dall'umanità in generale, da come viene creata una prima volta; i primi uomini devono cercare un difficile contatto con Dio attraverso l'offerta di sacrifici, e spesso si fanno guerra fra di loro perchè sono invidiosi l'uno dei sacrifici dell'altro (è l'episodio di Caino e Abele in Genesi 4).

 

Poi l'umanità viene distrutta, ma rinasce perchè c'è un nuovo Adamo, e a questa umanità (che deriva da un solo sotto-ramo dell'umanità precedente) viene data una LEGGE, un codice noachico da rispettare. In seguito, all'interno di questo nuovo genere umano (in Genesi 11), l'autore biblico si occupa solo di una particolare linea genealogica, che è quella che porta da Noè e da Sem, attraverso Eber, fino ad Abramo, che è il capostipite non solo del popolo ebraico, ma anche di tutti i popoli che abitano nella regione di Canaan (quella che i persiani chiamavano « l'Oltrefiume » ).

Nahor, fratello di Abramo, dà vita agli Aramei che vivono in Paddan-Aram, cioè nella Siria e nella Mesopotamia settentrionale, attorno ad Haran e a Mari.

 

Abramo dà vita ad Isacco, ma anche (attraverso Agar) ad Ismaele, da cui discendono gli Ismaeliti e (a quanto pare) gli Arabi, e (attraverso la schiava Ketura: cfr. Gen 25:1-4) a Madian, progenitore dei Madianiti, nomadi della penisola del Sinai che furono fieri nemici di Israele.

Bisogna poi tenere conto che Isacco, oltre a generare gli Ebrei attraverso Giacobbe/Israele, fu anche il capostipite degli

Edomiti (o Idumei: anche Erode il Grande era per metà Idumeo) attraverso Esaù. Quindi, come vedete, nella genealogia dei patriarchi c'è una piccola mappa della terra di Canaan e delle sue regioni immediatamente circostanti.

 

Molte volte, nella Bibbia, le genealogie rispecchiano delle carte geografiche, e questo vale in ispecie per la "Tavola delle Genti" di cui tra poco vi parlerò. Qualche esegeta ha addirittura affermato che, per i sacerdoti che redassero la Genesi nella sua forma definitiva, le genealogie non sono semplici elenchi, bensì vere e proprie summe di storia patria!

Potete comunque rendervi conto che c'è un continuo "avvicinamento" ad una ben precisa stirpe, via via meglio definita; di Giacobbe viene poi presa in considerazione la sola stirpe di Giuda, perché darà vita ai re Davide e Salomone, nonché a tutta la casa regnante di Gerusalemme, e quindi anche al sospirato Messia.

Così il disegnatore Marco Rostagno ha immaginato l'arca di Noè nella bella "Bibbia a fumetti" pubblicata tra il 1995 e il 1998 dal periodico “il Giornalino”

  IL DILUVIO 6 / 12 La cantonata di sir Woolley
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2 août 2014 6 02 /08 /août /2014 10:41

 

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

4° dei 12 articoli di Teologia su Genesi 1-11

La longevità dei patriarchi


Avete visto quanti significati nascosti è possibile scoprire, analizzando con attenzione il testo della Genesi? E siamo solo all'inizio: il bello deve ancora venire. Infatti, dopo l'episodio della cacciata dall'Eden e dell'assassinio di Abele, nasceva l'esigenza di colmare il vuoto tra Adamo e Noè. A ciò provvede la lista di discendenti di Caino (4:17-24) e poi di Set (cap. 5), il terzo figlio di Adamo ed Eva. Ebbene, salta subito all'occhio una caratteristica madornale di questi ultimi: la loro LONGEVITÀ.

 

Tutti vivono secoli e secoli. Adamo raggiunge i 930 anni, Set i 912; Noè li supera entrambi, toccando la soglia dei 950 anni; addirittura Matusalemme, nonno di Noè morto nell'anno del diluvio universale, vive per 969 anni. Sono età incredibili: è come se questi personaggi fossero nati nell'anno 1000, ai tempi dei duelli tra i cavalieri e della lotta per le investiture, e fossero morti alle soglie dell'era atomica e spaziale, dopo aver visto la guerra tra i comuni e l'impero, il viaggio di Marco Polo, la peste nera in Europa, l'Umanesimo, la scoperta dell'America, il Rinascimento, la Riforma e la Controriforma, la Guerra dei Trent'Anni, l'Illuminismo, la Rivoluzione Francese, il Risorgimento e le due guerre mondiali! Pensate quante cose avrebbero avuto da raccontare!

 

È possibile? La teologa Annamaria Cenci, ancora negli anni duemila, rispondeva di sì, con la motivazione che "nulla è impossibile per Dio" (già usata, prima di lei, dall'arcangelo Gabriele). Però, se noi ci addentriamo nelle mitologie dei popoli vicini ad Israele, scopriamo numerose somiglianze sulle quali non si può assolutamente sorvolare. Dalle tavolette cuneiformi ritrovate nella bassa Mesopotamia è emerso che i re sumerici delle mitiche origini regnarono per millenni, se non per decine di millenni.

C'è un certo Enmeenluanna, re di Bad-Tabira prima del diluvio, che dovrebbe aver regnato per ben 43.200 anni; quasi 45 volte più a lungo, quindi, di quel Matusalemme che è considerato l'uomo longevo per antonomasia. E di questo re non si può certo dire che avesse la protezione dell'Onnipotente! Dite ciò che volete, ma queste spaventose longevità non cessano tuttora di impressionarmi.

 

È ovvio che siamo di fronte, anche qui, ad un influsso sul popolo ebraico delle tradizioni dei vari popoli con cui esso è venuto a contatto, nel corso della sua storia millenaria (presso cui, in questo caso, era prigioniero).

Gli Israeliti assorbirono dai Caldei la convinzione che l'età dell'uomo fosse diminuita col trascorrere del tempo ma, essendo un po' più realistici di loro, hanno ridotto il numero degli anni fino a circa nove secoli. Però fecero di più: sulla scia dei racconti sapienziali della creazione, essi vollero implicitamente dare un significato a queste età venerande.

Teologicamente, per così dire, nonostante il peccato primordiale, gli uomini nei primi tempi si conservavano onesti e timorati di Dio; in seguito, invece, l'uomo perse progressivamente memoria dei Doni di Dio, incominciò a peccare, a fabbricarsi falsi dei, e così gli uomini non meritarono più di vivere così a lungo: la loro età andò progressivamente riducendosi, fino ai limiti odierni.

 

Siamo di fronte a quella che diverrà una costante nella redazione della Bibbia: alla storia umana viene applicata la teoria della RETRIBUZIONE, secondo cui tutte le sventure umane sono punizioni, da parte di Dio, di gravi peccati commessi.

Il diluvio, la fine di Sodoma e Gomorra, l'oppressione dei Filistei, la divisione del regno salomonico tra Israele e Giuda, la cattività babilonese (e perfino la distruzione del tempio nel 70 d.C. e il fallimento della rivolta antiromana di Bar Kochba nel 135 d.C.) sono tutti eventi "riletti" sotto questa prospettiva.

Questo presuppone, naturalmente (al contrario di ciò che accadeva per i popoli pagani, per cui morire giovani in battaglia era un onore), che la longevità, per gli autori biblici, sia segno di benevolenza divina. Siamo agli antipodi del motto di Menandro: "Muor giovane colui che al Cielo è caro"!

 

"La sua vita non sarà che di 120 anni"


Questa affermazione è confermata dal fatto che la prima cosa che fa Dio per punire gli uomini peccatori è abbassare la loro vita media: "Il mio spirito non resterà per sempre nell'uomo perchè egli è carne, e la sua vita non sarà che di 120 anni" (Genesi 6:3).

È molto significativo il fatto che la persona più longeva di cui si conoscano esattamente le date di nascita e di morte in base a documenti affidabili sia stata Jeanne Calment, una donna francese morta il 4 luglio 1997 alla bella età di 122 anni!

 

Più avanti, però, nonostante ancora in epoca storica personaggi come Giosuè e Tobia siano detti morire a 110 anni, la Bibbia corregge sé medesima; il versetto 10 del salmo 89 afferma in maniera apodittica: "gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti". La durata massima della vita umana è perciò riportata entro i limiti permessi dal decadimento fisico (non dimentichiamo che il corpo dei nostri antenati di 5000 anni fa non era fisiologicamente dissimile dal nostro attuale) e, soprattutto, dalle condizioni di vita di quei tempi, quando la medicina era basata solo sulla magia, e un'operazione chirurgica era da considerarsi un vero e proprio salto nel buio.

 

Naturalmente, potrete obiettarmi che c'è sempre stato qualcuno, anche prima dell'invenzione delle moderne vaccinazioni e terapie mediche, quando ancora il tenore di vita era piuttosto basso, che ha sfondato questa soglia limite di ottant'anni. Fra i personaggi famosi del passato che hanno raggiunto i novant'anni, e in qualche caso anche il secolo di vita, possiamo ricordare Sofocle (496-406 a.C.) famoso tragediografo ateniese, autore tra l'altro dell'"Edipo re"; Socrate (436-338 a.C.), oratore compatriota del precedente; Narsete (478-573), generale bizantino che riconquistò parte dell'occidente all'impero di Giustiniano; Aurelio Cassiodore (490-583), storico della tarda latinità, ministro di Teodorico ed autore di una "Chronica" universale; Agatone di Palermo (575-681), Papa dal 678 al 681; Enrico Dandolo (1108-1205), spregiudicato doge veneziano "sponsor" della quarta crociata; San Francesco di Paola (1416-1507), il protettore dei marinai; Andrea Doria (1466-1560), ammiraglio ed uomo politico genovese; Tiziano Vecellio (1485-1576), ammirato pittore italiano del Rinascimento; Bernard de Fontanelle (1657-1757), erudito e filosofo transalpino; Louis de Richelieu (1696-1788), diplomatico parigino; Michel Chevreul (1786-1889), chimico francese; e Vincenzo Gioacchino Pecci (1810-1903), papa dal 1878 coni il nome di Leone XIII. Nessuno di questi ha però raggiunto i 120 anni: neppure Sant'Antonio Abate, l'anacoreta della tebaide morto nel 357 che, secondo alcuni agiografi, al momento di passare a miglior vita di anni ne avrebbe avuti 105!

 

A dir la verità, a volte al telegiornale si sente parlare di gente che vive nelle Ande o nel Caucaso, ed asserisce di aver superato i 130 o magari i 140 anni di vita; ma questi luoghi sono accomunati dall'assenza di uffici di anagrafe, ed è logico che gli anziani tendano ad aumentarsi l'età per vanagloria, come le signorine tendono a diminuirsela.

È ormai fin troppo noto il caso di una anziana nera che viaggiava nel XIX secolo al seguito del circo Barnum, e che asseriva di essere stata la nutrice di George Washington: se fosse stato vero, avrebbe avuto più di 150 anni. Tuttavia, quando morì, un'autopsia accertò che non poteva avere più di 80-90 anni. Dunque, con buona pace di ogni integralismo esegetico, possiamo tranquillamente affermare che, se Matusalemme & C. sono esistiti davvero, non hanno superato l'età che Madre Natura normalmente concede ad un uomo.

Naturalmente, a qualcuno di voi può sorgere un dubbio: perchè ai patriarchi sono state attribuite queste precise età, e non altre? Che significato hanno quei numeri così esagerati?

Numeri magici?
Le possibili spiegazioni sono molteplici. Non è da escludersi che queste età così straordinarie rappresentino dei numeri magici. Voi sapete bene quanto sono importanti i numeri per il popolo ebraico; c'è addirittura una scienza, chiamata GEMATRIA, che si occupa dello studio dei numeri, collegato alla CABALA. La cabala non è certo solo napoletana: l'hanno inventata gli Ebrei per collegare ai fatti storici dei numeri che servono non solo per interpretare il presente, ma anche per prevedere il futuro.

Anche a questo proposito sono state fatte, comunque, delle ipotesi "concordistiche": per esempio il già citato Isaac Asimov ha supposto che le età dei patriarchi siano espresse non in anni, ma in mesi lunari; in questa maniera, i 969 anni di Matusalemme si ridurrebbero a circa 70 anni solari: dunque una vita lunga sì, visti i tempi, ma non eccezionale.

Altri, avendo notato che l'età di Enoc (365 anni) corrisponde al numero dei giorni di un anno solare, hanno pensato che l'età di suo padre Iared (962 anni) corrisponda al periodo sinodico del pianeta Venere sommato a quello del pianeta Saturno, mentre i 777 anni di Lamec sarebbero la somma del periodo sinodico di Giove e di quello di Saturno. Insomma, le durate delle vite dei patriarchi sarebbero da interpretarsi come le durate di cicli astronomici.

 

Qualcun altro invece suppone che quelli riportati dalla Genesi siano solo alcuni anelli della catena generazionale che da Adamo arriva fino a Noè, cioè quelli più importanti; in pratica, un'intera serie di generazioni verrebbe sintetizzata nel suo rappresentante più significativo. Per esempio, i 969 anni di Matusalemme rappresenterebbero una ventina di generazioni, di cui l'esponente di maggior spicco sarebbe proprio il preteso nonno di Noè, ragion per cui verrebbe nominato solo lui!

Ora, anche questo, alla luce del discorso che abbiamo fatto prima, è completamente insensato. Secondo il biblista H. Renckens, infatti, "il prodigio di una tradizione che da Adamo corresse ininterrottamente fino ad Abramo è campato completamente in aria, ed una sana esegesi non può assolutamente tenerne conto." Cioè, noi non possiamo pretendere di possedere una MEMORIA, una "coscienza storica" che arriva così lontano da affondare le sue radici nelle origini stesse dell'umanità! Dopo quattro, cinque, sei, al massimo sette generazioni, si sa benissimo che la memoria collettiva va perduta, se qualcuno non la mette per iscritto!

 

È vero, in Africa esistono dei cantastorie che riescono a tenere a mente le generazioni e le vicende degli ultimi 5 o 6 secoli, e infatti nel film "Radici" si vede proprio uno di questi bardi che racconta la storia della famiglia Kinte fino al 1500 o giù di lì! Però c'è sempre il sospetto che la memoria venga deformata: passando di bocca in bocca, gli avvenimenti vengono trasfigurati, abbelliti, magari caricati di particolari di natura soprannaturale, che fanno somigliare gli annali storici a vere e proprie saghe mitologiche (è stato questo il destino del Râmâyana e dell'epopea omerica della guerra di Troia).

 

Tanto per introdurre un interludio scherzoso, io mi ricordo di un cartone animato della Warner Bros in cui il gatto Silvestro eredita 1000 dollari e, mano a mano che i gatti si passano la notizia di bocca in bocca, essi diventano duemila, cinquemila, diecimila... Alla fine, si dice che Silvestro abbia ereditato un miliardo di dollari! Si capisce che allo stesso modo vanno a finire le cose con la tradizione orale: quando un racconto subisce una lunga gestazione, viene necessariamente migliorato e trasfigurato. Quindi, pretendere di ricordare quali sono le nostre origini fino al super-patriarca Adamo mi sembra troppo anche per un aedo (cantore epico della Grecia antica) che abbia la memoria di Pico della Mirandola!

 

State bene attenti, però. Dire ciò non significa respingere in blocco i primi 11 capitoli della Genesi solo perchè si riferiscono a tempi anteriori all'invenzione della scrittura; e nessuno può usare con leggerezza parole categoriche come "assolutamente vero" o "certamente falso", se è vero che la fede è l'incerta scommessa di cui parla Pascal! Quanto vi ho ipotizzato vi deve però insegnare a prendere ogni antica narrazione "cum grano salis". Ad esempio, io mi sono sempre chiesto, fin da bambino, come ha fatto Noè a sapere che le acque del diluvio superarono le cime dei monti più alti della terra di 15 cubiti (sette metri e mezzo circa), come dice Genesi 7:20, se il patriarca non poteva guardare fuori dall'arca, che era tutta tappata e coperta di bitume, altrimenti l'acqua sarebbe penetrata in essa, facendola colare a picco!

Non a caso, per sapere se il diluvio era finito o meno, Noè ha dovuto ricorrere al famoso stratagemma degli uccelli: ha dovuto mandare fuori il corvo e la colomba, perchè le finestre erano situate sul tetto, altrimenti l'acqua sarebbe penetrata all'interno. Ora, come faceva Noè a sapere che i cubiti erano proprio 15? Questo, naturalmente, è un particolare introdotto dalla tradizione successiva.

 

I patriarchi antidiluviani


Anche i NOMI attribuiti ai patriarchi testimoniano l'origine "mitica" di questi racconti. Adamo, come detto, è l'"uomo" in generale, ma anche Enos (figlio di Set) significa "uomo" (Enosh in ebraico). Siccome Caino era fuggito (in NOD, che non significa altro che "fuggiasco") e Abele era morto, Set genera un ALTRO UOMO, un uomo nuovo in sostituzione del vecchio Adamo. Abele, d'altro canto, significa "cosa breve", "cosa vana" (nell'originale ebraico 'ebel, letteralmente "soffio di vento"); è anche la parola che risuona nel Qoelet (Ecclesiaste): "vanità di vanità, tutto è vanità" (1:2).

 

Infatti Abele è vissuto pochissimo rispetto agli altri patriarchi! Caino vuol dire "possesso", e infatti Eva (come si sa) dice in Genesi 4:1: "Ho avuto in possesso un uomo dal Signore". Però è evidente che qui c'è anche un'altra allusione: Caino e i suoi discendenti hanno preferito il possesso delle cose materiali al godimento dell'intimità con Dio, che invece era proprio dei vari Noè ed Abramo. Il terzo figlio di Adamo ed Eva, Set, porta un nome che può significare "denominato" oppure "concesso", con riferimento a Genesi 4:25: "Dio mi ha concesso un'altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso". Il figlio di Caino invece si chiama Enoc, in ebraico "dedicato a" [ sottinteso: Dio ], intendendo quelle vittime sacrificali, spesso umane, offerte alle divinità al momento della fondazione di nuove città; infatti, secondo Genesi 4:17, Caino costruì una città dandole il nome del suo primogenito. Il figlio di Enoc si chiama Cainan, nome che ha la stessa etimologia di Caino, mentre il figlio di quest'ultimo, Maalaleel, ha un nome che può significare "Gloria di Dio" (il padre cioè rendeva grazie al Signore per avergli concesso un figlio). Il successivo anello generazionale, Iared, viene interpretato come "discesa"; sarebbe da intendersi come "discendenza", ma l'apocrifo Libro di Enoc interpreta piuttosto questo nome nel suo senso letterale, perché durante la sua vita gli angeli chiamati "Vigilanti" sarebbero scesi sulla Terra per insegnare agli uomini la via della rettitudine, dando vita alla stirpe di semidei che avrebbe popolato il mondo prima del Diluvio.

Del figlio di Iared, Enoc, si è già detto parlando del suo omonimo cainita, ma con la difficoltà che a lui non è associata la fondazione di alcuna città; siccome su di lui fiorì una vasta letteratura che lo volle depositario di una vastissima sapienza, qualcuno ha pensato a una possibile etimologia alternativa, dall'ebraico "insegnamento". Di tutti gli altri patriarchi antidiluviani e postdiluviani viene indicata l'età, la posterità e il momento della morte secondo la formula fissa « X aveva N anni quando generò Y; X dopo aver generato Y visse ancora N' anni e generò figli e figlie. L'intera vita di X fu di (N + N') anni, poi morì ». L'unico che sfugge a questo stereotipo è proprio l'Enoc setita, del quale Genesi 5:23-24 dice: "L'intera vita di Enoc fu di trecentosessantacinque anni. Poi Enoc cammino con Dio e non fu più, perché Dio lo aveva preso."

 

Tali misteriosi versetti hanno fatto nascere la tradizione secondo cui Enoc fu assunto in Cielo come Elia, ed infatti nell'"Orlando Furioso" di Ludovico Ariosto il paladino Astolfo lo trova nel Paradiso Terrestre insieme ad Elia e a San Giovanni Evangelista. Alcuni hanno supposto che Enoc fosse addirittura una divinità solare, adorata prima che in Israele si affermasse il monoteismo, dato che la sua vita dura 365 anni; tuttavia non è certo che gli Ebrei di 4000 anni fa fissassero proprio in 365 giorni la durata dell'anno solare.

Il figlio di Enoc, Matusalemme (in ebraico Metuselah), ha un nome che potrebbe significare "uomo del dardo" (con accezione sconosciuta), oppure "la sua morte porterà". Come già ricordato, egli è il più longevo tra tutti i personaggi della Bibbia, e per questo è entrato nell'immaginario collettivo come simbolo della longevità.

 

"Requiem per Matusalemme", si intitola una puntata della serie originale di "Star Trek", incentrata su di un alieno dell'età di 5000 anni; "Matusalemix" è stato battezzato in Italia Agecanonix, il più anziano tra i personaggi delle avventure di Asterix il gallico; e nel film di fantascienza "Blade Runner" il personaggio di J.F. Sebastian soffre della malattia immaginaria chiamata "Sindrome di Matusalemme", che comporta un invecchiamento precoce.

Secondo tradizioni extrabibliche, Matusalemme sarebbe morto l'11 Cheshvan dell'anno 1656 dopo la Creazione, sette giorni prima dell'inizio del Diluvio Universale. Anzi, ricamando su Genesi 7:4 si disse che il Signore avrebbe ritardato il diluvio di una settimana proprio a causa dei sette giorni di lutto in onore del giusto Matusalemme.

 

Matusalemme fu padre di Lamec, il cui nome potrebbe significare "Servo di Dio"; questi sarebbe morto a 777 anni (una data effettivamente sospettata di nascondere qualche sorta di numerologia) cinque anni prima del Diluvio.

Lamec fu padre di Noè, il cui nome viene interpretato dalla stessa Genesi come "il consolatore"; il padre Lamec dice infatti di lui in Genesi 5:29: "costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto". Si tratta in realtà di un'etimologia posteriore, dovuta alla cosiddetta Tradizione Sacerdotale, corrente teologica dell'ebraismo sviluppatasi al tempo della deportazione a Babilonia (VI sec. a.C.). Per gli Ebrei, infatti, il nome non era una mera espressione vocale, bensì l'essenza stessa delle cose.

 

Il primo gesto di Adamo, quando Dio gli presenta gli animali appena creati perchè vi scelga un compagno, è quello di dare un nome a ciascuno di loro (Genesi 2:20): nominare una cosa equivaleva a possederla, ed infatti nel libro dei Numeri si legge che gli Israeliti cambiavano il nome a tutte le città da essi conquistate in Palestina alla fine del loro Esodo.

Per essi valeva in special modo, dunque, il detto latino: "nomina sunt omina", cioè "i nomi sono presagi"! Gli ebrei hanno sempre avuto la tentazione di spiegare per assonanza i nomi di persona e di luogo, come potrete constatare leggendo vari passi della Bibbia, quale ad esempio quello di Genesi 21:22-34, in cui il racconto dell'alleanza di Abramo col filisteo Abimelec è usato come spunto per spiegare il nome della città di Bersabea.

 

Un'etimologia più probabile del nome di Noè è quella che lo riconduce a una radice semitica con il significato di "colui che prolunga": ovviamente, colui che prolunga la vita, l'umanità, la storia al di là della catastrofe del diluvio, che ad esse doveva porre fine per sempre. Noè capita comunque a fagiolo, perchè siamo ormai alle soglie della terrificante catastrofe del DILUVIO UNIVERSALE.

 

Tre Patriarchi: Matusalemme, Lamec e Noè in una miniatura medioevale

Tre Patriarchi: Matusalemme, Lamec e Noè in una miniatura medioevale

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25 juillet 2014 5 25 /07 /juillet /2014 15:20

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

3° dei 12 articoli di Teologia su Genesi 1-11

Racconto o visione della storia?
Dal circolo vizioso di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente si esce convincendosi che tutta la Sacra Scrittura rappresenta parola di Dio incarnata in un preciso momento della storia dell'uomo. La Genesi, come gran parte della nostra Bibbia, non è cioè un vero RACCONTO DELLA STORIA, cioè non è "storiografia" come la intendiamo noi oggi; è piuttosto una "VISIONE DELLA STORIA", come ha scritto in modo illuminante il biblista Mario Cimosa.

In altri termini, è una STORIA RIVISITATA alla luce di un preciso progetto religioso e sapienziale.

Nella Bibbia non mancano, beninteso, brani di vera storiografia, che anticipano di quattro o cinque secoli quella di Erodoto e di Tucidide.

È il caso della storia della successione al trono di Davide, cioè le vicende di Assalonne, Salomone ed Adonia descritte alla fine del secondo libro di Samuele e all'inizio del primo libro dei Re; essa è un vero racconto storiografico, e vale la pena di leggerlo, perchè ci mostra come un contemporaneo ha descritto fatti cui egli stesso aveva assistito.

Sotto il regno del re Salomone (circa 970-930 a.C.) si sentiva infatti l'esigenza di dare una legittimazione all'ascesa al trono di questo re dopo Davide, in quanto egli era solo uno dei TANTI figli di Davide, anzi nato da nozze peccaminose; uno qualunque dei figli di Davide poteva aspirare al trono, però solo Salomone l'aveva conquistato, e quindi sorgeva la necessità di dimostrare che lo aveva fatto a buon diritto, come legittimo erede al trono. Ed è per questo che i fatti, esattamente come si sono svolti, magari con qualche tocco encomiastico (com'era in uso allora) vennero narrati e messi per iscritto, per poi confluire in questi libri biblici al momento della loro redazione definitiva. Il brano citato è dunque un reportage che ci arriva direttamente da 3000 anni fa!

 

Già le narrazioni dei libri dei Re o dei libri delle Cronache, tuttavia, non sono più puramente storiografiche. Vi si legge, per esempio: "Nel tale anno del tale re di Giuda diventa re d'Israele il tale... regna per tot anni... sua moglie è la tale... compie queste imprese... muore di malattia o in battaglia... a lui succede quell'altro..." Subito dopo, però, leggete: "Ma egli fece ciò che male agli occhi del Signore, perchè diffuse il culto idolatrico... non rese gloria al Signore come si deve..." eccetera.

Qui vedete già all'opera un'INTERPRETAZIONE DELLA STORIA, a fianco della storia vera e propria! Questa non è più storiografia nuda e cruda, perchè dalla storiografia lo storiografo dovrebbe essere ASSENTE. Lo stesso Giuseppe Flavio, il famoso storico giudaico che ci parla della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., non è uno storiografo imparziale, perchè è continuamente presente a dire la sua, mano a mano che racconta i fatti cui ha assistito come testimone oculare.

 

Questo vale per avvenimenti dei quali più o meno era noto come si erano svolti. Più o meno si conosceva qual era la successione dei re d'Israele, perchè erano rimasti dei documenti che attestavano tale successione; più o meno, si sapeva quali tappe aveva seguito il popolo ebraico nel suo esodo dall'Egitto a Canaan; e così via. Ma non si sapeva assolutamente nulla delle origini del mondo e dell'umanità! Quindi, alcune risposte di tipo teologico e sapienziale vengono incarnate in un racconto storico e proiettate all'origine dei tempi.

 

Come vi dicevo in precedenza, la Bibbia tende a RIPORTARE ALLE ORIGINI le risposte a domande poste oggi. Per esempio: perchè esiste il male nel mondo? Appare ovvio: perchè il primo uomo ha commesso un PECCATO imperdonabile che poi, geneticamente, si è trasmesso di coppia in coppia a tutti gli uomini.

Perchè noi uomini, pur essendo fratelli (perchè discendiamo da un'unica coppia), ci uccidiamo tra di noi? Perchè già i figli del primo uomo hanno commesso un gravissimo peccato: Caino ha ucciso Abele, e da allora questa tentazione omicida si è trasmessa, anch'essa per così dire "geneticamente", di padre in figlio.

 

Pensate a Lamec, bisnipote di Caino, che urla: "io ho ucciso un uomo per una scalfitura e un ragazzo per un livido: Caino sarà vendicato sette volte, ma Lamec settantasette!" (Genesi 4:23-24. Secondo alcuni l'uomo ucciso era il suo antenato Caino, come si vede nei mosaici del Battistero di Firenze). E non solo:

Dio potrebbe stancarsi dell'umanità? A questa domanda, la Bibbia risponde costruendo il racconto del diluvio. Come mai gli uomini non vivono tutti assieme in pace, ma sono divisi in tanti popoli con tante lingue e tradizioni diverse, che si fanno guerra tra di loro? Risponde l'episodio della torre di Babele e della conseguente diaspora delle genti su tutta la terra.

 

Racconti mitici e racconti leggendari


Quindi, fino a Genesi 11, noi siamo in presenza di racconti che vogliono dare una risposta a precise domande. Ma non basta. Quelli che noi vediamo descritti in questi capitoli (per chi non se li ricordasse, li ho elencati tutti in questa pagina) sono avvenimenti che capitano ancor oggi, nella storia di ogni giorno.

In qualunque giorno che noi viviamo, Caino uccide Abele (basti guardare le guerre in Bosnia, in Iraq, nell'Irlanda del Nord, nella stessa Terrasanta!). Eppure, il racconto di Caino che uccide Abele è proiettato fino all'origine dell'umanità, proprio per far vedere che fin dall'origine tutto era così, e sarà sempre così, per causa di un peccato: un peccato ORIGINALE, che noi (alla luce di questo discorso) faremmo meglio a chiamare NATURALE, perchè connaturato in ogni uomo.

 

Molto giustamente il grande Pascal diceva, al proposito, che "Adamo è MIO PADRE, sono IO ed è MIO FIGLIO"! Infatti cosa significa il nome "Adamo"? Di solito viene tradotto con "terra", perchè tale è il significato della parola "Adam", essendo stato il patriarca formato con la terra del suolo. In realtà però il corretto significato di Adamo è... "UOMO", cioè indica TUTTA l'umanità!

Tutta l'umanità si è comportata come Adamo, si comporta come Adamo e si comporterà come Adamo; cioè disubbidisce a Dio per superbia, fa ciò che non dovrebbe fare perchè pensa che, se lo fa, diverrà simile a Dio; ed è così che nascono tutti i mali dell'uomo! Quindi, non è vero che noi ci trasmettiamo di generazione in generazione il peccato di un altro, perchè la teologia proprio non ci spiega come mai un peccato commesso dai nostri antenati debba essere scontato da noi!

 

Ricordate che cosa hanno chiesto una volta i discepoli a Gesù, a proposito del cieco nato? "Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perchè egli nascesse cieco?" E Gesù risponde loro: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perchè si manifestassero in lui le opere di Dio." (Gv 9:2-3) Uno non può peccare nel grembo materno, ovviamente, o essere punito per una colpa commessa dai suoi antenati. In realtà il nostro peccato è "naturale", perchè noi, vivendo, diciamo AUTOMATICAMENTE di no a Dio, ci comportiamo secondo modelli di vita sbagliati, pratichiamo la superbia, l'invidia, l'ira, l'accidia, la lussuria...

 

Quindi, l'intento di Gesù è quello di redimerci da questo "peccato naturale", cioè insegnarci la vera via per riscattarci seguendo il Suo esempio, e non più obbedendo ad una Legge! In questo senso Egli ha detto: "Io sono la VIA, la VERITA', la VITA" (Gv 14:6). E infatti, come dice giustamente Mario Pomilio nel suo bellissimo romanzo "Il Quinto Evangelio", Gesù "non ha lasciato una legge cui obbedire, ma un esempio da imitare"! Ecco, senza tenere in considerazione questo, non è possibile capire il vero senso del racconto della caduta nel peccato.

Sotto questa luce, è possibile operare una nuova suddivisione del testo biblico, diversa da quella delle cinque "storie" successive che vi ho nominato all'inizio:

Gen 1-4: racconti di tipo LEGGENDARIO-SAPIENZIALE;

Gen 5-11: racconti di tipo MITOLOGICO;

Gen 12-50: racconti di stampo STORICO-SAPIENZIALE.

 

Nessuno di questi è dunque propriamente "storico", per i motivi che ho spiegato prima: c'è sempre una ricerca del piano di Dio soggiacente agli eventi terreni, anche nelle descrizioni delle vicende di Abramo e dei suoi discendenti, che pure sono inquadrabili in un preciso contesto geopolitico (come diremo più tardi, sono "storicamente accertabili").

A questo punto, so che molti di voi si scandalizzeranno perchè ho osato adoperare parole come "mitologico" e "leggendario" a proposito della Bibbia. Bisogna spiegarsi bene: una LEGGENDA è un racconto che non ha fondamento storico, una piattaforma reale da cui partire, ma viene costruito per dare risposta ad alcune domande, che altrimenti resterebbero insolute, e quindi per soddisfare la curiosità dell'uomo.

 

I racconti della creazione del mondo e dell'uomo, di Adamo ed Eva, della cacciata dal Paradiso Terrestre, di Caino ed Abele, di Lamec sono racconti di questo tipo, cioè vogliono dare delle risposte a problemi attuali, concreti.

Per quanto riguarda invece i racconti MITICI, si sa che essi - a differenza delle leggende - hanno sempre al loro interno un residuo di verità storica; solo che il famoso "nucleo storico" è talmente occultato che non si riesce più nemmeno a rintracciarlo.

Sono tali il racconto dei giganti, del diluvio, della rigenerazione dell'umanità, della torre di Babele, nonché le genealogie dei patriarchi da Adamo a Noè e da Noè ad Abramo.

 

Questo merita un discorso a parte, perchè qui si tratta di eseguire una "cerniera" tra dei racconti puramente sapienziali, come quelli della creazione (non solo del cosmo e dell'uomo, ma anche del male e dell'inimicizia tra gli esseri umani), e dei racconti più ancorati nella storia, come sono le avventure dei patriarchi, inquadrabili in un preciso periodo storico (dal XIX al XVII secolo a.C.), di cui ci restano testimonianze archeologiche concrete, e non nell'indefinita epoca delle fiabe. Questa cerniera è costituita dai MITI.

 

La prima carta geografica della storia


Bisogna infatti tener presente che non è mica facile scrivere la storia di epoche delle quali non si sa assolutamente nulla. È come se noi volessimo scrivere la storia della Germania medioevale avendo a disposizione soltanto i poemi dei Nibelunghi e le favole dei fratelli Grimm!

Ebbene, quando i redattori biblici hanno messo insieme tutte le tradizioni esistenti durante e dopo l'esilio a Babilonia, dando vita al Pentateuco (che dunque ha conosciuto una lunga trasmissione orale prima della definitiva messa per iscritto), si sono trovati nella medesima situazione: avevano a disposizione solo poche leggende popolari, e dovevano scrivere la storia di un popolo intero, se non addirittura dell'umanità!

Qui, infatti, la narrazione coinvolge ancora l'umanità intera, mentre sarà solo con Abramo che entreremo nell'argomento particolare degli antenati del popolo ebraico. A confermarcelo viene un elemento su cui non posso fare a meno di sorvolare, perchè ci dimostra senza possibilità di equivoci la necessità di INTERPRETARE il testo della Genesi. Questo elemento è rappresentato dalla MAPPA contenuta nel capitolo 2, tra i versetti 10 e 14.

Proprio così: quella contenuta in questi versetti non è - come può apparire a prima vista - una descrizione lussureggiante e fiabesca del giardino dell'Eden,

bensì una rappresentazione poco meno che cartografica di tutto il mondo conosciuto ai tempi dell'autore biblico. Infatti al v.10 un fiume esce dal giardino e si divide in quattro, dirigendo i propri rami in direzione dei quattro punti cardinali, come potete chiaramente vedere nella ricostruzione in figura. Di tali fiumi ci sono forniti i nomi ebraici: Pison, Ghihon, Hiddekel e Phrat. Gli ultimi due sono immediatamente riconoscibili, perchè corrispondono ai nostri Tigri ed Eufrate (del primo infatti si dice che "scorre ad oriente di Assur", cioè dell'Assiria). Gli altri, invece, risultano piuttosto misteriosi, e gli esegeti si sono sbizzarriti nell'identificarli.

 

È probabile che il fiume Ghihon corrisponda al Nilo, visto che di esso si dice che "scorre intorno a tutto il paese di Cus", e che il paese di Cus, come vedremo più avanti, è solitamente identificato con l'Etiopia. È vero che il corso del Nilo non si avvicina mai meno di 1500 Km a quelli del Tigri e dell'Eufrate, ma a quei tempi le regioni al di là della Mezzaluna Fertile erano conosciute così poco, che secondo taluni geografi latini il Nilo nasceva nell'Atlante, ed il golfo Persico era formato dal mar Caspio! Certuni invece identificano il paese di Cus con quello dei Cassiti, popolo stanziato ad oriente del Tigri che conobbe un periodo di grande splendore fra il 1600 e il 1200 a.C., prima dell'ascesa degli Assiri. Il Ghihon allora sarebbe un affluente di destra del Tigri (tra i possibili candidati: il Grande Zab, il Piccolo Zab, l'Adh Adhaim, il Diala e il Karkheh).

 

L'identificazione del Pison è invece legata a quella del "paese di Avila", che a sua volta non è certo facile da localizzare, anche perchè la descrizione che ce ne dà l'autore biblico richiama quella di un paese da favola, ricco di oro fino, di resina odorosa e di pietra d'onice. Secondo alcuni, si tratterebbe di una contrada mitica, da localizzarsi dalle parti dell'India oppure del bassopiano turanico, per cui il Pison verrebbe rapidamente ad identificarsi con l'Indo (o addirittura con il Gange o con l'Amu-Darja).

Tuttavia in Arabia abitavano almeno due tribù arabe conosciute con un nome molto simile a questo, che i geografi arabi riportano nella forma Hawlan. Queste tribù semitiche avrebbero occupato la punta più meridionale della penisola arabica, attraversando da lì il Mar Rosso e giungendo sulla costa africana, dove Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo parlano della città di Avalis che sorgeva vicino al moderno stato di Gibuti, e che oggi sarebbe conosciuta con il nome di Zeila.

 

In Genesi 25:18 si dice di Ismaele che "abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell'Egitto in direzione di Assur". Siccome gli Ismaeliti erano sicuramente gli antenati degli attuali Arabi, appare probabile che Avila fosse una contrada dell'Arabia a sud dell'Eufrate. Isaac Asimov (1919-1992), il celebre scrittore di fantascienza di origini ebraiche, ha avanzato l'ipotesi che il Pison fosse un affluente dell'Eufrate, che si immetteva in esso da sudovest; con l'inaridirsi progressivo della regione arabica, in tempi storici esso sarebbe scomparso. Anzi, il famoso autore di fantascienza congettura che esso fosse già scomparso ai tempi dell'Autore Biblico, ma che ai suoi tempi il nome del Pison fosse ancora vivo nei racconti mitici uditi a Babilonia.

 

Un'ipotesi interessante, ma assai difficile da dimostrare. Secondo altri, invece, Avila sarebbe da collocarsi anch'essa nell'attuale Etiopia (ma c'è chi parla di contrade africane ancora più meridionali!); tuttavia, anche chi sostiene tale ipotesi continua a vedere nel Pison uno dei fiumi indiani.

Dunque, era proprio l'intero mondo abitato che l'ignoto autore di questo brano voleva descriverci! Ciò sta a significare che, nella sua mente, tutta la terra, prima della disubbidienza di Adamo e di Eva, era un paradiso terrestre!

 

Piero della Francesca, Morte di Adamo, Basilica di San Francesco ad Arezzo

Il libro dei perché: 3 / 12 Teologia su Genesi 1-11
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21 juillet 2014 1 21 /07 /juillet /2014 13:46

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

2° art. di Teologia su Genesi 1-11 Una Visione della Storia

Un racconto sapienziale
Qual è dunque il modo corretto di interpretare i "giorni" della creazione? Intenderli come una successione cronologica di eventi successivi, come la rigida scansione temporale del brano lascia intendere, rappresenta una lettura integralista, degna dei Testimoni di Geova. Invece, il nostro racconto della Creazione è una narrazione SAPIENZIALE!

L'uomo si fa delle domande, e cerca di rispondere ad esse con gli strumenti che la sua epoca gli mette a disposizione.

Noi oggi, che abbiamo sottomano la matematica e la fisica moderne, rispondiamo come ben sappiamo, costruendo complesse teorie cosmologiche come il Big Bang, la relatività generale, la meccanica quantistica, la struttura degli atomi, l'evoluzione delle stelle, la materia e l'energia oscura, l'inflazione, i buchi neri...

Ora, a quei tempi tutto quest'armamentario NON ESISTEVA, e quindi gli uomini alle proprie domande hanno dovuto rispondere come potevano, cioè nel modo che ci è noto: con la forza delle sue mani, così come un vasaio modella l'argilla, Dio plasma il caos informe e lo trasforma in un'opera compiuta, realizzando quel bellissimo cosmo che noi possiamo ammirare.

Affermare che questo racconto (di tipo sapienziale) descrive minuto per minuto e secondo per secondo ciò che è avvenuto in quei primi sette giorni di vita dell'universo, così come un cronista annota i fatti su un taccuino, o un cameraman riprende con la telecamera un evento, vuol dire invalidare in un colpo solo secoli di indagine scientifica, cui in realtà Dio stesso ci ha spronati in Genesi 9:1-2 ("Moltiplicatevi e possedete la terra"!).

 

È evidente che la scienza moderna dà delle risposte differenti alle stesse domande che ci si poneva allora: per esempio, i primi capitoli della Genesi affermano che tutto è stato creato DIRETTAMENTE da Dio, il cosiddetto "creazionismo", e che tutta la specie umana deriva da un'unica coppia, il cosiddetto "

monogenismo". Oggi, invece, le più recenti teorie affermano che tutto il cosmo SI EVOLVE progressivamente, il cosiddetto "evoluzionismo", e che probabilmente la specie umana, così come tutte le altre specie, è derivata non da una sola coppia, ma da tutta una COMUNITÀ di progenitori (nel nostro caso, di tipo scimmiesco ?), il cosiddetto "poligenismo". Allora, come è possibile conciliare tutto questo?

 

Il fatto è che la Bibbia non sia un libro di storia o di scienze, proprio come la Divina Commedia non è un libro di geofisica, ma non bisogna irridere né l'una né l'altra utilizzando la scienza moderna, come si fa in molti ambienti "culturali" sia di sinistra che di destra. Non si può pretendere di affermare: "A quei tempi non sapevano cosa rispondere, in mancanza di solide basi scientifiche essi hanno fornito quelle risposte evidentemente sbagliate; adesso ci pensiamo noi a dare le risposte corrette." Capofila di questa scuola di pensiero è il positivista francese Auguste Comte (1798-1857), autore della teoria dei cosiddetti "TRE STADI".

 

La storia dell'umanità sarebbe passata attraverso tre stadi differenti: quello teologico (cioè MITICO), in cui i fenomeni naturali sono visti come manifestazioni di agenti soprannaturali, cioè in cui alle forze della natura si attribuisce uno spirito, un "Manitù" come direbbero i nativi americani; quello metafisico (cioè RELIGIOSO), in cui esiste un Dio creatore (o più d'uno) che, dall'alto dei Cieli, generano e governano tutta la natura; e, infine, quello positivo (cioè SCIENTIFICO), in cui l'uomo si rende conto che a governare l'universo sono solo le leggi fisiche, ed in piena autonomia indaga l'universo abbandonando le vecchie credenze mitiche e religiose.

 

Tutto questo è semplicemente ASSURDO. Non si può suddividere la storia dell'umanità in tre tronconi in questo modo: piuttosto, l'umanità in tutta la sua storia è alla ricerca continua delle proprie ORIGINI chiedendosi: "Perchè ci sono io e non c'è il nulla?" "Perchè non sono altrove e sono proprio qui?" "Perchè devo morire?" eccetera.

In passato, l'uomo dava a queste domande delle risposte adeguate alle conoscenze del suo tempo; oggi, invece, fornisce delle risposte differenti, ma ciò non significa che esse siano in contraddizione tra di loro: bisogna entrare nel vero spirito del racconto biblico.

Tutti i primi capitoli della Genesi sono un grande racconto eziologico, teso a cercare le CAUSE delle cose, con strumenti che erano adeguati alla cultura piuttosto primitiva dell'epoca.

Ciò però non significa che, per i tempi in cui furono formulate, quelle ipotesi avessero meno valore di quelle che avanziamo noi oggi: tutto è "relativo" al momento storico. E ce ne rendiamo subito conto se analizziamo la COSMOLOGIA nella quale sono ambientati i racconti che stiamo esaminando.

 

La cosmologia biblica


L'uomo ha da sempre cercato di descrivere l'universo che lo circonda, elaborando cosmologie talvolta incredibilmente realistiche e talvolta incredibilmente fantasiose. Per darvene un'idea, basti citare un'antica concezione Indù,

secondo cui il mondo era sostenuto da quattro elefanti come pilastri, a loro volta poggianti su di una ciclopica tartaruga, che poggiava su di un colossale cobra; i movimenti di questi animali avrebbero prodotto i terremoti. Tenete a mente questa rappresentazione, poiché ci ritorneremo su tra non molto; infatti, a dispetto della spiccata immaginazione di chi la ha elaborata, è sintomatica di tutte le cosmologie antiche!

 

Infatti, il ragionamento seguito per arrivare a disegnarle è molto semplice. Proviamo a calarci nei panni di un uomo vissuto in Mesopotamia intorno al 550 a.C., e in particolare di un Ebreo che sta trascorrendo nel Secondo Impero Babilonese gli amari anni del proprio esilio.

La prima cosa che egli si chiederà sarà: "come mai il mondo resta fermo?" Tutto, per restare in equilibrio, deve poggiare su qualcosa d'altro; a sostenere il mondo devono allora provvedere delle colonne di dimensione adeguata. Se qualcuno di voi ha mai sentito raccontare la leggenda siciliana di Cola Pesce, essere per metà uomo e per metà animale marino, ricorderà certamente che anche il regno di Sicilia era detto poggiare su tre colonne. Ma queste, a loro volta, dovranno poggiare su un fondo, che viene individuato nello Sheol, la sede dei morti coincidente pressappoco con l'Ade di Omero: tutte le religioni hanno sempre posto la dimora dei defunti nel mondo sotterraneo, siccome chi muore è detto "perdere la luce del giorno". Non c'è dunque nulla di strano che sia questo a sorreggere la Terra e le sue colonne. Sì, ma questo Sheol, a sua volta... dove poggia?

 

Come si vede, è il serpente che si morde la coda. Per mettere fine a questa interminabile filastrocca di colonne e basamenti, si individua il sostegno assoluto di tutto nell'Abisso (in ebraico Tehom), una realtà misteriosa ed irraggiungibile con i soli mezzi umani, la cui natura viene identificata con il caos primordiale, quello su cui aleggia lo Spirito di Dio in Genesi 1:2, e sul quale, come su un piedistallo, il Signore ha eretto il creato.

Si tratta, in ogni caso, di un cratere malefico perchè immaginato come l'esatto contrario di Dio, perfetto Ordine e supremo Ordinatore, e quindi è considerato la sede degli spiriti maligni e, più tardi, delle anime dannate. È da notare che la parola ebraica Tehom deriva dalla stessa radice semitica di Tiamat, la dea delle acque salmastre di cui vi ho parlato a proposito dell'"Enuma Elish"!

 

Infatti le acque non sono concentrate solo nei fiumi e nei mari: il cielo è azzurro, e questo colore potrebbe essere dovuto a uno sconfinato Oceano Celeste, che incombe dall'alto sul capo degli uomini come una spada di Damocle.

Sotto il livello del suolo tale Oceano finisce per confondersi con il Grande Abisso, in modo da circondare e minacciare tutto l'universo creato. Anche la Grande Testuggine degli Indù secondo alcuni nuoterebbe proprio in un Oceano così sconfinato da non aver affatto bisogno né di rive né di fondo, che fa da basamento immobile per tutto il resto: pare incredibile, eppure la struttura di questa visione cosmologica è la stessa di quella, apparentemente tanto più evoluta, in voga nella Mezzaluna Fertile ai tempi dell'esilio a Babilonia!

 

Al posto delle colonne del mondo ci sono i quattro elefanti, al posto dello Sheol c'è la tartaruga cosmica, ma tutto finisce per puntellarsi sul famoso oceano primordiale, rappresentato dal cobra in tutta la sua pericolosità.

Per rendervi più chiare le cose, ho preparato lo schema che potete vedere qui sopra, osservando il quale potete rendervi conto del perchè, nel secondo giorno dell'eptamerone, prima ancora di sollevare i continenti e di popolarli di vita, Dio separa le acque inferiori (l'oceano sotterraneo) da quelle superiori (l'oceano celeste); ma, se non si tiene conto di questa cosmologia, non si può capire neppure il diluvio.

 

Perchè gli Ebrei avevano tanta paura di essere sommersi e sterminati dalle acque? Proprio perchè si ritenevano circondati dall'acqua da ogni parte! Sappiate che il mare e, in generale, le grandi distese acquee, per l'antico ebreo erano sinonimi di CAOS.

Gli Israeliti non erano un popolo marinaro come i vicini Fenici: erano gente di terraferma, abituata al deserto ed alla pastorizia sulle colline della Galilea e sulle montagne di Giuda. Quindi, per essi il mare rappresentava istintivamente un nemico, anzi un gigantesco NULLA. Non a caso, nel libro di Giobbe il mare viene personificato addirittura nel Leviatano, il terribile mostro delle acque primigenie, e nel libro di Giona nel grande pesce che inghiotte il profeta recalcitrante.

 

Il mare è dunque popolato dai mostri del caos originario, che in qualunque momento, se Dio non vegliasse continuamente sul Suo creato, potrebbero ritornare in vita e riportare tutto l'universo col suo splendore ad un immenso... deserto d'acque. Quindi, anche la cosmologia più ingenua risulta preziosissima, perchè ci aiuta a conoscere come la pensavano gli uomini vissuti nel più remoto passato, riflettendone la mentalità, anche se oggi questa non è più condivisibile.

Senza conoscere in profondità questo modo di pensare, non si può nemmeno cominciare a capire un testo antico, né tanto meno il testo biblico. Si rischia invece di voler far pensare gli antichi con la nostra testa di moderni, prendendo delle cantonate colossali, come quelle contenute in alcuni poemi cortesi che descrivono Giulio Cesare, Alessandro Magno o gli eroi della guerra di Troia come dei raffinati cavalieri medioevali...

 

È Dio o Baal che tuona sulle acque?


Voglio farvi un altro classico esempio. Il famoso racconto (molto arcaico) contenuto in Esodo 4:24-26, secondo il quale Mosè stava per morire perchè "Dio gli era venuto incontro", e fu salvato dalla moglie Zippora che tagliò il prepuzio del figlio e con esso toccò i piedi di Mosè, in modo che "il Signore si ritirò", non può essere compreso che alla luce di una mentalità politeistica, spiritica, da cui Israele ancora in epoca tarda faceva fatica a liberarsi!

Invece di dire "lo spirito maligno lo prese" e "lo lasciò" si usa come soggetto l'unico Dio, ma la sostanza non muta. Accanto ad una sensibilità religiosa molto avanzata, accanto ai riti del Tempio rivolti all'unico Dio, conviveva una mentalità MAGICA, fatta anche di pratiche propiziatorie di questo tipo (e il figlio di Mosè è fortunato: i Cananei sacrificavano i loro figli primogeniti al dio Baal!)

 

Identico discorso vale per il proverbiale capro espiatorio mandato nel deserto per riscattare i peccati di tutta la comunità secondo Levitico 16, e per la colonna di fumo e fuoco che accompagna gli Ebrei nel deserto (Esodo 13:21-22).

Sono tutte immagini prese dalla mitologia dei popoli pagani vicini ad Israele, come la cosmologia babilonese; solo che Israele ne fa un uso differente da quello dei popoli a lui circostanti, applicandole al suo unico Dio.

Ciò vale anche per il celebre Salmo 29, che recita: "Il Signore tuona sulle acque, il Dio della gloria scatena il tuono... Il Signore tuona con forza, tuona il Signore con potenza". Quasi certamente all'inizio il salmo recitava: "Baal tuona sulle acque"! Si tratta infatti, molto probabilmente, di un inno cananeo al dio Baal; però, quando Israele conquistò la Palestina, questo inno gli piacque tanto da decidere di assumerlo nella propria liturgia, cambiando il nome di Baal con quello di Jahweh.

 

Se ne deduce che la Bibbia non spunta fuori improvvisamente, come un fungo nel deserto; è invece ancorata ad una precisa realtà storica, politica, geografica, sociologica... Pensiamo alla conquista di Canaan da parte di Israele: non si trattò certo di un'impresa pacifica. Gli Ebrei dovettero sterminare intere popolazioni, radere al suolo intere città; e, quando non lo fecero, Dio li punì, perchè Dio stesso, secondo il libro di Giosuè, voleva che esse fossero sterminate, altrimenti il paganesimo di queste popolazioni avrebbe potuto contaminare l'assoluto monoteismo di Israele.

 

Allora, ci chiediamo: come può essere questo "PAROLA DI DIO?" Come può essere parola divina il comando di uccidere perfino i bambini pagani? E, se dubitiamo dell'ispirazione divina di questi racconti, che descrivono fatti avvenuti in epoca storica ed archeologicamente documentabili, a maggior ragione come possiamo credere che sia parola di Dio il racconto della separazione delle acque in inferiori e superiori, quando noi sappiamo benissimo che non ci sono affatto le acque superiori sopra la nostra testa? Se Iddio ha creato il cosmo, non sapeva forse com'era fatto? Alla soluzione di questo problema dedicheremo il prossimo capitolo.

Su cosa poggia il mondo? (2 / 12 Teologia su Genesi 1-11)
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14 mars 2014 5 14 /03 /mars /2014 11:01

In Principio c’era il Verbo . Il Verbo è divenuto (si è fatto) carne

Da In Principio c'era il Verbo (grazie a Pino Rutigliano, .htm)

Siamo verso il 70 d.C. e ad Efeso era vescovo l'apostolo Giovanni. Era già anziano, e tra i credenti correva la voce che il Signore avesse detto che non sarebbe mai morto. Gesù non aveva detto a Pietro che non sarebbe morto, ma semplicemente:

«Se io voglio che egli rimanga fino a quando io venga, che te ne importa? » Giovanni 21:22

La comunità cristiana certamente continuava a godere nel sentire Giovanni parlare di Gesù. Ma poi venne un periodo di crisi. Ci furono dei fratelli che, forti delle loro idee filosofiche,

dicevano che tutto nell'umanità di Gesù era pura apparenza: egli sembrava uomo, parve nascere, vivere, patire, morire, ma il suo corpo esisteva solo come pura apparenza, pura raffigurazione della persona di Cristo. Erano i così detti "doceti", parola che viene dal greco "dokein" che significa "sembrare". Di fatto negavano l'incarnazione.

La reazione dell'anziano vescovo fu dura, ma fatta con parole solenni e incisive. In esse risuona in continuità un

NOI perché Giovanni parla a nome di tutti gli Apostoli, che insieme con lui furono i testimoni oculari della vita di Gesù. La loro testimonianza forma la "Tradizione Apostolica", che secondo Paolo è « il fondamento della fede » (Efesini 2:20 “ Edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù“). Leggiamo quanto dicono i "noi" (Prima Epistola di Giovanni 1:1-4): « Colui che era da principio, Colui che noi abbiamo udito, che noi abbiamo visto con i nostri occhi, Colui che le nostre mani toccarono, Colui che è la Parola di Vita – la vita infatti si manifestò – noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza, e vi annunciamo la Vita eterna che era presso il Padre e che si manifestò a noi. Colui che abbiamo visto e udito noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia piena ».

Sono importanti i verbi del contatto, dell'udire e del vedere che esprimono in concreto la vera umanità di Cristo, non un'apparenza.

Nella sua umanità questa concretezza fa un tutt'uno, e ci presenta una persona reale nella sua trascendenza e nella sua umanità. Si tratta infatti di Colui che è la Parola di Vita, della Vita eterna che era presso il Padre e che si manifestò a noi divenendo "carne".

L'anziano Giovanni sembra che continui a sperimentare questa realtà, e perciò ad annunziarla. E certamente non gli mancano gli uditori con i quali continua a meditare il mistero di Cristo.

Probabilmente nella comunità c'era già un Inno Cristologico, che era un vero atto di fede. Giovani si mise a ritoccarlo e perfezionarlo, e ne uscì quello che oggi chiamiamo "Il prologo del Vangelo di Giovanni".

Logico che noi cristiani, leggendolo, non possiamo non pensare a Gesù, forse partendo da ciò che Gesù ha detto al Padre prima della sua Passione:

« Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che avevo presso di te prima della creazione del mondo » (17:5).

L'inizio trasporta nell'Eternità che il Figlio aveva prima della creazione del mondo. Seguiamo il testo passo passo: « In principio c'era (già) il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. » Prologo dell’Evangelo di San Giovanni (1:1)

Cos'è il "Verbo" che c'era già fin dal principio? Questa parola è latina, traduce l'originale "Logos" e vuol dire "la Parola", tanto che in molte traduzioni moderne si legge proprio: "In principio c'era Colui che è la Parola". Il termine "già", sottinteso nel testo giovanneo, esprime meglio il pensiero, e la prima frase può essere letta nella luce di ciò che la Prima Lettera di Giovanni ha detto parlando della "Vita eterna che era presso il Padre" (1 Giovanni 1:2).

Per questo l'espressione "in principio" trasporta alle soglie della storia, fin nelle profondità di Dio, di colui la cui conoscenza penetra ogni cosa. Il "c'era" è un passato che ci fa guardare oltre l'inizio, e afferma un'esistenza che precede l'inizio, che in se stessa è anteriore a tutto. È in questa anteriorità che noi contempliamo "la gloria del Verbo" prima della creazione del mondo e contempliamo "il Verbo presso Dio", rivolto verso Dio, in rapporto con Dio, in intima comunione con Dio, una comunione di vita tale da immedesimarsi in "lui" pur rimanendo distinto perché "il Verbo era Dio".

Il testo sembra oscillare dall'uno verso il due, e questo caratterizza il mistero della relazione: Dio - Verbo.

Finché "la Parola" non sarà incarnata e chiamata "Figlio", e finché Dio non sarà chiamato "Padre", è l'unità che prevale sulla dualità. È vera la parola di Gesù: « Io e il Padre siamo una cosa sola » (Gv 10:30). «2 Egli era in principio presso Dio. 3 Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. » (Giovanni 1:2-3).

Con il v. 2 si intende il passaggio dall'essere presso Dio, che comunque sarà sempre in atto (v. 12 “

A quanti però l‘hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: quelli che credono nel suo nome,”), all'essere verso "il di fuori", verso l'interlocutore che Dio intende darsi, verso ciò che sta per essere chiamato "in principio", verso lo sbocciare della creazione. Il Verbo è con Dio "creatore dell'universo" e fin dall'inizio appare il mediatore tra Dio e il Creato. Giovanni 1:4 « In tutto ciò che esiste (in lui) egli era la Vita, e la Vita era la luce degli uomini 5 e la Luce brilla nelle tenebre. ma le tenebre non l'hanno accolta (non l'hanno sopraffatta). »

Continuiamo con queste parole a rileggere il primo capitolo della Genesi. Subito contempliamo il Verbo immerso nella creazione come "fonte di vita" ed è naturale che questa vita sia in relazione con Dio, il solo vivente in senso assoluto e perciò, trattandosi della vita umana, questa per mantenersi deve rimanere in contatto con lui e ciò è possibile con il Padre per l'eternità. "La gloria": nell'Antico Testamento indica Dio stesso in quanto si rende presente: Dio in Epifania.

Ebbene, ora questa gloria è concentrata in Gesù, irradia da lui, è la sua gloria, segno massimo della presenza del Padre. E quindi può anche manifestare tutta la ricchezza di cui è pieno. Si dice infatti che è "colmo di grazia e di fedeltà", una frase che viene da Es 34:6 in cui Dio si rivela a Mosè come «ricco di misericordia e di fedeltà o verità» Ebbene così è il Figlio che ci rivela con la sua vita l'amore misericordioso e la fedeltà del Padre.

Ora il Figlio, divenuto carne, è visibile nella storia, ma prima di presentarsi ha bisogno di un testimone, come dice la Sacra Scrittura: « Manderò il mio angelo davanti a te, egli ti preparerà la strada » i quali non da sangue né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. È impossibile la spiegazione di Léon Dufour il quale dice che in questi due versetti si continua a parlare del Verbo anteriormente all'Incarnazione. L'Evangelista non la pensa così.

Egli fa del v. 14: "Il Verbo è divenuto carne" il perno di tutto il suo discorso. Riferendoci ora ai vv. 12-13 diciamo che "quanti l'hanno accolto" (passato) sono coloro "che credono nel suo nome" (presente: azione continua). È la fede, dono di Dio, che fa scattare una trasformazione radicale nella loro persona perché "sono stati generati da Dio" Giovanni 1:3 e non per una nascita naturale che può venire dalla volontà di qualche uomo; tutto è dono di Dio. Poi svilupperà come avviene questa trasformazione in chi crede.

Giovanni 1:14« E il Verbo è diventato carne e ha messo la sua tenda (e venne ad abitare) in mezzo a noi ; e noi abbiamo contemplato la Sua gloria, gloria come dell'Unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. »

Queste poche righe danno il fondamento alle affermazioni di tutto il Prologo. Con l'Incarnazione vi è il dono dell'incontro. Non si tratta di un nuovo stato del Logos come tale, ma di precisare che la sua presenza, in questa nuova modalità è "una dimora tra noi", è un "faccia a faccia": l'evento proclamato realizza il "noi abbiamo visto la sua gloria".

Il Logos non ha assunto la carne come si indossa un vestito, ma è "divenuto carne", e questo elimina ogni docetismo. Certo qui non si proclama la dottrina delle due nature divina e umana di Gesù Cristo, ma il pensiero greco saprà scoprirle legittimamente.

"E divenuto carne" significa che ha assunto la condizione misera, debole, precaria del mondo di quaggiù, e certamente qui si suggerisce anche la morte. Dopo questa spiegazione è chiaro che non si può tradurre: "divenne uomo", si toglierebbe tutta la ricchezza del termine "carne"; non si può usare un'altra parola. E non si può tradurre: "e abitò fra noi", ma si deve tradurre: "Mise la sua tenda tra di noi". Questo richiama l'Esodo. È infatti venuto a vivere e a farci vivere come in un Esodo, verso una meta ben precisa: la comunione che "è la vita è luce per gli uomini".

Secondo il racconto della Genesi la prima parola che Dio pronuncia è: « Sia la luce. » È una luce che mette in fuga le tenebre; essa fa scomparire il "tohu wabou", espressione ebraica intraducibile. Si potrebbe dire il "nulla", il "caos". Dopo ciò qualcosa esiste, perché la vita donata dal Verbo "è Luce", una luce che manifesta qual è per l'uomo il cammino verso la vera "Vita", una luce che è rivelazione e che mette in comunione con Dio, che fa dell'uomo un essere dialogante con Dio, come suggerisce Gen 3:8: « Dio soleva passeggiare nel giardino dell'Eden, alla brezza del giorno. »

Ed è anche una luce che l'uomo possiede nel suo scontro con "le tenebre", un termine assai ricco di significato, ma che ha il suo culmine nel peccato che mette l'uomo contro Dio. Comunque, rimane la sicurezza che la vittoria sarà della Luce perché le tenebre non riusciranno mai ad arrestarla. Ed eccoci in piena storia e perciò nella necessità di meditare come noi abbiamo accolto il Verbo:

Giovanni 1:6-8 « Ci fu un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza della Luce perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. »

È logico che la Luce nella sua lotta contro le tenebre rimanga offuscata da tante realtà, soprattutto dal peccato. Per manifestarsi ha bisogno di testimoni, di gente che l'abbia accolta e che vuole darne testimonianza. E sono tanti i testimoni apparsi nella storia, si pensi ai profeti. L'evangelista ne sceglie uno, probabilmente guidato dalla parola di Gesù: « Tra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni Battista » (Mt 11:11). Perciò Giovanni era colui che si prestava meglio come "tipo" e "rappresentante" dei testimoni apparsi nei secoli.

Certo, noi qui lo contempliamo fuori del suo tempo, perché "il Verbo ancora non è divenuto carne" (1:14). Ma come rappresentante è stato ben scelto. Certamente "egli non era la luce", Gesù l'ha paragonato a « una lampada che arde e risplende » (Gv 5:35). E se alcuni si sono rallegrati della sua luce, in genere è stato ostacolato e rifiutato.

Non meravigliamoci quindi di quanto capita alla Luce nelle varie tappe della sua storia. .

Giovanni 1:9-10 « Continuava a venire Colui che è la (colui che veniva nel mondo è la) Luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. »

La spiegazione più giusta è quella della Sapienza (13:1): «Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio e dai beni visibili non riconobbero l'artefice pur considerando le opere. » Di qui nacque l'idolatria. Lo stesso pensiero lo leggiamo in Rom 1:18-23: "Hanno rifiutato la Luce e scelto di vivere nelle tenebre, nell'ignoranza".

Giovanni 1:11 «Venne tra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.» Del tutto bene non è andata al Verbo neppure nel popolo di Dio. In quel popolo, "la Parola" si è incarnata nel linguaggio umano, ha cercato di parlare con parole umane. Infatti, « non considerò una cosa gelosa la sua uguaglianza con Dio e umiliò se stesso adattandosi al parlare di ogni epoca del popolo che Dio si era scelto e con cui aveva fatto alleanza. »

Comunque la frase "i suoi non l'hanno accolto" non è valida per tutti. L'evangelista infatti precisa e dice: Giovanni 1:12 « A quanti però l'hanno accolto ha dato di poter diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome (Mal 3:1 “Ecco, manderò un mio messaggero a preparare la via“). È quello che avviene secondo il nostro testo: Giovanni gli rende testimonianza e grida: "E di lui che io ho detto. Colui che viene dopo di me è al di sopra di me, perché era prima di me". » Giovanni 1:15 Parla di Gesù al passato, come di una realtà già presente: "ho detto", ma che dev'essere sempre riconosciuta. E vi ritornerà ancora (1:30).

Ora però è la comunità che confessa la sua fede: Giovanni 1:16-17 « Sì, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. La Legge fu data per mezzo di Mosè, ma la grazia della verità fu data per mezzo di Gesù Cristo. »

Se prima c'era per il popolo eletto la possibilità di conoscere l'amore misericordioso e colmo di fedeltà di Dio, questo avviene in modo nuovo e sempre più perfetto in Gesù Cristo.

Gesù è nella sua persona e nella sua opera la rivelazione della grazia di Dio, cioè della sua misericordia, della bontà infinita del Padre; lui solo è la verità: in ebraico l'amen, il sì del Padre a tutte le sue promesse: lui solo può rivelarci chi è Dio, perché lui solo l'ha visto!

Giovanni 1:18 « Nessuno ha mai visto Dio, ma l'Unigenito che è Dio, e che è sempre rivolto verso il Padre, Lui ce lo racconterà. »

"Nessuno ha mai visto Dio! " Si noti quanto segue: "ma l'Unigenito che è Dio" e ripetendo il v. 1: "che è rivolto verso il Padre", cioè che è presso il Padre, lui ce lo racconterà.

Solo Dio può parlarci di Dio Padre, e questo è possibile perché l'Unigenito ha assunto la nostra natura umana e perché usa parole umane: "Ce lo racconterà". È il verbo più adatto, e per questo scegliamo Leon Dufour, tralasciando altre traduzioni.

Ci sono infatti vari modi di raccontare: con le parole, ma anche con l'agire. Un giorno Gesù disse: « Il Figlio non può fare nulla, se non quello che vede fare dal Padre. Quello che il Padre fa, anche il Figlio lo fa » (Giovanni 5:19).
Perciò il suo agire è un raccontare il Padre, anzi è un vedere il Padre. Come disse a Filippo: « Chi vede me, vede il Padre » (Giovanni 14:9).

Anche il suo parlare è un raccontare il Padre: « Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso, ma il Padre... » (14:10). Perciò: chi imita Gesù, chi è in contemplazione di Gesù, chi annuncia quello che Gesù ha detto, è con Gesù "rivolto verso il Padre", in intima comunione con il Padre.

Per concludere: leggere, meditare il Vangelo significa essere in continua contemplazione del Padre. E così vero questo, che nel Vangelo di Giovanni leggeremo per oltre cento volte la parola

"Padre" in riferimento a Dio, e chi lo fa meditando sentirà il bisogno di dire, nella lingua di Gesù: "Abbà, Papà". E l'invocazione più bella per sentire, e sperimentare, la vicinanza di Dio.

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26 octobre 2013 6 26 /10 /octobre /2013 09:00

 DIALOGO FRA IL PROFETA ABACUC E IL SUO DIO dans religion habacuc

Abacuc - Capitolo 1

 Titolo

 [1]Oracolo che ebbe in visione il profeta Abacuc.

 Primo lamento del profeta: la disfatta della giustizia

[2]Fino a quando, Signore, implorerò 
e non ascolti, 
a te alzerò il grido: «Violenza!» 
e non soccorri? 
[3]Perché mi fai vedere l’iniquità 
e resti spettatore dell’oppressione? 
Ho davanti rapina e violenza 
e ci sono liti e si muovono contese. 
[4]Non ha più forza la legge, 
nè mai si afferma il diritto. 
L’empio infatti raggira il giusto 
e il giudizio ne esce stravolto.

 Primo oracolo. I Caldei flagello di Dio

[5]Guardate fra i popoli e osservate, 
inorridite e ammutolite: 
c’è chi compirà ai vostri giorni una cosa 
che a raccontarla non sarebbe creduta. 
[6]Ecco, io faccio sorgere i Caldei, 
popolo feroce e impetuoso, 
che percorre ampie regioni 
per occupare sedi non sue. 
[7]Egli è feroce e terribile, 
da lui esce 
il suo diritto e la sua grandezza. 
[8]Più veloci dei leopardi sono i suoi cavalli, 
più agili dei lupi della sera. 
Balzano i suoi destrieri, venuti da lontano, 
volano come aquila che piomba per divorare. 
[9]Tutti avanzano per la rapina. 
La loro faccia è infuocata come il vento d’oriente, 
ammassano i prigionieri come la sabbia. 
[10]Egli dei re si fa beffe, 
e dei capi si ride; 
si fa gioco di ogni fortezza, 
assale una città e la conquista. 
[11]Poi muta corso il vento: passa e paga il fio. 
Questa la potenza del mio Dio!

Secondo lamento del profeta: le esazioni dell’oppressore

[12]Non sei tu fin da principio, Signore, 
il mio Dio, il mio Santo? 
Noi non moriremo, Signore. 
Tu lo hai scelto per far giustizia, 
l’hai reso forte, o Roccia, per castigare. 
[13]Tu dagli occhi così puri 
che non puoi vedere il male 
e non puoi guardare l’iniquità, 
perchè, vedendo i malvagi, taci 
mentre l’empio ingoia il giusto? 
[14]Tu tratti gli uomini come pesci del mare, 
come un verme che non ha padrone. 
[15]Egli li prende tutti all’amo, 
li tira su con il giacchio, 
li raccoglie nella rete, 
e contento ne gode. 
[16]Perciò offre sacrifici alla sua rete 
e brucia incenso al suo giacchio, 
perchè fanno grassa la sua parte 
e succulente le sue vivande. 
[17]Continuerà dunque a vuotare il giacchio 
e a massacrare le genti senza pietà?

Abacuc - Capitolo 2

Secondo oracolo. Il giusto vivrà per la sua fedeltà

[1]Mi metterò di sentinella, 
in piedi sulla fortezza, 
a spiare, per vedere che cosa mi dirà, 
che cosa risponderà ai miei lamenti. 
[2]Il Signore rispose e mi disse: 
«Scrivi la visione 
e incidila bene sulle tavolette 
perchè la si legga speditamente. 
[3]E’ una visione che attesta un termine, 
parla di una scadenza e non mentisce; 
se indugia, attendila, 
perchè certo verrà e non tarderà». 
[4]Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, 
mentre il giusto vivrà per la sua fede.

II. LE MALEDIZIONI CONTRO L’OPPRESSORE

Preludio

[5]La ricchezza rende malvagi; il superbo non sussisterà; 
spalanca come gli inferi le sue fauci 
e, come la morte, non si sazia, 
attira a sé tutti i popoli, 
raduna per sé tutte le genti. 
[6]Forse che tutti non lo canzoneranno, 
non faranno motteggi per lui? 
Diranno:

Le cinque imprecazioni

I

Guai a chi accumula ciò che non è suo, 
- e fino a quando? - 
e si carica di pegni! 
[7]Forse che non sorgeranno a un tratto i tuoi creditori, 
non si sveglieranno i tuoi esattori 
e tu diverrai loro preda? 
[8]Poiché tu hai spogliato molte genti, 
gli altri popoli spoglieranno te, 
a causa del sangue umano versato, 
della violenza fatta alla regione, 
alla città e ai suoi abitanti.

II

[9]Guai a chi è avido di lucro, sventura per la sua casa, 
per mettere il nido in luogo alto, 
e sfuggire alla stretta della sventura. 
[10]Hai decretato il disonore alla tua casa; 
hai soppresso popoli numerosi, 
hai fatto del male contro te stesso. 
[11]La pietra infatti griderà dalla parete 
e dal tavolato risponderà la trave.

III

[12]Guai a chi costruisce una città sul sangue 
e fonda un castello sull’iniquità. 
[13]Non è forse volere del Signore degli eserciti 
che i popoli fatichino per il fuoco 
e le nazioni si stanchino per un nulla? 
[14]Poiché, come le acque colmano il mare, 
così la terra dovrà riempirsi 
di conoscenza della gloria del Signore.

IV

[15]Guai a chi fa bere i suoi vicini 
versando veleno per ubriacarli 
e scoprire le loro nudità. 
[16]Ti sei saziato di vergogna, non di gloria. 
Bevi, e ti colga il capogiro. 
Si riverserà su di te il calice della destra del Signore 
e la vergogna sopra il tuo onore, 
[17]poiché lo scempio fatto al Libano ricadrà su di te 
e il massacro degli animali ti colmerà di spavento, 
a causa del sangue umano versato, 
della violenza fatta alla regione, 
alla città e a tutti i suoi abitanti. 
[18]A che giova un idolo 
perchè l’artista si dia pena di scolpirlo? 
O una statua fusa o un oracolo falso, 
perchè l’artista confidi in essi, 
scolpendo idoli muti?

V

[19]Guai a chi dice al legno: «Svegliati», 
e alla pietra muta: «Alzati». 
Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento 
ma dentro non c’è soffio vitale. 
[20]Il Signore risiede nel suo santo tempio. 
Taccia, davanti a lui, tutta la terra!

Abacuc - Capitolo 3

III. INVITO ALL’INTERVENTO DEL SIGNORE

[1]Preghiera del profeta Abacuc, in tono di lamentazione.

Preludio Supplica

[2]Signore, ho ascoltato il tuo annunzio, 
Signore, ho avuto timore della tua opera. 
Nel corso degli anni manifestala 
falla conoscere nel corso degli anni. 
Nello sdegno ricordati di avere clemenza.

Teofania. L’arrivo del Signore

[3]Dio viene da Teman, il Santo dal monte Paràn. 
La sua maestà ricopre i cieli, 
delle sue lodi è piena la terra. 
[4]Il suo splendore è come la luce, 
bagliori di folgore escono dalle sue mani: 
là si cela la sua potenza. 
[5]Davanti a lui avanza la peste, 
la febbre ardente segue i suoi passi. 
[6]Si arresta e scuote la terra, 
guarda e fa tremare le genti; 
le montagne eterne s’infrangono, 
e i colli antichi si abbassano: 
i suoi sentieri nei secoli. 
[7]Ho visto i padiglioni di Cusàn in preda a spavento, 
sono agitate le tende di Madian.

Il combattimento del Signore

[8]Forse contro i fiumi, Signore, 
contro i fiumi si accende la tua ira 
o contro il mare è il tuo furore, 
quando tu monti sopra i tuoi cavalli, 
sopra i carri della tua vittoria? 
[9]Tu estrai il tuo arco e ne sazi di saette la corda. 
Fai erompere la terra in torrenti; 
[10]i monti ti vedono e tremano, 
un uragano di acque si riversa, 
l’abisso fa sentire la sua voce. 
In alto il sole tralascia di mostrarsi, 
[11]e la luna resta nella sua dimora, 
fuggono al bagliore delle tue saette, 
allo splendore folgorante della tua lancia. 
[12]Sdegnato attraversi la terra, 
adirato calpesti le genti. 
[13]Sei uscito per salvare il tuo popolo, 
per salvare il tuo consacrato. 
Hai demolito la cima della casa dell’empio, 
l’hai scalzata fino alle fondamenta. 
[14]Con i tuoi dardi hai trafitto il capo dei suoi guerrieri 
che irrompevano per disperdermi 
con la gioia di chi divora il povero di nascosto. 
[15]Hai affogato nel mare i suoi cavalli 
nella melma di grandi acque.

Conclusione: timore e fede in Dio

[16]Ho udito e fremette il mio cuore, 
a tal voce tremò il mio labbro, 
la carie entra nelle mie ossa 
e sotto di me tremano i miei passi. 
Sospiro al giorno dell’angoscia 
che verrà contro il popolo che ci opprime. 
[17]Il fico infatti non germoglierà, 
nessun prodotto daranno le viti, 
cesserà il raccolto dell’olivo, 
i campi non daranno più cibo, 
i greggi spariranno dagli ovili 
e le stalle rimarranno senza buoi. 
[18]Ma io gioirò nel Signore, 
esulterò in Dio mio salvatore. 
[19]Il Signore Dio è la mia forza, 
egli rende i miei piedi come quelli delle cerve 
e sulle alture mi fa camminare.

Per il maestro del coro. Su strumenti a corda.

La Bibbia

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