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9 mars 2010 2 09 /03 /mars /2010 10:41

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L’origine degli Stemmi, così come attualmente si vedono, è da ritenersi risalire al tempo di Ottone I°  Imperatore. Il primo trattato del blasone conosciuto, apparve in Francia verso il 1180 sotto il regno di Filippo Augusto.

Se le prime Armi apparvero nei tornei, gli esempi dei veri Stemmi non si trovano che verso la fine del XII secolo. Però fino intorno al 1260 non erano propri delle persone che li portavano ma dei loro domini; infatti, il Signore cambiando stato e signoria, mutava sigillo e divisa.

Un importante impulso alla diffusione si ebbe in occasione delle crociate.  Fino a quando il Signore stava nelle sue terre non ebbe necessità di un segno distintivo ma quando si ritrovò lontano dai propri possedimenti e confuso con la moltitudine dei crociati, sentì il bisogno di avere un segnale che lo distinguesse dagli altri, coperti come lui dall’armatura.

Ogni cavaliere quindi scelse un colore conforme ai suoi sentimenti   ed un segno esprimente qualche “glorioso suo fatto o personale accidente” (GUELFI CAMAIANI Piero, Dizionario Araldico, Manuali Hoepli, 1940, p. 526) o avente qualche richiamo o somiglianza con il proprio nome: una colonna per i Colonnesi, l’orso per gli Orsini, la carretta per i del Carretto, ecc..

Dunque, sin dalle remote epoche passate, lo Stemma constituiva un abituale mezzo  di identificazione ed era ritenuto esclusivo privilegio della famiglia legittima titolare dello stemma stesso. Esso era normalmente connesso al possesso di un titolo nobiliare, ma poteva spettare anche a famiglie non nobili ma di “distinta civiltà” (i cosi detti Stemmi di cittadinanza) e agli ecclesiastici. 
La simbologia araldica è ovviamente molto varia, trattandosi di una scienza antichissima. Le figure araldiche possono essere figure (o pezze)  propriamente araldiche come il palo, la fascia, la banda, le losanghe ecc., figure naturali come quelle riproducenti animali, fiori, piante, uccelli, mestieri ecc., oppure figure ideali come quelle che si riferiscono per esempio alla mitologia.

Il significato di detta simbologia é notevolmente complesso, dovendo ogni figura  – nella sua esatta rappresentazione -- essere messa anche in correlazione con le altre presenti nello scudo nonché con i colori (smalti) usati per la loro rappresentazione (per tutto ciò che riguarda la simbologia e la terminologia araldica, si veda la citata fondamentale opera di Piero GUELFI CAMAIANI).  
Gli elementi che compongono lo Stemma, oltre alle figure araldiche sono: lo scudo, cioè il fondo su cui si disegnano le figure stesse e gli ornamenti, cioè quegli elementi che, esteriori allo scudo, servono ad indicare dignità proprie del titolare dello stemma. I principali ornamenti indicanti la nobiltà – e quindi ereditari sono:   le corone  e  gli elmi. 
Al titolo di  Principe normalmente corrisponde  una corona sormontata da otto foglie di acanto o fioroni d'oro di cui cinque visibili, sostenute da punte ed alternate da otto perle di cui quattro visibili.  
La corona normale di Duca é cimata da  otto fioroni d'oro di cui cinque visibili sostenuti da punte.

La corona spettante al Marchese é cimata da quattro fioroni d'oro, tre visibili sostenuti da punte ad alternati da dodici perle disposte tre a tre in quattro gruppi piramidali, due visibili.

La corona normale di Conte é cimata da sedici perle di cui nove visibili.
La corona normale di Visconte
  é cimata da quattro grosse perle, tre visibili, sostenute da altrettante punte ed alternate da quattro piccole perle, due visibili, oppure da due punte d'oro.

Al titolo di Barone compete normalmente una corona formata da un cerchio accollato da un filo di perle con sei giri in banda di cui tre visibili.

Al titolo di  Nobile corrisponde una corona cimata da otto perle, cinque visibili.

La corona normale di Patrizio é cimata da otto perle di cui cinque visibili, alternate da otto fioroni abbassati sul cerchio di cui cinque visibili.

(per il GUELFI CAMAIANI Piero., op. cit., p. 207, le famiglie insignite del Patriziato "usavano e usano tuttora una corona simile a quella antica di Marchese meno le dodici perle che sono sostituite da quattro soltanto", risultando  formata da quattro fioroni, tre visibili, alternati da altrettante perle, due visibili).
Con riferimento al titolo di Signore é da dire
che non esiste una corona ufficiale relativa a tale titolo, lacuna rilevata da Piero . GUELFI CAMAIANI secondo il quale (op. cit., p. 494), però, andrebbe attribuito a tale titolo molto diffuso in Italia insieme a quello di Consignore, una corona simile a quella di Barone con minori ornamenti e cioè: un cerchio accollato da un filo di perle in banda (due visibili), il cerchio cimato da quattro grosse perle (tre visibili) sostenute dal cerchio o da punte.
La corona normale di
  Cavaliere ereditario è cimata da quattro perle di cui tre visibili. normalmente una corona formata da un cerchio accollato da un filo di perle con sei giri in banda di cui tre visibili.

 

       Gli elmi si pongono

sopra lo scudo e rappresentano il grado nobiliare per il tramite della loro forma, colore e posizione, mentre non sono indizi di dignità la superficie rabescata, le bordature o cordonature dorate o argentate si pongono sopra lo scudo e rappresentano il grado nobiliare per il tramite della loro forma, colore e posizione, mentre non sono indizi di dignità la superficie rabescata, le bordature o cordonature dorate o argentate.

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9 mars 2010 2 09 /03 /mars /2010 08:59

Leur nom vient probablement de: long bart à savoir des personnes avec une longue barbe. Peuple germanique d'origine scandinave qui s’installe "au 1er siècle dans l'Elbe inférieur, vers le 5 ap C Les Longobards sont soumis par Tibère, ils se déplacent ensuite vers le sud et dans le sixième siècle ils sont, comme fédérés de l’Empire, en Pannonie (aujourd'hui la Hongrie occidentale), d’où en 568 ils aident

Byzance contre les Ostrogoths d’Italie, puis ils se retournement contre les Byzantins et pénétrer dans le Frioul (Mai 568) et conquis la plaine du Pô.

(Les Romains appelaient la Pannonie la région située entre le Danube, le Norique, l'Italie et la Dalmatie. Cette région en 378 était occupée par les Goths qui en IV ° Siècle ont été répartis dans: les Wisigoths qui ont pris Rome (sac) en 410, et puis, parti d’Italie ils se sont emparé ensuite, d'une partie du territoire des Francs, et de la péninsule ibérique, et les Ostrogoths, qui ont occupé et unifiée l'Italie, en 476, lorsque Odoacre dépose le dernier empereur de Rome, Romulus).

Quand les Longobards pénètrent en Italie dans la seconde moitié du VIe siècle, on estime que leur horde était composée d'environ 120.000 unités (d'autres parlent de 500.000), y compris les personnes âgées, des femmes et des enfants. (estimations sans fondement solide).

Les Longobards fédéré de l’Empire en Pannonie menée par le roi Alboino (mari de Rosemonde) descendu en Italie l’ont conquise et Alboino il se proclama roi (plus tard il a été fait tuer par sa femme qu’il avait obligée à boire dans le crâne de son père, le roi Cunimund des gepedi qu’il avait tué).

La conquête de l'Italie n’as pas pu être terminée, car les Byzantins occupaient la côte italienne. Ainsi a été déterminé la rupture de l'unité politique de l'Italie, et également du système politique - administrative romaine qui a été totalement bouleversé par la structure du royaume des Longobards divisés en des duchés semi indépendants.

Byzance préserve Ravenne malgré l’instauration d’une trentaine de ducats Longobards souvent en révolte contre le pouvoir central établi à Pavie).

Lorsque la monarchie a été renforcé et a pu exercer un certain contrôle sur l'action des Ducs par des fonctionnaires ad hoc, certains ils ont utilisé des Gastaldis. Bien que convertie au catholicisme (conversion achevée par le roi Liutprand (712 à 744), les Longobards étaient en conflit quasi permanent avec Rome. Selons les besoin du moment, les Papes ils se alliait avec les Longobards.

La population en Longobardie était divisée en : Gau, à savoir ceux qui détenaient le pouvoir à différents niveaux et civitas, le peuple du vaincu, qui doit obéir, composé des résidus de citoyens italiens et romains d'origine.

Si le duc byzantin, était un haut agent nommé et soumis à l‘Empereur, le duc longobard il le devient par la considération gagnée entre les siens, de sa Fara qui l‘as élu, il est rare que ce soit le roi à nommer un duc de sorte que nous pouvons dire que histoire du royaume longobard en Italie est l'histoire de contrastes entre le roi et les ducs, voire la Langobardorum Historia de Paul Diacre.
Par la multiplicité des pouvoirs du Dux (duces), il arrive que le duc soit également évêque. Le duc, comme à Byzance, associe son fils au pouvoir, et s’occupe à sa reconnaissance.

(Paul Diacre, Historia Langobardorum III, 16) écrit: «Erat in hoc erat merveilleux royaume rien Langobardorum Insidiae violents struebantur nullae; aliquem nemo iniuste angariabat, spoliabat Nemo, le vol non erant, non qualifié; unusquisque libebat Securus sine quo peur." (Paul Diacre, Historia Langobardorum,).
"Il y avait ça de merveilleux dans le royaume des Longobards, il n'y avait pas de violence, pas d'intrigue insidieuse, et pas d'autres injustement opprimés, pas de déprédations, il n'y avait pas de vols, il n'y avait pas de vols qualifiés, chacun allait où il voulait, et sans aucune crainte. "

En 774, Charlemagne avait pris possession de Pavie (en dépostant Desiderio (Didier), le dernier roi des Lombards 756 ou 757 à 774, qui est mort "à Liège ou Corbas) il portait ainsi la couronne de fer des Longobards, qui se considérait comme roi d'Italie.

La Ligue lombarde a été organisé en 1167 par les villes du nord de l'Italie (Lombardie), soutenue par la papauté, contre l'empereur Frédéric Barberousse.

 

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8 mars 2010 1 08 /03 /mars /2010 18:44

 Il loro nome sembra derivi da: lang bart  ossia popolo dalla lunga barba. Popolo germanico d’origine scandinava che si stabili’, nel 1° secolo su l’Elba inferiore; nel 5 d.c. i Longobardi sono sottomessi da Tiberio; si spostano poi verso sud e nel VI° secolo stanziati come federati dell’Impero in Pannonia, (l'odierna Ungheria occidentale), donde nel 568 prima aiutano Bisanzio contro gli Ostrogoti d’Italia poi fanno voltafaccia contro i Bizantini e pénétrano nel Friuli (maggio del 568) e conquistano la pianura del Po’.


(I romani chiamavano Pannonia la régione tra il Danubio, il Norico, l’Italia e la Dalmazia. Fu nel 378

occupata dai Goti che nel Sec IV° si sono suddivisi in Visigoti che presero Roma (sacco) nel 410, e poi ripartiti occuparono una parte del territorio dei Franchi e la penisola Iberica, ed Ostrogoti, che occuparono ed unificarono l‘Italia nel 476  quando Odoacre depose l'ultimo imperatore di Roma Romolo ).

nel 774
   Carlomagno s’impossesso’ di Pavia (spodestando Desiderio (Didier), ultimo re dei Longobardi 756 o 757 al 774, che mori’ a Liege o Corbia) e cinse la corona di Ferro dei Longobardi che si consideravano re d’Italia.


 Quando i Longobardi penetrarono in Italia nella seconda metà del VI secolo, si ritiene che la loro orda fosse composta da circa 120.000 unità (altri parlano di 500.000) ivi compresi anziani, donne e bambini. (stime senza solido fondamento).

 

I Longobardi Guidati dal re Alboino (marito di Rosmunda) discesero in Italia, la conquistarono e Alboino se ne proclamo re; (che poi fu fatto uccidere dalla moglie che egli à costretta a bere nel cranio del padre di lei, Cunimondo re dei gepedi da lui ucciso).


La conquista dell’Italia non poté essere terminata perche
  i Bizantini occupavano le coste italiane. Determinando cosi’ la rottura della unità politica dell’Italia, inoltre l’ordinamento politico - amministrativo dei romani fu del tutto sovvertito dalla struttura del regno dei Longobardi articolato in ducati semi -indipendenti. Bisanzio conserva Ravenna malgrado l’istaurazione di una trentina di ducati Longobardi spesso in rivolta contro il potere centrale stabilito a Pavia).
Quando la monarchia si rafforzò e poté esercitare un certo controllo sull'azione dei duchi mediante funzionari ad hoc,
alcuni si avvalsero di gastaldi. Benché convertiti al cattolicesimo (conversione portata a termine da re Liutprand (712 - 744) i Longobardi furono in conflitto quasi permanente con Roma. A nécessità contincenti i Papi s’alleavano con i Longobardi.

La popolazione in Longobardia si suddivideva in: gau,   cioè in chi deteneva potere a vario livello ed in civitas, cioè il popolo dei vinti, che doveva obbedire e subire, composta dagli indigeni italiani e dai cittadini romani residui.

Se il duca bizantino era alto ufficiale nominato e sottoposto, il duca  longobardo è tale per la considerazione guadagnata tra i suoi, entro la sua fara ed i duchi, solo molto raramente è il re a nominare un duca, tanto che si può dire che la storia del regno longobardo in Italia è la storia dei contrasti tra il re ed i duchi, come risulta dalla Historia Langobardorum di Paolo Diacono.

Per la moltiplicità dei poteri del Dux (Duces), accade che il duca sia anche vescovo. Il duca, come a Bisanzio, si associa il figlio nel potere, e si adopera per il suo riconoscimento.

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum III, 16) scrive:  «Erat hoc mirabile in regno Langobardorum: nulla erat violentia, nullae struebantur insidiae; nemo aliquem iniuste angariabat, nemo spoliabat; non erant furta, non latrocinia; unusquisque quo libebat securus sine timore. » (Paolo Diacono, Historia Langobardorum, ).

 

"C'era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c'erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c'erano furti, non c'erano rapine; ognuno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore. »


Nel 774 Carlomagno s’impossesso’ di Pavia (spodestando Desiderio (Didier), ultimo re dei Longobardi 756 o 757 al 774, che mori’ a Liege o Corbia) e cinse la corona di Ferro dei Longobardi che si consideravano re d’Italia.  

 

 

La Lega Lombarda fu organizzata nel 1167 dalle città del nord d’Italia, (la Lombardia), sostenuta dal papato, contro l’Imperatore Federico Barbarossa.

 

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26 janvier 2010 2 26 /01 /janvier /2010 16:34

 

Da ricerche fatte all'Arcivescovado ed al Comune di Catania ho potuto costruire il mio Albero Genealogico


Comisi Domenico nato nella prima mettà del XVII° secolo genera oltre ad altri figli, Giuseppe Salvatore Gaetano negli anni 40.


Comisi Giuseppe Salvatore Gaetano di Domenico si sposa nel 1668 con Lo Coco Domenica e genera oltre a altri figli, Domenico Salvatore Sebastiano nel 1689.


Comisi Domenico Salvatore Sebastiano C.T. 1689 di Giuseppe Salvatore Gaetano e Lo Coco Domenica sposa Falsaperla Giuseppa nel 1722 e genera, oltre ad altri figli, Sebastiano Francesco Giuseppe il 10.04.1740


Comisi Sebastiano Francesco Giuseppe C.T. 10.04.1740 di Domenico Salvatore Sebastiano e di Falsaperla Giuseppa, si sposa nel 1765 con Toscano Natala, genera dopo otto figli: Salvatore Raimondo Gaetano il 20.08.1787.


Comisi Salvatore Raimondo Gaetano C.T. 20.08.1787 di Sebastiano e Toscano Natala, sposa nel 1820 Agata Romeo, ha un solo figlio, Salvatore il 02.12.1821.


Comisi Salvatore C.T. 02.12.1821 (Capitan Turi) morto in mare nel 1856 di Salvatore Raimondo Gaetano e di Agata Romeo, sposa il 7 marzo 1841 Anna Spampinato, (nata Ct 26.05.1824, di Giuseppe e di Ragona Rosalia); genera: oltre ad altri figli, Gaetano CT 25.10.1843 che fu l’unico a salvarsi, ma accecato, nel naufraggio con il padre.


Comisi Gaetano CT 25.10.1843 di Salvatore e di Anna Spampinato, Sposa Rapisarda Maria, il 1865 genera: (Maria ? C.T. deceduta a N.Y. ?), (Anna C.T. 18.10.1866 deceduta a N.Y.), (Grazia = Orazia C.T. 19.12.1869 deceduta a N.Y.), (Antonia C.T. 03.12.1872), (Santa C.T. 15.06.1876 deceduta a N.Y.) (Giovanna C.T. 12.07.1878) Salvatore C.T. il 22.07.1881


Comisi Salvatore (C.T. 22.07.1881 -30.01.1965) (mio nonno) di Gaetano e Rapisarda Maria sposa il 29.09.1906 Reale Marta Vincenza (CT 30.07.1889) genera: Maria CT 24.10.1907, Palma CT 23.07.1910 Gaetano CT 06.05.1914, Rosa (Santina) CT 22.08.1916, Anna CT 06.03.1919, Carmelo CT 20.04.1921-28.03.1935, Giovanna CT 13.04.1929, Antonia CT 06.09.1932.


                                        Da qui in poi le date sono riservate.


Comisi Gaetano sposa Platania Carmela e Genera: Salvatore Vincenza 1, Giuseppe, Agata, Carmelo, Vincenza 2, Maria, Elisabetta, Evangelina, Daniela.


Comisi Salvatore Sposa, Orditz  Fernanda Giulietta Genera: Gaetano Emanuele, Davide Francesco Giuseppe, Alessandro Romeo Luca

ALBERO GENEALOGICO DELLA MIA FAMIGLIA
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20 novembre 2009 5 20 /11 /novembre /2009 12:06

 

 É tutto da verificare, ma si Racconta Che:

 
Agata COMISI di Salvatore nata l'
08.12.1846 (bella e prosperosa bambina che fu rapita a 12 anni nel 1858, (subito dopo la guerra di Crimea 1853 - 1856) proprio vicino casa sua in via la Marina nella Civita di Catania e trasportata da un véloce Brigantino a Istambul dove poi divenne la Favorita del giovane Sultano. Abd-ul-Medjid (nato il 28 aprile 1823, morto il 25 giugno 1861) aveva sedici anni e due mesi alla successione del padre Mahmoud.

Egli voleva le donne sempre più giovani e sempre più belle. Alla sua morte, lo zio Abd-ul-Aziz  svuoto lArem (vedi nota in francese)

Agata
ha un figlio, il Sultano, come duso la copri di regali, dopo la morte di Abd-ul-Medjid e luscita dallArem il figlio mori
ed alla morte di Agata le sue ricchezze sarebbero dovute andare agli eredi naturali, cioé la nostra famiglia, la burocrazia consolare e quella Italiana fu lunga, se sono arrivate, non si ha notizie certe, nel ventennio fascista, le ricchezze si persero (ma forse non per tutti).

D'après le droit de succession établi, ce ne devait pas être son fils aîné Mourad, né le 22 septembre 1840, qui lui succéda. C'était le frère du sultan Abd-ul-Aziz
(né le 9 février 1830) qui était, selon le droit héréditaire ottoman,’’

 

‘’Ce n'était pas un enfant de seize ans, sans autre expérience que celle acquise dans le harem, d'une intelligence moyenne et entouré d'intrigants habiles, qui aurait pu, avec de tels débris, reconstituer l'ancienne puissance des Osmanlis.’’

 

‘’d'Abd-ul-Aziz il renvoie plus de 200 femmes du harem et ne garde au palais que sa femme , sa mère et les sultanes mères de princes;’’

 

 Se qualcuno ha notizie al riguardo sarei lieto di conoscerle.

 

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 18:11

 

     
Le but de la recherche, sur le nom de famille COMISI n’est pas pour trouver à tout prix une noble lignée, ni de revendiquer une couronne qui n'existe pas dans l'état actuel de mes investigations, mais un fort désir légitime de connaître quelque chose de mes racines, des nouvelles sur mes ancêtres, de savoir d'où vient mon nom de famille.

 

Pour humbles ou important que puissent être mes ancêtres: Dirigeants, entrepreneurs ou employés à tous les niveaux à un titre quelconque, que ce soit dans la marine ou dans d'autres domaines: marins, capitaines, chefs d'équipage ou propriétaires, artisans ou commerçants, qui se sont installé à Catane ou ailleurs, je suis fier d'appartenir à la famille Comisi.

 

Lorsque j'étais enfant, je posais des questions à mes grands-parents, nés au XIX ° siècle (Grand-père Salvatore en 1881) mais je n'ai jamais reçu de réponse satisfaisante.

 

Ce fut beaucoup plus tard que j’ai commencé les recherches aux quelles j'ai été en mesure de consacrer temps et argent en 74, pour les reprendre à ma retraite avec les données auparavant collectées.

 

Étant désormais très loin de ma ville natale, et n’ayant plus d'espoir de pouvoir faire un long séjour pour poursuivre les recherches dans ce di Catania, je veux juste y aller en tant que touriste, à 76 ans j'ai décidé de arrêter cette recherche avec ce que j'ai.

 

Toute aide sera appréciée pour une correction éventuelle ou à élucidation pour compléter les données rapportées ici par moi.

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 17:38

 

C O M I S I


Scopo della ricerca, sul patronimico COMISI non é di voler trovare a tutti i costi una discendenza nobile, ne rivendicare una corona che non existe allo stato attuale delle mie indagini, ma un legittimo forte desiderio di sapere qualche cosa delle mie radici, qualche notizia sui miei antenati, di sapere cioé, da dove viene il mio cognome.


Per umili o important che possano essere stati i miei antenati: condottieri, imprenditori lavoratori a qualunque livello ed a qualsiasi titolo, sia nella marineria che in altri campi: Marinai, Capitani, capi ciurma o armatori, artigiani o commercianti, che si sono istallati a Catania o altrove, io sono fiero dell'appartenenza alla famiglia COMISI. 


Sin da piccolo facevo delle domande ai miei nonni, nati nel 19° s. ma non ho mai ricevuto risposte esaurienti. Fu poi ''da grande'' che iniziai le ricerche alle quali ho potuto dedicare tempo e denaro, nel 1974, per poi riprenderli da penzionato con i dati di allora raccolti.


Essendo ormai molto lontano dalla mia città di origine, e non avendo più speranza di potere fare un lungo soggiorno per continuare le ricerche in quel di Catania, desidero solo andarci da turista, a 76 anni ho deciso di chiudere questa ricerca con cio che ho e di passare ad altri il testimonio.


Sarà gradito qualsiasi aiuto per un eventuale completamento correzione o elucidazione dei dati qui da me riportati.

Ricerca patronimico
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9 novembre 2009 1 09 /11 /novembre /2009 18:09

La città di Amalfi, prima organizzata a forma repubblicana sotto il regimento di Comites (839 - 859) che erano dei magistrati annuali poi e sempre più condotta ad un potere principesco - dinastico. L’età dei prefetturi (859 - 958) successi ai Comites, segna il graduale ridursi della costituzione amalfitana a questa ultima forma.


Già nell’872, si abbé il primo tentativo di creare una dinastia da parte del prefetturio Marino che si associo’ al figlio Pulcaro; Una nuova dinastia si ebbe con Mansone 1°, che si associo’ il figlio Mastalo 1° (900) diventando entrambi patrizî imperiali.

Con Sergio 1° che spodesto Mastalo II° e si fece creare Duca nel 958 (assieme al figlio Maurone 1° socio nel regnare su Amalfi), questo processo di formazione era compiuto.


Secondo come afferma Ibn Hawqal mercante di Baghdad che visito’ Amalfi nel 972, al tempo del duca Sergio 1°, la città era divenuta più importante di Napoli ed « era la più prospéra città di Longobardia, la più nobile, la più illustre per le sue condizioni, la più agiata ed opulenta »

 

I COMITI di Amalfi, di Napoli, di Salerno, di Messina o di Catania, erano prevalentemente dei marinai commercianti,  negotiatores, perche compravano e vendevano merce di ogni dove) loro scambiavano la loro merce anche con l'oro proveniente dalle miniere poste nel cuore dell'Africa.

Sulle coste Siriaco-palestinesi e dell'Asia Minore cambiavano l'oro con pietre preziose, avorio, manufatti di oreficeria, spezie, sete e stoffe preziose che poi riportavano in patria.
 
forniscono, legname d’Amalfi agli arabi dell’Africa Settentrionale, che ne sono sprovvisti, oltre che ferro e cereali, portando in cambio sui mercati italiani tessuti di seta, medicinali, oggetti di lusso e altre merci di origine araba e bizantina.  

S
cambiavano la loro merce anche con l'oro proveniente dalle miniere poste nel cuore dell'Africa. Sulle coste Siriaco-palestinesi e dell'Asia Minore cambiavano l'oro con pietre preziose, avorio, manufatti di oreficeria, spezie, sete e stoffe preziose che poi riportavano in patria.


La famiglia dei COMISI di Catania, (Comis o Commisi), é originaria di Amalfi, perche é un ramo dei COMITI-Maurone forse provenienti da Napoli o Salerno e poi Messina.

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9 novembre 2009 1 09 /11 /novembre /2009 11:54

Coct.jpg    COMISI    di    CATANIA

La Casata ha origine dal longobardo, Sergio 1° Comite della Repubblica di Amalfi che sali al potere nel 952 con il figlio Maurone 1° socio nel governare é percio’ fu detta COMITI (il plurale di Comite o Comito).


Col tempo la
T divento’ S infatti, il cognome COMITO, COMITE, COMITI é riportato COMES o COMITUS in latino, ecco perché dal ramo Maurone Comiti fiori’ e si ebbe il ramo C O M I S I


i
C O M I T O, COMITE, C O M I T I, ebbero nobiltà anche in Napoli, in Salerno, in Benevento, in Bari, in Monteleone Di Puglia, in Sorrento, Messina, e da Messina in Catania …


Fu 
Signora di ventinove Feudi.


Nel secolo X° si divise in molti rami: COMITO, COMITE.
  Ad Amalfi fiori’ il ramo Sergio - Maurone dei COMITI, detto ramo Maurone, che fu Capostipide alla casata, COMITI (da dove fiori’ il ramo COMISI).

Ai COMITO, COMITE, COMITI appartennero :
Sergio 1° e Maurone 1° nel 952 che furono Dogi della Repubblica di Amalfi; Leone Arcivescovo di Napoli nel 1082 e Ugolino Arcivescovo di Benevento; Alferio gran siniscalco del Regno nel 1140; Riccardo ed altro Alferio, stratico di Salerno; Diversi Castellani e maestri portolani, giudici della Gran Corte e Consiglieri. Riccardo Castellano di Bari, nel 1240 Trapianto’ la sua famiglia in quella città; Anselmo, Bonanno e Fabio furono esiliati da Messina nel 1194 da Arrigo Svevo perche partigiani dei Normanni; (nel diploma impériale dell’esilio sono riportati con il cognome COMITUS, altrove il cognome viene riportato COMES). Arrigo o Enrigo si stabili in Messina al tempo di Carlo D’Angio’ ; Giacomo si distinse in Salerno nel 1328; un altro Enrigo Catapano di Salerno nel 1345; Furono Senatori a Messina: Enrigo nel 1302 ed altro Enrigo nel 1357; Fra Simone che nel 1540 partecipo’ all ‘impresa di Algeri e Fra Basilio nel 1568 furono fra i Cavalieri Messinesi dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

 

 

Alla fine dell’XI° s. gli Amalfitani ottengono dal califfo d’Egitto il permesso di costruire presso il Santo Sepolcro un ospedale e una chiesa dando origine all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, poi di Rodi e infine di Malta, il cui vessillo reca ancora la croce bianca o d’argento a otto punte, antico simbolo civico di Amalfi.  

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