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20 octobre 2010 3 20 /10 /octobre /2010 17:18

Il nazismo si è orginato dal nazionalismo, responsabile anche dello scoppio della Prima guerra mondiale, che con i suoi dieci milioni di morti, venti milioni di feriti, mutilati e nevrotici, e sette milioni di prigionieri e dispersi, rappresenta la più grande tragedia della storia. Ebbene il nazionalismo è figlio della Rivoluzione francese, antitetico alla concezione cristiana (quindi universale, l'esatto opposto del nazionalismo).

In Italia il nazionalismo, fu interpretato da personaggi assolutamente nemici della Chiesa, e di ogni religiosità, come Francesco Crispi, alla fine dell'Ottocento, e Benito Mussolini, anticlericale anarchico e socialista, ai primi del Novecento, e poi duce del fascismo, cioè di quella concezione dello stato per la quale “tutto è nello stato e nulla di umano e di spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello stato”. Gli interventisti (I° guerra mondiale), furono tutti uomini delle élites, avversi alla visione cristiana dominante nel paese: Mussolini, Gabriele D'Annunzio, il socialista nazionalisteggiante Cesare Battisti, i nazionalisti Giovanni Papini ed Enrico Corradini, i futuristi di Marinetti.

Giovanni Papini, prima della sua conversione, scrisse sulla rivista nazionalista Lacerba, nel 1914: “Finalmente è arrivato il giorno dell'ira dopo i lunghi crepuscoli della paura. Finalmente stanno pagando la decima delle anime per la ripulitura della terra... Siamo troppi. La guerra è una operazione maltusiana.
C'è un troppo di qua e un troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla tavola”. I frutti del nazionalismo, condannato inutilmente da diversi religiosi, portarono alla prima guerra e poi, nel dopoguerra, al fascismo, al nazismo e al “socialismo nazionalista” di Stalin.

Anche per il marxismo (nato dall'ateismo) valeva l'assioma che l'umanità non aveva come scopo la pace ma la lotta di classe, l'idea nazional -popolare di un eterno antagonismo tra popoli. I totalitarsmi socialisti, fascisti, nazionalsocialisti; e comunisti furono influenzati dal marxismo ateo, con gradazioni diverse.
Come ha giustamente scritto Karl Löwith: “Il marxismo è una forma secolarizzata del pensiero biblico". Cosa abbia partorito la religione atea del marxismo, lo sappiamo tutti: dalla Russia, alla Cina, alla Cambogia, al Vietnam, ai paesi dell'America latina, si parla, almeno, di cento milioni di morti, secondo cifre assolutamente prudenziali.

I biologi aderenti al darwinismo, prestati alla politica, scrivevano: "La lotta spietata tra le nazioni non è altro che una necessità biologica" (come ha ben raccontato il celebre paleontologo evoluzionista Stephen Jay Gould nel suo “I pilastri del tempo”). Ed Enrico Corradini, interpretando la concezione ateistica e socialdarwinista, sul Regno del 28 febbraio 1904, allo scoppio del conflitto russo giapponese, scrisse: “la guerra è un grandioso e terribile fenomeno della natura, un cozzo di forze avverse primordiali ed eterne, irrefrenabili. E tali sono appunto le forze che conducono alle guerre le nazioni e le razze. Perciò dinanzi ad esse l'uomo civile è abolito e ritorna l'uomo sincero allo stato di natura”.

Un'altra componente del nazionalsocialismo fu il razzismo, basato essenzialmente sul materialismo biologico (mai esistito nell'Europa cristiana). Il razzismo contrappone all'idea della comune figliolanza degli uomini a Dio, l'idea che essi siano invece originati da ceppi diversi, più o meno “nobili”, più o meno evoluti, più o meno meritevoli.
Mentre lo scienziato cristiano Louis Pasteur, alla fine dell'Ottocento, rivendicava l'uguaglianza degli uomini di fronte a Dio, le ideologie atee sostenevano che la fratellanza universale in senso cristiano era una evidente falsità, perché in realtà la scienza dimostrerebbe l'ineguaglianza delle razze in base alla misurazione dei crani, e degli arti. Il razzismo si nutrirà di una visione assolutamente atea, in cui non vi è alcuno spazio per un Dio creatore di tutti i popoli, ma solo per l'esistenza di popoli “superiori” e di popoli “inferiori”, di sangue, di luoghi, di colore della pelle, di predisposizioni naturali e genetiche e di ambienti operanti sull'uomo al di sopra della sua libertà.

Lo storico Gianni Gentile afferma: “La cultura scientifica di stampo positivistico (cioè ateo, ndr) nella seconda metà dell'Ottocento aveva elaborato una teoria delle razze, secondo la quale a ogni razza venivano attribuite diverse basi biologiche che determinavano i vari comportamenti, anche dal punto di vista morale e dei costumi. Questa impostazione pseudoscientifica consentiva di stabilire una gerarchia che poneva la razza bianca al di sopra delle altre razze”.

Strettamente connessa al razzismo, troviamo l'eugenetica, che altro non è che l'antico sogno ateistico di creare una umanità perfetta, assolutamente sana, senza macchia, autosufficiente e che quindi non ha bisogno di un Dio salvatore e di una redenzione. L'eugenetica è presente già nella Repubblica ideale, sostanzialmente comunista, di Platone, nella “Città del sole” di Tommaso Campanella, anch'essa organizzata secondo criteri comunisti. Il sedicente scienziato ateo, Francis Galton, che nel 1883 coniò la parola “eugenics”, spiegò al mondo che tramite matrimoni selettivi e le sterilizzazioni forzate si sarebbe creato l'“uomo nuovo”, sano e felice.

Non tanti anni più tardi Adolf Hitler, nel “Mein Kampf”, dopo aver spiegato che lo stato, la nazione, dovrà impedire ai malati o ai difettosi di procreare, aggiungeva: “Basterebbe per seicento anni non permettere di procreare ai malati di corpo e di spirito per salvare l'umanità da una immane sfortuna e portarla a una condizione di sanità oggi pressoché incredibile”.

Lo studioso Lifton afferma: “Il progetto nazista si ispirava a una visione di controllo assoluto del processo evolutivo sul futuro umano biologico. Facendo ampio uso del termine darwiniano 'selezione' i nazisti cercarono di arrogarsi le funzioni della natura (selezione naturale) e di Dio nell'orchestrare le proprie selezioni, la loro versione della evoluzione umana”.

Per nessuna epoca della storia, prima dell'affermarsi dell'ateismo assoluto, si possono solo lontanamente pensare le stragi e le malvagità create da nazismo e comunismo, e dalle loro appendici ideologiche (razzismo, eugenetica, socialdarwinismo). E' una evidenza storica che non credo nessuno possa negare.

Chiudo con un giudizio del grande politologo, filosofo e politico Augusto del Noce: “Per varie che possano essere le forme rivoluzionarie, il loro lato comune è la correlazione tra l'elevazione della politica a religione e la negazione del soprannaturale. Alla liberazione religiosa si sostituisce la liberazione politica. Il problema del male viene trasposto dal piano psicologico e teologico a quello politico e sociologico: i dogmi della Caduta e della Redenzione vengono trasferiti sul piano dell'esperienza storica”
(Augusto del Noce “Il problema dell'ateismo”).

 

Anti Paralipomeni  

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