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8 novembre 2009 7 08 /11 /novembre /2009 18:01

 

 

L’ostensorio nella liturgia Cristiana Cattolica Romana, contrariamente a quello che si pensa NON prese il nome dall’ostia, ma si chiamava cosi un millennio prima di Cristo.

 

Ostiare corrispondeva a un etimo egizio (che si traslò anche nel latino) significa mostrare, far vedere; cioè mostrare il disco solare ai fedeli che nei successivi riti trasferiti all’interno dei templi, i sacerdoti di Aton ricorsero a un disco d’oro con i raggi attorno; appunto l’ostensorio, elevato in alto, (la elevazione fatta anche dai preti cristiani romani)

 

Ostiare significa dunque “ mostrare “ e lo si usò pure per mostrare la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena nel sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e “mostrarli” al popolo. Il vocabolo rimase anche nell’antico latino;

 

Il Senato di Roma abolì questa “ostensione” fin dal 657 a.C. ritenendola usanza indegna di un popolo civile

 

S. Bernardino da Siena (1380 - 1440) mise al centro invece del disco in oro luccicante, una teca con dentro il pane.

 

L’ostia consacrata risale invece alla fine del XV secolo, dopo le tante dispute medioevali (come la transustanziazione romana prima e la luterana consustanziazione dopo) mentre la forma dell’ostia fu stabilita all’epoca del concilio di Trento, quando fu riproposta la dottrina della presenza reale del corpo di Cristo nell’ostia, della messa come sacrificio e della stessa consacrazione dell’ostia.

 

La concezione della CON - SACRAZIONE (= dal - sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religioni politeistiche, monoteistiche ed anche dei riti pagani più lontani nel tempo, ed era concepita - l’offerta sacrificale e la distribuzione ai presenti - come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata “communio” (cioè dividere una cosa con altri - la cena, il pasto o la semplice assunzione di un frammento dell’oggetto del sacrificio - era cioè un rito per ricevere le speciali forze), quando il prete ti da l’ostia ti dice che quella è il corpo di Cristo.

 

La commemorazione dell’ultima cena fatta dagli evangelici con del pane e del vino non comporta nessun atto sacrale (il pane resta pane ed il vino resta vino) e non da niente di più ne di meno a colui che vi partecipa, se non che il fatto di rispettare un ordine di Gesù Cristo che disse: ” Fate questo in memoria di me! “

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