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6 août 2013 2 06 /08 /août /2013 17:54

 Adam, Eve et le serpent dans religion adameve

Qual è il peccato di Adamo nel giardino dell’Eden?

Questa domanda mi fu posta nel mio blog, ti rispondo con l’aiuto di Dio, pur cercando di non essere troppo lungo, prendendo come base il primo libro della Bibbia, La Genesi.

Quando Dio ha detto che tutto quello che aveva fatto era molto buono (Genesi 1:31) l’uomo era coinvolto in questa approvazione. Adamo, il primo uomo, è stato posto con Eva nel giardino di Eden perché lo coltivasse e per tenerlo in ordine. Con un comandamento, uno solo, una sorta di patto per la vita o la morte che è stato imposto a lui ed a sua moglie, (Genesi 2:16-17).

  »16. E l’Eterno Iddio diede all’uomo questo comandamento: Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino; 17 ma del frutto dell’albero della conoscenza de bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai » L’uomo ha trasgredito, e la condanna a morte è stata pronunciata. Il lavoro per lui è diventato faticante e doloroso e talvolta inutile. Adamo fu cacciato dal giardino.

 Vediamo ora quale furono le tappe.

(Genesi 3:) 1. Or il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che l’Eterno Iddio aveva fatti. Ed esso disse alla donna: « Come! Iddio v’ha detto: “Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino? Non dobbiamo incentrare tutto il nostro interesse sulla natura dell’animale (il serpente), ma sulle sue parole.

Egli inizia il suo discorso – che è un capolavoro di sfumature, di finezza, di introspezione psicologica – una domanda che sin dall’inizio, da l’opportunità alla donna di avere ragione, di difendere Dio, quasi a combattere in favore di Dio. « Dio ha detto veramente? » La donna senza sospettare la distorsione diabolica, nel suo zelo fa un piccolo passo ch’è di troprispose: 2 E la donna rispose al serpente: Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; 3 ma del frutto dell’albero ch’è in mezzo al giardino, Iddio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire.

Certo, Dio ha messo il ‘veto’ soltanto su un albero, ma che esso non possa essere ‘toccato’ Dio non l’ha detto.

Ormai il serpente può lasciar cadere la sua maschera, ora non interroga più, ma egli afferma con una strana enfasi che ciò che Dio ha detto non è affatto la verità. 4 E il serpente disse alla donna: « No, non morirete affatto; Con questa affermazione il diavolo dichiara di conoscere Dio meglio che la donna e la spinge verso la ribellione, perché secondo il diavolo Dio è geloso. È una vecchia illusione dell’uomo, quella di pretendere di conoscere meglio Dio le cose che lo concernono, che lo riguardano personalmente. Dal suo punto di vista l’uomo è liberato dai pregiudizi facendosi una sua propria idea su Dio.

Bonhoeffer scrive: « L’uomo si atteggia a padrone di Dio allorché, con l’arma di un principio e di un’idea su Dio, contesta la concreta parola di Dio ».

« ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s‘apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male ». L’insinuazione probabilmente non significa che gli uomini possono diventare come Dio è, ma ’divini’ cioè con analogie a Dio per ciò che è buono e sano in apposizione a ciò che è il male che provoca danni agli esseri umani. Ciò che il serpente fa sperare per l’uomo non è tanto il potenziamento della facoltà conoscitiva quanto quell’autonomia di giudizio, che gli permette di decidere da se ciò che è utile e buono o dannoso con cui l’uomo si sottrae alla provvidente tutela di Dio, che completamente tutto lo avvolge.

Ora invece deciderà da se stesso, si deciderà da solo l’unico giudice di se stesso, e tuttavia tale autonomia da Dio sarà per l’uomo il fardello più pesante da indossare per tutta la vita, in tutta la sua storia. L’insinuazione del serpente prospetta la possibilità di una dilatazione dell’essere umano oltre i limiti stabiliti da Dio nel crearlo. Una delle testimonianze più importanti di questo racconto è che esso vede la caduta dell’uomo, la sua effettiva separazione da Dio, la sua morte (perché separazione = morte).

In realtà il serpente non ha nè mentito né detto il vero. Con mezze verità e doppi sensi fa si che il suo ingenuo interlocutore si presti al gioco e faccia la parte che egli vuole. 6. E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito, ch’era con lei, ed egli ne mangiò.

Ora il colloquio volge alla fine: il serpente si sottrae provvisoriamente al lettore. Ora la donna è sola con suo marito, l’uomo tace d’avanti all’affermazione che una trasgressione del comandamento, lungi dal trascinarlo alla morte, lo porterebbe ad essere pari a Dio, egli permette che gli si enunci simile tesi. È ormai chiaro che per lui sarebbe meglio l’indipendenza, piuttosto che l’obbedienza a Dio.

La donna sta pensierosa d’avanti all’albero, ch’è “Appetibile da mangiarsi”:

Lo stimolo dei sensi; “Seducente per gli occhi”: l’attrazione più fine, quella estetica; “Desiderabile per acquistare conoscenza”: L’allettamento supremo e più insinuante: “La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita“. Poi il frutto viene staccato e mangiato concordemente da Adamo e da Eva. 7 Allora si apersero gli occhi di ambedue, e s’accorsero che erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture. Le parole del serpente si realizzano; davvero comincia per loro qualcosa di nuovo, ma essi non sono diventati come Dio.

Alla perdita dell’innocenza gli uomini reagiscono noncon un senso di spirituale colpa, ma avendo orrore della loro nudità. 8 E udirono la voce dell’Eterno Iddio, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino. L’azione di nascondersi si rivela peccato nell’incontro con Dio, il rumore dei passi di Dio basta per togliere all’uomo ogni velleità di titanismo. L’uomo non può restare nascosto a Dio.

Dio non scende dal cielo, vive ancora sulla terra secondo la relazione paradisiaca stabilita da Dio con l’uomo. La paura e la vergogna sono oggi le cicatrici incurabili della caduta dell’uomo. 9. E l’Eterno Iddio chiamò l‘uomo e gli disse: Dove sei ? E quegli rispose:
10 Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perché ero ignudo, e mi sono nascosto. 11. E Dio disse: « Chi t’ha mostrato ch’eri ignudo? Ai tu mangiato del frutto dell’albero del quale io t’avevo comandato di non mangiare? L’uomo viene a un confronto con la propria colpa ed ha l’audacia di stornarla da se cercando di gettarla verso Dio che gli ha dato una compagna: “La donna che mi hai messo a fianco” suona come accusa verso Dio.

12 L’uomo disse: La donna che hai messo qui con me mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato. L’uomo accusa la donna che Dio gli ha dato, il peccato pur commesso insieme, lungi dall’unire tra di loro gli uomini, li ha isolati. Neppure la donna vuole assumere la sua responsabilità davanti a Dio, « il serpente è il seduttore! » 13 E l’Eterno Iddio disse alla donna: « Perchè hai fatto questo? La donna rispose: « Il serpente mi ha sedotta ed io ne ho mangiato. Il serpente è maledetto da Dio, l’uomo e la donna in realtà non lo sono.

Allora, qual è il peccato di Adamo nel giardino dell’Eden?

 1) Non si deve separare il peccato di Adamo e di Eva perchè la coppia è indiscutibilmente solidale. Adamo ha partecipato (silenziosamente) alla discussione della moglie con il serpente, « prese del suo frutto, e lo mangiò e ne diede anche al marito, che era con lei, ed egli ne mangiò « . 2) L’uomo ha preferito rimanere in silenzio, perché gli fa comodo, davanti a l’affermazione che una trasgressione del comandamento di Dio non lo porterebbe a la morte, ma a essere uguale a Dio, è chiaro che per lui sarebbe meglio l’indipendenza, piuttosto che l’obbedienza a Dio. 3) Gli occhi dei nostri due proto genitori si aprono … …. e l’uomo e sua moglie si nascosero … …

La paura e la vergogna sono ormai le stigmate inguaribili della depravazione umana. 4) Adamo, invece di riconoscere il suo peccato, porta una grave accusa contro Dio stesso, così pure la donna, essa non riconosce la sua colpa davanti a Dio. 5) Adamo pecca lo stesso peccato della moglie, egli pecca di orgoglio nel voler essere uguale a Dio, pecca accusando Dio come responsabile del peccato che ha commesso. Nemmeno per un solo momento egli riconosce e confessa il suo peccato a Dio.

Quindi il suo peccato è non solo quello di aver mangiato un frutto proibito, ma quello di essersi messo in testa di non avere più bisogno di Dio perché lui stesso sarebbe come Dio.

PURTROPPO ANCORA OGGI E’ QUESTO IL GRAVE PECCATO

Spero che questo possa risponde alla tua domanda, che Dio ti benedica, Salvatore Comisi.

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